L’ecosistema delle evidenze e l’Evidence-Based Health Care

Proprio mentre il governo italiano è impegnato nella stesura di una legge di bilancio che istituisce una nuova agenzia statale dedicata alla ricerca con funzioni di coordinamento e indirizzo, nasce sullo scenario europeo un progetto a firma della Fondazione GIMBE, il Global OBservatory on Ecosystem of Evidence (GLOBEE), allo scopo di sostenere l’ecosistema delle evidenze scientifiche e “proteggere la medicina, e noi stessi, dalle balle mortali”. Questo osservatorio internazionale per il futuro della ricerca e della sanità “coinvolgerà tutte le organizzazioni impegnate nel migliorare i tre pilastri dell’ecosistema delle evidenze, con l’obiettivo di sistematizzare le regole internazionali, migliorare produzione, sintesi e trasferimento delle evidenze e, soprattutto, per monitorarne l’impatto”, come scrive su Medical Facts di Roberto Burioni Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE.

L’“ecosistema delle evidenze” è tema caro a Cartabellotta che ne proponeva l’approccio già da tempo. “Accanto alla inutile e costosa duplicazione di studi sia primari che secondari (revisioni sistematiche, linee guida)” dichiarava a novembre 2017 “persistono ampie zone grigie (assenza di evidenze) che impediscono di formulare raccomandazioni a favore o contro un intervento sanitario. Al tempo stesso, consistenti gap tra ricerca e pratica determinano esiti di salute sub-ottimali e sprechi da sovra- e sotto-utilizzo di farmaci, dispositivi, test diagnostici e altri interventi sanitari.”

Sul sito di Roberto Burioni Cartabellotta spiega ampiamente la teoria dell’ecosistema, i componenti che lo influenzano e le innumerevoli criticità. Variabili come gli esseri viventi che interagiscono, i fattori ambientali, la letteratura scientifica nel suo complesso con tutte le sue implicazioni, restituiscono un quadro di particolare complessità di cui tenere conto nell’analisi. A complicare ulteriormente il quadro, una preoccupante percentuale di studi e revisioni inutili (si stima che meno del 10% di tutte le pubblicazioni scientifiche, più di 2 milioni ogni anno, costituisca evidenze affidabili) si affianca ad ampie zone grigie orfane di evidenze, entro le quali quesiti di rilevante interesse rimangono senza risposta. Per finire, va sottolineato che esiste un gap nella fase di trasferimento delle informazioni supportate da evidenze scientifiche, sia alle decisioni professionali e di politica sanitaria, che alle scelte di cittadini e pazienti.

Con Evidence-Based Health Care, il principio su cui si fonda la teoria dell’ecosistema, si intende un sistema sanitario basato sulle prove di efficacia, sulla scia di quella che è stata definita Evidence-Based Medicine e che ormai da venticinque anni definisce la caratteristica fondante del metodo utilizzato dalla comunità scientifica per fare ricerca e scambiare conoscenza a livello internazionale, che punti a utilizzare al meglio le risorse scambiando continuamente informazioni e conoscenza.

Negli stessi anni la globalizzazione e la diffusione di internet hanno visto il rapido e preoccupante moltiplicarsi di rimedi privi della più banale certificazione non solo di efficacia, ma anche di sicurezza, stimolati dalla facilità con cui in rete è possibile rendersi anonimi e non rintracciabili oppure facilmente raggiungibili anche a migliaia di chilometri di distanza, quale che siano gli intenti e le modalità di vendita prescelte per sfruttare tutte le potenzialità dello strumento internet.

Risultano quindi particolarmente interessanti le iniziative volte a diffondere medicina basata sulle evidenze, con il duplice obiettivo di evitare il commercio di prodotti e terapie prive di attestazioni di efficacia e sicurezza e di promuovere la diffusione e lo scambio di conoscenze secondo protocolli validati a livello internazionale, allo scopo di ottimizzare le risorse.