Una nuova Agenzia Nazionale per la Ricerca suscita polemiche

di Luca Mario Nejrotti

L’Italia investe in ricerca l’1,2% del proprio prodotto interno lordo. Percentuale molto lontana dall’obiettivo europeo del 3%. Da molti anni si richiedono maggiori risorse e la semplificazione delle procedure di sostegno alla ricerca.

La situazione attuale.

Sono anni che il mondo della ricerca auspica maggiori risorse e soprattutto una semplificazione delle procedure di finanziamento.

L’idea di riformare il sistema di finanziamento della ricerca in Italia ha preso corpo con il Gruppo 2003, un raggruppamento dei più influenti scienziati italiani (vedi), per poi essere riproposto l’anno scorso, dal ministro Bussetti (vedi).

Allo stato attuale, il budget nazionale per la ricerca per il quinquennio 2015-2020 è stato di 2,5 miliardi di euro (vedi e vedi), ma l’ultimo bando è del 2017.

I ricercatori sperano sempre in una soluzione che, anche attraverso un’agenzia, potesse semplificare il finanziamento della ricerca.

L’ANR.

Il Governo ha deciso di inserire direttamente in manovra la nuova Agenzia Nazionale per la Ricerca.

Si prevede una prima spesa di 25 milioni di euro per l’anno 2020, poi 200 milioni di euro per l’anno 2021 e 300 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2022, da iscrivere su apposito fondo dello stato di previsione del Miur.

Si tratterebbe, quindi di diversi finanziamenti, non della riorganizzazione degli stanziamenti pregressi, che in ogni caso nel 2020 andranno a scadere e necessiteranno di una nuova pianificazione, il cui rapporto con i fondi per l’ANR non è chiaro: se il fondo esclusivo dell’ANR finisse per rimanere l’unico destinato a sostenere la ricerca, a questo punto assisteremmo a una riduzione media di finanziamenti annuali del 60% rispetto alla già depauperata situazione precedente.

Il ruolo dell’ANR sarebbe, recita il testo di legge in visione alle Camere, “potenziare le attività di ricerca svolte da università, enti e istituti di ricerca pubblici e privati […] Incrementando la sinergia, la cooperazione e l’integrazione tra di essi e con le istituzioni e il sistema economico e produttivo, in relazione agli indirizzi e agli obiettivi strategici nazionali della ricerca e dell’innovazione”.

Per quanto riguarda la governance, la nuova Agenzia per la ricerca sarà sottoposta alla duplice vigilanza del Miur e di Palazzo Chigi, e dovrà:

  1. a) assicurare l’attuazione delle linee generali di sviluppo della ricerca nazionale definite nel Programma Nazionale per la Ricerca (Pnr);
  2. b) selezionare specifici progetti che contribuiscano all’incremento dell’efficienza e dell’efficacia del sistema nazionale della ricerca e dell’innovazione, privilegiando progetti aggregati rispetto ad aree di intervento innovative e strategiche, in coerenza con i principali orientamenti europei ed internazionali, con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo sostenibile ed inclusivo del Paese;
  3. c) valutare l’impatto in itinere ed ex post dei risultati del Pnr, ai fini dell’adattamento dello stesso alle esigenze di un contesto in rapida evoluzione e del miglioramento continuo del sistema nazionale della ricerca, specie al fine di incrementare l’economicità, l’efficacia e l’efficienza del finanziamento pubblico nel settore.

I dettagli saranno sanciti da un successivo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, atteso entro fine marzo (vedi).

Occasioni mancate.

Anche se è promettente che il Governo torni ad occuparsi di ricerca, i ricercatori sono preoccupati che, come già per la riforma dei Beni Culturali, la progettazione delle soluzioni venga fatta senza un ampio e condiviso confronto con tutte le parti in causa, addirittura demandando al Presidente del Consiglio la disciplina delle forme di assunzione dei membri direttivi della struttura.

Si nota, quindi, che si aggiunge al panorama già complicato di Enti e strutture, una nuova organizzazione con un proprio budget, la cui interazione con gli altri meccanismi italiani di finanziamento della ricerca non è chiaro.

I ricercatori contestano anche la governance del nuovo istituto: le nomine sembrano dover essere in maggioranza di fonte politica: il direttore è scelto dal Presidente del Consiglio, mentre gli otto membri del Consiglio Direttivo sono scelti dal ministro dell’istruzione, università e ricerca (2), dal ministro dello sviluppo economico (2), dal ministro della salute (1), dal ministro per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione (1), dalla Conferenza dei rettori delle università italiane (1), dal Consiglio universitario nazionale (1), dalla Consulta dei presidenti degli enti pubblici di ricerca (1). I candidati saranno “persone di elevata qualificazione scientifica, con una profonda conoscenza del sistema della ricerca in Italia e all’estero e con pluriennale esperienza in enti o organismi, pubblici o privati, operanti nel settore della ricerca e costituisce requisito preferenziale l’avere esperienza nella gestione di progetti complessi o di infrastrutture strategiche di ricerca” (vedi).

In paesi come Francia e Gran Bretagna, in cui il direttivo è di nomina politica, è affiancato da un comitato scientifico indipendente. Altrove è la comunità dei ricercatori che propone le rose di nomi tra i quali poi la politica sceglie (vedi).

Mal di pancia interni.

La nuova Agenzia sembra non piacere nemmeno al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Fioramonti, apparentemente non coinvolto nella progettazione della stessa (vedi).

Ma non basta: c’è un problema anche con l’articolo 29 del Bilancio che in un complicato gioco di rimandi legislativi finirebbe – scrive il ministro – per «sbarrare le prospettive degli enti di ricerca e dei ricercatori», impedendo le assunzioni. Infine, il testo licenziato dal ministro Gualtieri cancella le semplificazioni per gli acquisti che Fioramonti aveva introdotto per scuole e Università. Anche questo all’insaputa del ministro.

Si preannuncia quindi acceso il dibattito in Parlamento e si spera che sia questa l’occasione per consultare anche i professionisti della ricerca, che con ogni probabilità dovrebbero avere un polso più attuale della situazione italiana.

Fonti.

https://www.nature.com/articles/d41586-019-03561-w

https://www.miur.gov.it/programma-nazionale-della-ricerca

https://scuola24.ilsole24ore.com/art/universita-e-ricerca/2019-10-31/in-manovra-prima-pietra-l-agenzia-nazionale-ricerca-162448.php?uuid=ACeEhsv&refresh_ce=1

https://www.scienzainrete.it/articolo/agenzia-nazionale-ricerca-cosa-c%C3%A8-cosa-manca/luca-carra/2019-11-03

https://www.wired.it/attualita/politica/2019/10/18/ruolo-agenzia-nazionale-ricerca/?refresh_ce=

https://www.gruppo2003.org/

https://ilbolive.unipd.it/it/agenzia-nazionale-ricerca