Probiotici: a favore della (nostra) vita

di Patrizia Biancucci

Il termine “probiotico” deriva dall’unione della preposizione latina “pro” (a favore di) e dal sostantivo greco “βιος” (vita). Contemplati nelle Linee Guida ministeriali, i probiotici sono definiti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità “organismi vivi che, somministrati in quantità adeguata, apportano un beneficio alla salute dell’ospite”, con effetti benefici all’organismo attraverso la stabilizzazione della flora microbica e la modulazione del sistema immunitario dell’ospite.

Streptococco

Lattobacilli, Streptococchi o Bifidobatteri sono tra i batteri acidogeni in grado di esercitare uno o più di questi effetti, ma la specie più descritta nel contesto della malattia parodontale cronica è il Lactobacillus Reuteri, un batterio gram positivo che colonizza naturalmente il tratto gastro-intestinale di uomini e animali.

Lactobacillus Reuteri

Recenti studi hanno messo in luce l’utilità che i probiotici potrebbero avere per la prevenzione o il trattamento di alcune patologie del cavo orale come carie, gengivite e parodontite, associate ad una variazione della composizione della flora microbica e all’attività delle specie batteriche oltre che alla reazione dell’ospite, ampiamente dimostrate in vitro. L’obiettivo principale dell’utilizzo dei probiotici nella prevenzione della carie è quello di modificare la flora microbica sostituendo i batteri cariogeni, principalmente Streptoccocco Mutans, con batteri non cariogeni.

Dal punto di vista clinico il principale parametro utilizzato per dimostrare i benefici del trattamento con probiotici è la variazione del numero dei batteri. Solo pochi studi hanno utilizzato indicatori specifici per le singole patologie (incremento o diminuzione delle lesioni cariose per la carie e variazione della profondità di sondaggio o della perdita di attacco clinico per la malattia parodontale) per comprovare l’efficacia dei probiotici.

La revisione sistematica della letteratura e meta-analisi di Martin-Cabezas e colleghi (Martin-Cabezas R, Davideau JL, Tenenbaum H, Huck O. Clinical efficacy of probiotics as an adjunctive therapy to non-surgical periodontal treatment of chronic periodontitis: a systematic review and meta-analysis. J Clin Periodontol 2016 Jun;43(6):520-30) ha valutato l’efficacia clinica dei probiotici in aggiunta alla terapia parodontale non chirurgica nel trattamento della parodontite cronica, confrontando l’utilizzo dei probiotici insieme alla terapia parodontale convenzionale con scaling e root planing, rispetto alla sola terapia parodontale o in combinazione all’utilizzo di un placebo. I parametri presi in considerazione sono stati la profondità di sondaggio e il livello di attacco clinico. Gli studi inclusi in questa ricerca dimostrano che vi è un significativo guadagno di attacco clinico e una riduzione dell’indice di sanguinamento nelle terapie associate all’utilizzo di probiotici. È stato inoltre dimostrato un recupero della profondità di sondaggio in tasche moderate o profonde. Nonostante i limiti posti dalla eterogeneità dei dati raccolti, la ricerca dimostra che l’utilizzo di Lactobacillus Reuteri abbinato alla terapia parodontale non chirurgica nel trattamento della parodontite cronica è efficace, soprattutto per il trattamento di tasche profonde.

Va ricordato che i batteri probiotici non sono in grado di colonizzare il cavo orale in modo permanente pertanto è necessaria una assunzione regolare quotidiana, aspetto influente da considerare per quanto riguarda la collaborazione da parte del paziente.

Un’altra revisione sistematica della letteratura e meta-analisi di Gruner e colleghi (Gruner D, Paris S, Schwendicke F. Probiotics for managing caries and periodontitis: systematic review and meta-analysis. J Dent 2016 May;48:16-25) ha valutato l’efficacia dei probiotici nella gestione della malattia parodontale e della carie. Sulla base di tale studio attualmente ci sono prove insufficienti per sostenere che l’uso dei probiotici sia indicato nella gestione, intesa come trattamento e prevenzione, della malattia parodontale e della carie. Tuttavia, poiché non sono stati riportati eventi avversi gravi associati all’utilizzo dei probiotici, non ci sono controindicazioni all’esecuzione di tale trattamento.

Per quanto riguarda la parodontite è stata dimostrata un’influenza statisticamente significativa dei probiotici sulla variazione della profondità di sondaggio. Allo stesso modo anche gli indicatori di infiammazione gengivale hanno risentito positivamente della terapia con probiotico, tanto da suggerire l’esecuzione di ulteriori studi in questa direzione. Per la carie l’evidenza clinica suggerisce che vi sono dei benefici associati alla terapia con probiotici sebbene essi non siano stati considerati significativamente validi. L’evidenza risultante dalla ricerca non fornisce dati sufficienti né dal punto di vista qualitativo né quantitativo per redigere raccomandazioni in merito.

Nella pratica clinica i Probiotici con Lactobacillus Reuteri si possono consigliare, oltre che come complemento dell’igiene orale quotidiana, in casi particolari come in presenza di gengivite o gengive sensibili, in persone a maggior rischio di problemi parodontali (donne in gravidanza, osteoporosi, diabete, trattamenti ortodontici, tabagismo, anziani). Indicati anche nei casi di assunzione di alcuni farmaci quali contraccettivi orali, antistaminici, antidepressivi, antitumorali, steroidi e farmaci che provocano “secchezza delle fauci”.