Cancro: la forza delle parole

 di Mario Nejrotti

Di che cosa parliamo

Il cancro, come ogni altra patologia umana cronica o acuta, si può definire come un fenomeno biologico patologico, a causa endogena od esogena, che provoca nell’organismo una deviazione dai meccanismi tessutali e cellulari normali.

Tale anomalia, per essere contrastata efficacemente, prevede una diagnosi, quanto più precoce possibile, una cura specifica per natura e livello di evoluzione della malattia, un controllo, per un tempo più o meno lungo, utile a stabilire l’andamento della malattia e gli eventuali interventi necessari dal punto di vista diagnostico e terapeutico.

Il PDTC (progetto diagnostico, terapeutico e di controllo) deve tener conto in ogni momento, in accordo con il malato, della migliore qualità di vita possibile, in rapporto all’andamento della malattia, alle necessità terapeutiche, alle scelte personali e ai desideri del paziente.

La difficoltà di comunicare 

L’informazione e la comunicazione al malato da parte dei sanitari hanno un’importanza indiscussa nel decorso e nel vissuto della malattia neoplastica.

Il modo di parlare al malato, però, necessita di una profonda riflessione e di un cambiamento: eccesiva prudenza, visione pessimistica, possono, con le migliori intenzioni, provocare danni considerevoli.

Diverse iniziative in questo senso hanno preso corpo e si stanno sviluppando in ambito sanitario, però, una revisione del linguaggio, pur non potendo  prescindere dal lavoro di sanitari ed esperti,  ha bisogno della collaborazione di tutti per modificare una cultura negativa radicata nella società a tutti i livelli.

Il cancro nel linguaggio della comunicazione di massa

La responsabilità dei mezzi di comunicazione di massa nell’influenzare la cultura è evidente.

Per questo giornalisti, comunicatori, pubblicitari e scrittori possono avere un ruolo fondamentale insieme ai sanitari per condurre in una giusta ed equilibrata direzione la cultura dei cittadini nei confronti della malattia neoplastica.

Web, televisione, giornali, riviste, libri possono rendere un grande servizio ai cittadini, infondendo fondata speranza e ottimismo per le possibilità di cronicizzazione e di guarigione di questa malattia, che oggi sono sempre più frequenti.

E quindi come comunicare il fenomeno cancro? Come chiamarlo, come descrivere al pubblico le fasi della diagnosi , della terapia e del follow up? Come presentare la serietà di un evento e nel contempo la speranza di poterlo curare per controllarlo o addirittura guarirlo?

Curare la paura, l’ansia anticipatoria, la depressione

In un’epoca di screening e di diagnosi sempre più precoci, di terapie personalizzate e mirate, anche in caso di malattia avanzata, con che linguaggio ridurre, se non eliminare la paura, la depressione e l’ansia di anticipazione, elementi sicuramente negativi sulla qualità di vita dei pazienti, se non sulla malattia stessa?

Questo lavoro non è appannaggio di una categoria di super specialisti, ma riguarda tutti: dai sanitari, ai comunicatori, ai cittadini, perché tutti siamo pervasi da una cultura negativa della neoplasia, che ne fa un male incurabile, un nemico oscuro e imbattibile, una punizione per le scelte errate degli uomini.

Tutti siamo alla stesso tempo fautori e vittime di questo fenomeno culturale negativo e pessimistico.

Vi sono altri accidenti patologici, anche più diffusi, altrettanto rischiosi e accompagnati da interventi terapeutici, non sempre scevri da pesanti effetti collaterali e avversi, prolungati anche per l’intera vita dei pazienti: ipertensione, scompenso cardiaco, diabete, broncopneumopatie croniche, insufficienza renale ed epatica, malattie osteo artro degenerative, AIDS, patologie neurodegenerative, insufficienze vascolari ostruttive e altre.

Cambiare il racconto della malattia al passo con la scienza

Tutte queste patologie, però, sono favorite rispetto alla malattia neoplastica nella loro percezione da una cultura aperta all’azione terapeutica positiva e alla speranza, almeno di una cronicizzazione, con un’aspettativa di un’alta qualità di vita.

Occorre quindi cambiare il racconto anche della malattia neoplastica, alla luce dei risultati scientifici raggiunti negli ultimi anni; formulare un linguaggio adeguato per  ridurre il peso della cultura tradizionale, dei preconcetti, delle immagini, delle metafore false, fuorvianti e paurose, che fanno gravare sui malati e sulle loro famiglie il peso di uno stigma tragico, che può favorire un decorso negativo della malattia.

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