marijuana

L’uso di marijuana da parte dei genitori può essere collegato all’uso di marijuana, tabacco e all’abuso di oppiacei nella prole

di Luca Mario Nejrotti

Con l’aumentare del consumo di marijuana, si rendono necessari nuovi studi sugli effetti non solo sui diretti utilizzatori, ma anche su chi gli sta intorno.

Di padre (e madre) in figlio.

L’uso di marijuana da parte dei genitori è associato all’uso di marijuana, tabacco e alcol e all’uso improprio di oppioidi da parte dei discendenti adolescenti e giovani adulti che vivono nella stessa famiglia?

Uno studio a campionamento trasversale tenta di dare una risposta a questi interrogativi: in 24900 coppie genitore-progenie, l’uso di marijuana da parte dei genitori è stato associato ad un aumentato rischio di consumo di marijuana e tabacco e abuso di oppiacei da parte di discendenti adolescenti e giovani adulti e dell’uso di alcol da parte di adolescenti.

Un panorama in evoluzione.

Con i cambiamenti della legislazione a proposito del consumo di marijuana negli Stati Uniti si è registrato un aumento complessivo del consumo di marijuana e dei prodotti derivati da 25,8 milioni di persone (11,0%) nel 2002 a 43,5 milioni (15,9%) nel 2018 tra ragazzi di età pari o superiore a 12 anni, con notevoli aumenti anche nei giovani adulti, complici anche le strategie di marketing delle imprese legali coinvolte nella produzione e nella commercializzazione.

Parallelamente aumentano gli studi, in particolare sugli effetti del consumo precoce, associato a tassi più elevati di dipendenza: danni cognitivi, sintomi preclinici o clinici di psicosi, schizofrenia, depressione, suicidalità, e rendimento scolastico e status occupazionale ridotti (vedi).

L’influenza dei coetanei, la genetica, l’ambiente familiare, le interazioni familiari e la loro qualità sono tra i fattori di rischio, ma possono anche costituire elementi modulatori protettivi dell’uso di sostanze da parte dei bambini.

Non solo marijuana.

Con il picco dell’uso di marijuana che si verifica tra gli adulti, l’uso da  parte dei genitori comporta presumibilmente un rischio ambientale diretto a rendere normale l’uso di marijuana e consentire l’accesso ad essa per la loro prole. Il consumo di marijuana da parte degli adolescenti è più elevato tra quelli con genitori e coetanei che usano marijuana, rispetto alle controparti che non ne fanno uso, mentre l’influenza dei coetanei può essere neutralizzata dai genitori che non ne fanno uso.

In generale, vivere con un genitore che usa sostanze come tabacco, marijuana, alcool e oppiacei è un fattore di rischio per i giovani discendenti.

Tuttavia, pochi studi hanno esaminato direttamente se l’uso di marijuana da parte dei genitori aumenti il rischio di abuso di oppiacei tra adolescenti e giovani adulti che vivono nella stessa famiglia, un fattore critico a fronte dell’attuale crisi degli oppiacei negli USA.

Soprattutto, nessuno degli studi epidemiologici esistenti aveva esaminato simultaneamente le associazioni tra l’uso di marijuana dei genitori a livelli di frequenza dettagliati e l’uso di marijuana, tabacco, alcol e l’abuso di oppiacei da parte di adolescenti e giovani adulti.

Educazione e prevenzione.

È anche vero che un numero sempre crescente di adolescenti negli Stati Uniti non fa alcun uso di sostanze come tabacco, marijuana, alcool e oppiacei, probabilmente grazie alle numerose campagne di sensibilizzazione in atto dagli anni ’80 del XX secolo (vedi).

Nell’ambito del trattamento delle dipendenze, i risultati dello studio dovrebbero incoraggiare i professionisti a coinvolgere le famiglie nel processo di trattamento della dipendenza per fermare il ciclo dei disturbi da abuso di sostanze all’interno delle famiglie, riconoscendo l’importante associazione tra genitore e figlio nell’uso di sostanze.

Queste informazioni potrebbero anche servire a motivare i genitori ad avviare e mantenere il trattamento per i disturbi da abuso di sostanze, per la salvaguardia dei figli.

Fonti.

https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/fullarticle/2755867

https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/fullarticle/2755860