Cambiamenti climatici

Donne e cambiamenti climatici

di Luca Mario Nejrotti

Tra i molti studi sui cambiamenti climatici c’è un filone dedicato alle capacità di adattamento degli esseri umani alle drastiche variazioni ambientali che essi comportano.

Dalla parte delle donne.

Vi è una crescente preoccupazione per un adattamento sostenibile ed equo in quei luoghi del pianeta dove i cambiamenti climatici fanno sentire maggiormente la propria influenza. Si tratta di luoghi in cui si concentrano alta variabilità climatica, vulnerabilità della società e impatti negativi sui sistemi di sostentamento. L’enfasi sul genere all’interno di questi dibattiti evidenzia come contesti demografici, socioeconomici e agroecologici possano diversamente reagire alle esperienze e agli esiti del cambiamento climatico.

Attingendo ai dati di 25 casi osservati in ​​tre luoghi cruciali in Africa e in Asia, valutati mediante analisi comparative qualitative, uno studio pubblicato su Nature Climate Change (vedi) mostra il ruolo delle donne nelle risposte di adattamento. I risultati degli studi mostrano che lo stress ambientale è un fattore chiave che corrisponde a una riduzione delle possibilità di agire o di partecipare alle decisioni da parte delle donne anche quando ufficialmente le strutture domestiche e le norme sociali siano di supporto o siano disponibili diritti legali.

Questi risultati hanno implicazioni oggettive da tenere presenti per l’effettiva attuazione di accordi multilaterali come la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, o il Quadro di Riferimento di Sendai sulla riduzione dei rischi di disastri (vedi) e gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030.

La prospettiva femminile.

Gli autori dello studio hanno riscontrato che a meno che non sussistano aiuti sociali come l’assistenza all’infanzia, i servizi sanitari o le condizioni salariali minime, è molto difficile per le donne adottare effettivamente soluzioni per fronteggiare il cambiamento climatico.

Ciò è dovuto agli svantaggi sproporzionati che in genere le donne già affrontano: la divisione del lavoro di genere, un accesso limitato alla terra, un accesso limitato al credito, l’onere riproduttivo, la cura dei bambini; oltre agli oneri aggiuntivi che lo stress ambientale può comportare, in particolare nelle società che si affidano principalmente all’agricoltura.

Non solo genere.

In molte culture, però, le disparità di genere si intrecciano con quelle sociali, differenziando, tra le donne, quelle che possono avere accesso a servizi di supporto da quelle che ne sono escluse.

La disuguaglianza di genere non può quindi essere disgiunta da quella sociale: in pratica le fasce più deboli della popolazione saranno sempre quelle che soffriranno di più per i cambiamenti climatici.

L’importanza dello studio non è tanto per il suo focalizzarsi sulle disparità di genere, quanto, piuttosto nel fatto che inserisce i cambiamenti climatici nel novero dei problemi non esclusivamente ambientali o economici, ma squisitamente sociali:

“Penso che le dimensioni sociali dei cambiamenti climatici non siano state adeguatamente discusse”, leggiamo in un articolo di commento allo studio (vedi).

Lo stress climatico potrà esacerbare le problematiche sociali già presenti, portandole alla crisi, non soltanto nei luoghi più critici del mondo, ma ovunque vi siano disparità sociali e di genere, quindi anche tra le fasce di popolazione più sensibili dei paesi cosiddetti sviluppati.

Fonti.

https://www.nature.com/articles/s41558-019-0638-y

http://www.protezionecivile.gov.it/media-comunicazione/dossier/dettaglio/-/asset_publisher/default/content/una-strategia-comune-per-la-riduzione-del-rischio-disastri

https://www.abc.net.au/news/science/2019-11-26/climate-change-worse-women/11735842