Luci e ombre sulla salute nei Rapporti OASI e CENSIS

di Mario Nejrotti

La salute del sistema sanitario nazionale

Si riduce il problema del deficit nel Sistema Sanitario Nazionale. Nel 2018 ha speso119, 1 miliardi di euro con un disavanzo di  149 milioni. Resta alto il rischio che, con gli attuali finanziamenti l’SSN non riesca a tollerare l’incremento della domanda e abbia quindi la necessità di ridefinire la sua missione universalistica.

Il rapporto dell’Osservatorio delle Aziende sul Sistema sanitario Italiano (OASI) 2019, presentato recentemente  per il  Cergas SDA Bocconi da studiosi coordinati da Francesco Longo e Alberto Ricci rileva che”l’espansione e diversificazione della sanità si scontrano con la contrazione delle fonti di finanziamento, che produce un tasso di copertura del Ssn sulla spesa sanitaria che è già oggi del 74% e probabilmente è destinato a diminuire”.

Chi paga le prestazioni sanitarie degli Italiani

Continua a diminuire, infatti, la spesa pubblica pro capite: 1.900 euro, circa l’80% di quella del sistema sanitario del Regno Unito, il 66% della Francia e solo il 55% della Germania.

Inoltre, come riportato dall’annuale Rapporto Censis nel 2018, ben oltre la metà degli italiani (il 62%) che ha ricevuto una prestazione nel servizio pubblico, ne ha richiesta una alla sanità a pagamento. Non solo i ricchi però, visto che ben oltre la metà delle persone a reddito basso (56,7%) sono clienti del privato, contro un 68,9% di  coloro che dichiarano un reddito superiore a 50.000 € all’anno.

Il rapporto OASI fa, ancora, rimarcare come, in un Paese con una delle più alte aspettative di vita al mondo (83 anni alla nascita) e con uno dei più bassi indici di natalità (1,32 figli, per coppia), e con una verosimile tendenza a raggiungere nel 2040 un rapporto di 1 a 2 tra pensionati e soggetti in età produttiva, il SSN non sembra capace di rispondere ai bisogni dei cittadini.

La cultura del benessere e determinanti sociali

Tanto più che, sottolinea a distanza il CENSIS, ci troviamo di fronte a un radicale cambiamento culturale nei confronti del concetto di benessere. Infatti ormai per il 43% dei cittadini italiani sembra che il vecchio detto popolare :”Finché c’è la salute…” non sia più sufficiente, ma per i cittadini lo star bene necessita anche di benessere psicologico, tranquillità finanziaria e di uno stato di relativa felicità. L’incremento di questa cultura è impressionante. Dieci anni fa era solo il 17,4% della popolazione che formulava questo giudizio.

A fronte di questi bisogni e di queste aspettative sulla salute e sul benessere, con le conseguenti difficoltà a soddisfarle, ci troviamo di fronte, continua il rapporto CENSIS, a uno stato di diffusa incertezza sociale, che si riverbera su quella psichica e di conseguenza sull’equilibrio fisico.

L’ansia, lo stress sono in aumento e lo rileva il consumo di ansiolitici e sedativi che è aumentato del 23%, portando gli utilizzatori globali a 4, 4 milioni di persone.

Il quadro occupazionale costituisce un elemento rilevante di questa insicurezza. Non inganni il tanto sottolineato aumento delle unità lavorative dell’1,4% rispetto al 2007. Esso corrisponde, dai dati del rapporto Censis, ad una riduzione di 867.000 occupati a tempo pieno e un aumento di 1,2 milioni di quelli a tempo parziale.

Inoltre, continua ad aumentare il lavoro part time, sempre nel periodo 2007- 2018 ( 38%). Oggi un lavoratore ogni cinque ha un impiego a metà tempo. Insomma, se si guarda il dato complessivo delle ore lavorate, oggi sono 2,3 miliardi in meno rispetto al 2007 e parallelamente le unità di lavoro equivalenti sono 959.000 in meno.

Chi curerà gli italiani, la sanità o la buona politica?

Questo non è un quadro sociale che possa salvaguardare la salute della popolazione.

E  non riuscirà certamente a fronteggiare l’impatto negativo di questa drammatica situazione l’incremento registrato dal rapporto OASI, tra il 2000 e il 2018, del 18% degli occupati in sanità, per altro assorbito in modo prevalente dal settore privato. Anche se, aggiungono gli studiosi del Cergas: “Una buona notizia dell’ultimo anno è che, per la prima volta dal 2009, è tornato a crescere (di 384 unità) il numero di medici del Ssn.”

In una realtà che, stando ai due Rapporti, appare preoccupante sotto molti aspetti, sanitario, della salute in generale, sociale e politico, dà un poco di speranza il dato, dal vago sapore natalizio, rilevato dal Censis, che ha ancora chance di raccogliere il giusto consenso popolarequell politico che pensa al futuro e alle giovani generazioni (per il 47% degli italiani), piuttosto che esclusivamente al consenso elettorale (solo per il 3%).

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