Sotto la lente di Nature i farmaci innovativi per trattare le malattie genetiche

di Maria Rosa De Marchi

Per moltissimo tempo in medicina è stato impossibile intervenire sul codice genetico responsabile di una patologia. Nell’era dei farmaci a base di DNA, il paradigma sta cambiando, anche se molto lentamente.

Nature si è recentemente occupato, con una serie di articoli, di esaminare lo stato dei lavori e i progressi fatti finora sul trattamento delle malattie genetiche con farmaci di nuovissima generazione.

I bias (o condizionamenti) della ricerca genetica

I condizionamenti sono uno dei potenziali elementi di disturbo con cui ricercatori e studiosi devono fare i conti tutti i giorni. Il settore della genetica non è da meno: nel 2009, risultava che il 96% dei dati genomici allora disponibili (1,7 milioni di campioni individuali) provenivano da individui di discendenza europea. I campioni quindi mancavano di diversità: negli anni successivi le cose non sono migliorate di molto, dal momento che da un confronto effettuato nuovamente 4 anni fa il DNA europeo risultava ancora over-rappresentato nel database.

Questo bias, se non corretto, potrebbe avere ricadute anche sullo sviluppo dei farmaci: dal DNA si ottengono sempre più risposte sulle domande che coinvolgono i meccanismi genetici alla base di diverse malattie.  Questo influenza anche i metodi di diagnosi e il modo con cui l’organismo risponde ai farmaci. Ad esempio, le persone di discendenza afro-americana e latino-americana hanno il più alto tasso di asma negli Stati Uniti, ma studi che riguardano i principi attivi comunemente utilizzati negli inalatori hanno mostrato che sono meno efficaci rispetto al trattamento di persone con discendenza europea. 

14 modi diversi per manipolare il DNA (e trattare il cancro)

Per molto tempo la medicina si è occupata di curare i sintomi, mentre adesso è possibile intervenire direttamente sulla causa: che siano parti di codice genetico assenti, mentre dovrebbero essere presenti per garantire la giusta fisiologia, o che siano geni che per diversi motivi hanno perso la loro naturale capacità di autoregolarsi. Ad oggi è possibile curare vari tipi di cancro manipolando il DNA in 14 modi diversi, dal momento che questo è il numero totale di farmaci approvati nel mondo da diversi organi di controllo nazionali.

Le terapie geniche approvate sono di due tipi: con l’inserzione genica si utilizza un virus innocuo per trasportare un gene dentro le cellule e inserirlo dentro la catena di DNA, cancellando gli effetti di una mutazione dannosa in un altro gene. Con l’interferenza genica invece si utilizza un filamento sintetico di DNA o RNA che, introdotto nelle cellule del paziente, è in grado di attaccare un gene specifico o il suo RNA messaggero, inattivandolo e terminando il suo effetto dannoso.

Screening genetici prenatali

Le nuove tecnologie di analisi del DNA sono anche utilizzate, sempre di più, per effettuare diagnosi prenatali. Ad oggi molte aziende private offrono pannelli di screening genetico. I test ematici al momento utilizzati sono in grado di individuare potenzialmente 33 patologie genetiche del nascituro. Utilizzando il Sema4’s Natalis , uno dei test attualmente disponibili in commercio che analizza il DNA, il numero si alza a 193. Un nuovo progetto, chiamato BabySeq, è invece in grado di identificare fino a 1514 geni, ciascuno responsabile di una specifica patologia per il futuro nato. 

Nature, su questo punto, solleva una serie di dubbi sull’utilità globale di queste procedure, basandosi sui dati a disposizione. Le tecnologie impiegate sono effettivamente informative per i genitori e sono in grado di escludere, con una buona precisione e con l’assenza di falsi positivi o negativi, la presenza di importanti patologie genetiche? Quali sono le conseguenze a livello psicologico e di gestione dell’ansia per i futuri genitori?

Il caso dell’anemia drepanocitica

L’anemia drepanocitica è una patologia genetica che affligge nel mondo 20 milioni di persone, che vivono soprattutto in regioni tropicali e nell’Africa sub-Sahariana, ma anche in altre zone del mondo. La malattia causa molto dolore e può sfociare in infarto e disfunzione di organi. In India e regioni dell’Africa sub-Sahariana un bambino su due con questa diagnosi muore entro il quinto anno di vita.

Nel 2017, la Food and Drug Administration (FDA) ha approvato per gli Stati Uniti un trattamento a base dell’amminoacido glutammina che costa 13.000 dollari/anno. Trattamento che molti americani stessi non sono in grado di permettersi, rimanendo così esclusi dalle cure. Si prevede che la prima terapia genica per l’anemia drepanocitica, che consiste in una procedura elaborata (simile a un trapianto di cellule staminali), potrà raggiungere costi di 1 milione di dollari per paziente.

Il divario economico è quindi evidente, tra i trattamenti e i pazienti: a cercare di avvicinarli molte iniziative che coinvolgono fondazioni private, governi nazionali e aziende farmaceutiche, ma molti ancora sono i passi per arrivare a una soluzione concreta per garantire a tutti i pazienti l’accesso alle cure.