Continuare a prendersi cura della relazione medico-paziente

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Perché la relazione tra medico e paziente continui ad avere un’importanza centrale nella pratica clinica, è fondamentale permettere ai medici di poter trascorrere insieme ai pazienti il tempo extra di cui questi hanno bisogno, oltre che coordinare meglio gli specialisti nel fornire le cure. Questa l’opinione di John Noseworthy, neurologo di fama mondiale specializzato in sclerosi multipla, che è stato al vertice della Mayo Clinic dal 2009 al 2018. Le riflessioni del medico statunitense sono state recentemente pubblicate in una shattuck lecture sul New England Journal of Medicine, in cui vengono espresse le sue considerazioni in merito alla relazione tra medico e paziente nel ventunesimo secolo (1).

L’autore osserva che “i medici di oggi, negli Stati Uniti, vivono continuamente il conflitto fra le due facce della pratica clinica: da una parte la medicina intesa come professione umanitaria e dall’altra un’assistenza sanitaria più simile a un’azienda dai ritmi competitivi”. La relazione tra medico e paziente, spiega Noseworthy, ha rappresentato un elemento costante attraverso il corso dei secoli e le diverse culture, quindi non può non rimanere centrale anche nell’epoca in cui la medicina cambia molto rapidamente. Per garantire che questo rapporto rimanga solido, il neurologo propone di sostenere due principi su tutto. Per prima cosa, risulta cruciale permettere al medico di passare più tempo con i pazienti in particolare con i pazienti che più ne hanno bisogno, per esempio chi ha ricevuto una diagnosi incerta, la persona i cui piani terapeutici sono falliti o in fase terminale della vita. In secondo luogo, è necessario favorire un coordinamento medico per il paziente complesso con multipatologia, nell’ottica di garantire un’adeguata comunicazione tra i diversi specialisti che lo hanno in cura, per coordinarsi nella definizione e aggiornamento del piano terapeutico e per aiutare il paziente a prendere delle decisioni nel suo percorso di cura. “È solo lavorando insieme, decisori sanitari e medici, che si può agire al fine di portare questi elementi nella pratica clinica quotidiana”, spiega l’autore.

I medici di oggi, negli Stati Uniti, vivono continuamente il conflitto fra le due facce della pratica clinica: da una parte la medicina intesa come professione umanitaria e dall’altra un’assistenza sanitaria più simile a un’azienda dai ritmi competitivi. – John Noseworthy

L’ex direttore della Mayo Clinic riflette sul tema dalla prospettiva statunitense, dove “l’assistenza sanitaria è considerata una delle principali problematiche nazionali”. Infatti, nonostante le strutture americane siano famose in tutto il mondo per la loro eccellenza clinica e avanguardia nella ricerca scientifica, il sistema sanitario è fortemente compromesso dall’aumento dei costi, esso infatti fatica a fornire un accesso alle cure che sia ragionevole e conveniente per i cittadini. Gli statunitensi sono già alle prese con vasti problemi sociali, continua Noseworthy, come per esempio l’elevato e inaccettabile tasso di mortalità materna o le disparità nell’accesso a servizi essenziali quali l’educazione nella prima infanzia. Quando notano che la loro salute è compromessa si rivolgono spesso a fonti non sempre attendibili, quali il web, i social media, i farmacisti, finendo “alla deriva, in un sistema di assistenza sanitaria frammentato, dove non riescono a trascorrere tempo insieme ai clinici che li prendono in cura, soffrono della mancanza di un singolo professionista di fiducia che possa aiutarli nel riunire i molti dati raccolti dai vari specialisti in modo da dare una risposta unificata alle loro esigenze”. Nel proseguire le riflessioni in merito all’equilibrio tra “umanità e business”, l’autore sostiene che sia “necessario occuparsi degli aspetti economici e finanziari dell’assistenza sanitaria, questa attenzione però troppo spesso mette in ombra il lato umano della medicina”.

A tal proposito occorre ricordare un attributo chiave del medico, ovvero l’impegno nel prendersi cura degli altri, definito da Noseworthy come “il desiderio di ridurre la sofferenza e fare una differenza significativa nella vita dei pazienti, spesso in un momento di grande bisogno”. Impressione comune tra i medici però è che i loro sforzi non siano adeguatamente riconosciuti dalla società, sforzi atti a mantenere un elevato livello di fiducia con il paziente e nel fornire servizi. Il clinico, secondo l’opinione di Noseworthy, teme che l’attenzione ai costi da parte dei decisori li abbia ridotti “a ingranaggi nella macchina del sistema sanitario” con obblighi quotidiani distanti dalla cura del paziente. “Credo che la relazione paziente-medico rimarrà fondamentale per il futuro dell’assistenza sanitaria e che pertanto dobbiamo investire di nuovo in essa. La guarigione inizia quando i pazienti e i loro medici creano un rapporto di fiducia – un processo che spesso richiede tempo, specialmente quando la salute e il futuro del paziente sono in pericolo. Non esiste un’app per questo. La professione medica dovrà essere creativa nel trovare modi per meglio ‘servire’ i nostri pazienti”, propone Noseworthy ricordando i due principi fondamentali sui cui si fonda la Mayo Clinic: “il miglior interesse del paziente è l’unico interesse da prendere in considerazione e, affinché i malati possano avere il vantaggio di far progredire la conoscenza, è necessaria l’unione delle forze”. Questi due valori hanno guidato la Mayo Clinic sin dal suo inizio, spiega, sostenendo l’istituzione durante periodi bui quali la Grande Depressione, le due guerre mondiali, e ultimamente durante la grande ondata di riforme della sanità negli Stati Uniti e “credo possano aiutare a formare solide basi per le future prestazioni sanitarie negli Stati Uniti, anche in sistemi che non beneficiano delle risorse della Mayo Clinic”.

Credo che la relazione paziente-medico rimarrà fondamentale per il futuro dell’assistenza sanitaria e che pertanto dobbiamo investire di nuovo in essa. – John Noseworthy

Sul New England Journal of Medicine Noseworthy affronta l’argomento sotto vari aspetti, prendendo in considerazione gli aspetti che riguardano l’umanità del clinico e allo stesso tempo i problemi economici, ma soprattutto propone soluzioni concrete ai possibili quesiti che possono sorgere in risposta alla sua lecture, offrendo interessanti spunti di riflessione e una visione positiva del futuro. “Il mio innato ottimismo mi porta a confidare che la società americana aspirerà a creare un sistema sanitario invidiabile e sostenibile e alla fine darà la priorità – e realizzerà – questo obiettivo. Mantenere un focus sui bisogni dei pazienti e sui benefici della collaborazione può sembrare datato o nostalgico, ma prendersi cura dei malati richiede ancora interazioni personali, supportate da fiducia, prove, esperienza e tecnologia. La relazione tra medico e paziente è essenziale per la guarigione e porta significato e scopo alla nostra professione e alle nostre vite”.

  

Bibliografia

  1. Noseworthy J. The future of care – Preserving the patient-physician relationship. N Engl J Med 2019; 381: 2265-2269