Se le conosciamo non ci danneggiano

di Mario Nejrotti

Una crisi di credibilità

La Ricerca ha assoluta necessità di trasparenza, credibilità e autorevolezza.

I messaggi che essa vuole veicolare saranno tanto più seguiti e condivisi dalla comunità scientifica quanto saranno inattaccabili dal punto di vista del metodo e dell’ assenza di conflitti di interesse. Una grande responsabilità dei ricercatori e delle testate che pubblicano i lavori e i risultati sta anche nella credibilità che con questo mezzo di comunicazione tutto l’ambito scientifico riesce a trasmettere all’opinione pubblica . Confusione e sfiducia provocano un danno gravissimo, ingenerando sfiducia nella pratica quotidiana di quelle conquiste che la scienza ha presentato.

Delle “riviste predatorie” ci eravamo già occupati da queste pagine  nel maggio scorso . L’11 Dicembre Nature

 torna a parlarne.

L’editoria predatoria

Gli autori dell’articolo sono ben consci che  le riviste predatorie sono una minaccia per tutto il mondo scientifico.

Queste testate hanno un’attività esclusivamente commerciale cioè, sottolinea Nature, pubblicano  articoli dietro compenso  senza svolgere i controlli di qualità dichiarati, che riguardano soprattutto il plagio o l’approvazione etica delle ricerche.

Non solo i lettori ingenui e non specialisti sono vittime di questo oscuro mercato. Anche molti i ricercatori sono stati ingannati  e hanno presentato il loro lavoro a queste riviste, declassandone di fatto credibilità e autorevolezza.

 Uno studio, come riportato anche dalla nostra rivista nell’articolo citato, ha preso in esame su 46.000 ricercatori italiani

e ha scoperto che circa il 5% di loro ha pubblicato su riviste sospette.

Dietro queste testate, riporta un altro articolo, sempre di Nature

 si cela un giro di milioni di dollari in spese di pubblicazione, che in definitiva vengono pagate da finanziatori della ricerca, come il National Institutes of Health (NIH).

L’articolo quindi si concentra sulle difficoltà di contrastare questo fenomeno, dato che manca la base per poterlo riconoscere e cioè luna definizione condivisa di “rivista e editori predatori”.

L’Assemblea di Ottowa e la ricerca di una definizione condivisa

Gli autori hanno descritto l’iter intrapreso per riuscire ad ottenerne una definizione esaustiva, attribuirne il consenso e impostare una mappatura delle eventuali soluzioni.

Si sono riuniti 43 esperti in vari campi ad Ottawa, in Canada, nell’aprile di quest’anno. I partecipanti, provenienti da 10 Paesi,rappresentavano editrici, finanziatori della ricerca, ricercatori, responsabili politici, delle istituzioni accademiche, di banche dati e, infine, operatori sanitari e rappresentanti dei pazienti, attivamente coinvolti in pratiche di ricerca.

Il dibattito si è focalizzato sulle scienze biomediche, ma ciò che ne è scaturito è facilmente applicabile a diversi campi della ricerca in generale.
Si è giunti quindi ad una definizione condivisa e alla proposta di parametri obiettivi per adoperarla nella pratica del giudizio della qualità delle riviste.

Questa è la definizione finale: “Le riviste e gli editori predatori sono entità che privilegiano l’interesse personale, sottraendo fondi alla borsa di studio e sono caratterizzate da informazioni false o fuorvianti, deviazione dalle migliori pratiche editoriali e di pubblicazione, mancanza di trasparenza e / o utilizzo di strategie per la  pubblicazione aggressive e senza scrupoli. ”

Troppa offerta di definizioni

Gli autori lamentano la sovrabbondanza di definizioni e raccomandazioni che vengono fatte da Gruppi di esperti e Società scientifiche, che non riescono a trovare una strategia omogenea e non contraddittoria nel definire le riviste predatorie, che non crei negli utenti confusione o impossibilità pratica di utilizzo.

Essi propongono un loro modello che ha adoperato un sondaggio Delphi modificato di tre round (una tecnica strutturata per ottenere input, offrire feedback e creare consenso) , che includeva 18 domande principali  e 28 domande secondarie. Ci sono state anche 12 ore di discussione, seguite da altri 2 round di feedback e revisione.

Come riconoscerle nel panorama editoriale?

Gli esperti si sono concentrati sui parametri da tenere presenti per riconoscere le riviste predatorie con forti interessi personali di tipo economico a scapito anche dei finanziamenti.

Essi sono essenzialmente:

informazioni false o fuorvianti; deviazione dalle migliori pratiche editoriali e di pubblicazione; mancanza di trasparenza; sollecitazioni alla pubblicazione aggressive e indiscriminate (per esempio, e-mail ripetute ed eccessivamente lusinghiere, richiedendo però i contributi necessari per l’uscita del numero di rivista successivo).

Un punto debole

I ricercatori hanno invece omesso, tra i criteri di valutazione dell’appartenenza della rivista alla categoria delle predatorie, il parametro della revisione tra pari.

La presenza di una peer review negligente è certamente uno dei fenomeni più frequenti nelle riviste predatorie, ma purtroppo, i partecipanti al meeting, pur riconoscendone la rilevanza, hanno dovuto accettare che al momento essa non è valutabile.

Infatti, sfortunatamente molte riviste legittime non riescono a rendere sufficientemente trasparenti i loro processi di peer-review, ad esempio condividendo i commenti e altri dati dei revisori.

 Vi è quindi un implicito invito alle riviste di qualità di rendere più valutabile obbiettivamente questo ambito.

 

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