Il gioco d’azzardo come rischio per la salute pubblica

Il gioco d’azzardo è una fruttuosa attività commerciale, i cui fornitori includono corporation internazionali e governi. Apre così, senza mezzi termini, uno degli ultimi commenti pubblicati sul Lancet a firma di quattro ricercatrici inglesi che si occupano di sanità pubblica. Le autrici – tre delle quali provenienti dalla School of Health and Related Research di Sheffield – sottolineano come il gioco d’azzardo ponga enormi rischi, e come questi rischi siano distribuiti in maniera non omogenea nella popolazione, il che per definizione porta a discriminazione e a un rischio per la salute pubblica e, di conseguenza, alla richiesta che vengano presi provvedimenti al fine di proteggere la collettività.

Questa preoccupazione è stata esplicitamente condivisa in un recente report di una commissione del Parlamento inglese che comprende rappresentanti di tutti i partiti ed è quindi considerata super partes. La commissione ha concluso il report con una forte raccomandazione affinché si prendano provvedimenti, innanzitutto contro la diffusione del gioco d’azzardo online. Infatti, nonostante sia ormai acclarata la necessità di elaborare strategie allo scopo di ridurre i rischi associati alla dipendenza da gioco d’azzardo, in UK come anche nel resto del mondo queste iniziative, se esistono, non sono però accompagnate da un approccio dal punto di vista della salute pubblica e non si traducono sempre in risultati. I fattori di aiuto od ostacolo, quando si parla di rischi per la collettività, devono essere attentamente individuati e valutati per permettere che ottime intenzioni vengano correttamente messe in pratica e si trasformino in azioni. Il contesto in cui si opera, infatti, può offrire grandi opportunità per l’implementazione delle strategie ma, se non ne vengono valutati attentamente tutti gli elementi, può invece diventare una minaccia per la buona riuscita di iniziative che, in via puramente teorica, sembravano destinate al successo.

Ad esempio, una questione da valutare attentamente è quella della limitazione delle libertà personali: raramente un individuo gradisce che gli venga imposto quali attività ricreative scegliere (e soprattutto non scegliere), anche se questa limitazione serve a proteggere la salute pubblica e quindi la collettività. Ma negli ultimi anni le preoccupazioni riguardanti il gioco d’azzardo sono cresciute a causa della diffusione di questa attività o di sue rappresentazioni nella vita quotidiana di tutti i cittadini, compresi i bambini: a questi ultimi, ad esempio, non è sempre correttamente impedito l’accesso alle famose “macchinette” presenti in moltissimi esercizi pubblici. Ma altri esempi della pervasività del gioco d’azzardo nella vita quotidiana sono le sponsorizzazioni sportive o l’inserimento di elementi di “azzardo” nei videogiochi, cioè acquisti fatti con denaro vero o virtuale sperando di trovare nel “pacchetto” acquistato anche l’elemento che cerchiamo, ma senza averne la certezza; secondo alcuni queste dinamiche, incontrate abitualmente, potrebbero preparare il terreno per le dipendenze al gioco fin da bambini.

In UK, il dibattito che è seguito alla pubblicazione del report è servito sia per introdurre una legge che impedisce di puntare cifre maggiori di quella stabilita in ogni giocata, sia per mostrare l’utilità di strategie condivise e supportate da tutti gli interlocutori, politici e non, su questioni di salute pubblica che colpiscono in particolare le parti più vulnerabili della società. Un esempio particolarmente significativo della complessità della questione è dato dalla gestione mediatica del gioco d’azzardo. Se da una parte telegiornali e reality show tendono a mostrare per la maggior parte rappresentazioni di situazioni estreme legate al gioco (suicidi per debiti, incarcerazione), dall’altra non vengono rappresentati i rischi generici delle dipendenze e contestualizzata la loro diffusione, soprattutto se si tratta di sostanze legali (e spesso vendute dallo Stato stesso in regime di monopolio): eppure è ormai dimostrato che iniziative economiche come un aumento della tassazione su prodotti potenzialmente dannosi per la salute pubblica come l’alcol e il tabacco, ma anche le bevande zuccherate, abbiano successo nel disincentivarne l’uso.

Quando si tratta però di una materia – e una dipendenza – delicate come quella da gioco d’azzardo, le iniziative da mettere in pratica devono essere attentamente valutate, perché possono portare a conseguenze impreviste o essere addirittura controproducenti. Le ricercatrici concludono la loro riflessione, dunque, invitando gli stakeholder a considerare attentamente ad esempio le complesse interazioni tra la disponibilità e l’effettiva pratica di attività di gioco d’azzardo e relativi rischi o danni provocati. Bisogna altresì comprendere a fondo quali politiche sul gioco d’azzardo sono state messe in pratica fino a questo momento, come e perché, e su quali basi e interessi si poggiano. Il pericolo più grande è dato dall’enorme quantità di denaro messa in moto dal gioco d’azzardo, una quantità tale da poter influenzare le politiche di gestione anche a scapito della salute pubblica. La complessità della problematica non può che portare a una valutazione che sia al massimo grado attenta e approfondita, e al massimo grado volta alla tutela non solo della salute pubblica, ma anche dell’indipendenza e della correttezza delle valutazioni stesse. I risultati degli studi effettuati fino a oggi su altri tipi di dipendenze, però, sono già sufficienti per indicare ai policy maker la direzione migliore verso la quale mettersi in cammino.