Un intervento educativo può migliorare la durata e le abitudini del sonno notturno dei bambini?

di Luca Mario Nejrotti

Un esteso studio in Brasile ha voluto valutare se un intervento educativo potesse migliorare la durata del sonno nei bambini.

La salute vien dormendo.

Il sonno di cattiva qualità o scarso durante la prima infanzia è associato a effetti negativi, tra cui obesità, compromissione cognitiva e disturbi mentali e comportamentali.

Diversi studi hanno cercato di migliorare il sonno infantile informando ed educando i genitori, in particolare le mamme, sulle strategie del sonno nei primi mesi di vita di un bambino. Nel caso di studi clinici randomizzati, si sono riscontrati effetti da piccoli a moderati per gli interventi che aumentano il sonno notturno totale dei bambini più grandi; non si riscontrano effetti per ridurre i risvegli notturni; mentre gli interventi psicoeducativi e comportamentali rivolti a neonati e bambini piccoli i cui genitori considerano il sonno problematico sembrano essere efficaci nel ridurre il tempo impiegato per addormentarsi, nonché il numero e la durata dei risvegli notturni (vedi).

La ricerca.

Lo studio clinico randomizzato brasiliano ha coinvolto 586 bambini valutati all’età di 3, 6, 12 e 24 mesi.

Sono state fornite informazioni sulle caratteristiche del sonno, i miglioramenti dell’ambiente, l’istituzione di una routine del sonno notturno e l’attesa più giusta prima di intervenire nel caso di risvegli notturni. Il gruppo di intervento ha ricevuto una telefonata il primo e il secondo giorno dopo l’intervento e una visita a domicilio il terzo giorno dopo l’intervento. Il contenuto dell’intervento è stato rafforzato durante le visite di assistenza sanitaria per 6 mesi e 12 mesi.

Alla fine, la durata media del sonno notturno è stata di 19 minuti più lunga nel gruppo di intervento rispetto al gruppo di controllo all’età di 6 mesi ma 5 minuti più breve nel gruppo d’intervento rispetto all’altro all’età di 12 mesi. Di fatto non sono state riscontrate differenze statisticamente significative nei parametri del sonno tra il gruppo di intervento e il gruppo di controllo a qualsiasi età.

Lo studio ha quindi rilevato che l’intervento educativo non ha comportato una durata del sonno notturno più lunga tra i bambini nel gruppo di intervento (vedi).

Difficoltà.

Anche se lo studio non ha dato i risultati sperati è un’utile fonte di informazioni; da un lato ancora poche tra le mamme del gruppo d’intervento ha aderito davvero alle buone pratiche suggerite: per esempio, a 6 mesi, solo il 24% delle madri nel gruppo di intervento aspettava da 1 a 2 minuti prima di intervenire nel caso di risveglio notturno del proprio bambino (dando così al bambino la possibilità di auto-regolarsi) e solo il 12% metteva il bambino nella culla sonnolento ma ancora sveglio. Queste sono 2 pratiche chiave note per promuovere l’auto-assestamento all’inizio della notte e dopo i normali risvegli notturni. Sarà quindi necessario cercare di capire perché le madri possono o meno adottare le buone pratiche del sonno.

Inoltre, un altro motivo della mancanza di successo dell’intervento potrebbe essere legato alla fiducia tra la madre e l’individuo che si occupava della formazione. È più probabile che i genitori accettino consigli da una persona di cui si fidano mentre gli educatori coinvolti nell’esperimento erano estranei e potrebbe non esserci stato sufficiente tempo per costruire una relazione di fiducia tra loro.

Infine, la formazione non ha riguardato tutti i membri delle famiglie, ma solo le madri: può quindi darsi che gli altri parenti siano stati d’ostacolo nell’efficace applicazione delle buone pratiche.

Su queste basi si potranno indirizzare gli interventi futuri, volti a migliorare la durata del sonno notturno infantile e valutare i possibili benefici per la crescita e lo sviluppo neurologico del bambino. Un migliore utilizzo delle risorse future potrebbe essere quello di indirizzare gli interventi alle famiglie che già segnalano problemi con il sonno del loro bambino, e che sono quindi più motivate nell’adozione di buone pratiche per il sonno; sarebbe poi importante che fossero coinvolti i padri e i familiari allargati e che gli interventi siano amministrati all’interno di una collaborazione di fiducia tra la famiglia e il professionista.

Fonti.

https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/fullarticle/2757871

https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/fullarticle/2757880