Happy New Year. Una gentilezza intelligente per una sanità migliore

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Per moltissimi è prassi comune iniziare il nuovo anno con i buoni propositi. Raggiungere un traguardo importante, cambiare stile di vita come smettere di fumare oppure cercare una nuova casa, intraprendere la strada della genitorialità o adottare un cane e un gatto, migliorare il proprio modo di lavorare o il sistema organizzativo. Per il BMJ un buon proposito dovrebbe essere quello di coltivare la gentilezza. Il suggerimento viene da un editoriale (1) pubblicato nel tradizionale numero natalizio del BMJ a firma di Klaber, pediatra dell’Imperial College Healthcare NHS Trust, e Suzie Bailey, direttrice del Leadership and Organisational Development del King’s Fund di Londra, think tank indipendente coinvolto nelle attività relative al sistema sanitario in Inghilterra.

“Sembra che nell’ultimo decennio abbiamo commesso un grosso errore nell’assistenza sanitaria: aver permesso alla narrativa dominante di essere incentrata sul denaro, portando l’attenzione, l’energia e la leadership lontano dal nostro scopo principale che è quello di fornire la migliore assistenza possibile”, scrivono Klaber e Bailey. “È importante far tornare i conti, soprattutto in un sistema finanziato dalle tasse, ed è nostro dovere portare valore per ogni sterlina spesa. Ma il denaro non è la cosa più importante”.

Controllo, rapporto qualità-prezzo, prove, obiettivi, confini organizzativi e professionali, dati quantitativi e responsabilità fanno da guida nella gestione dell’assistenza sanitaria, ma sarebbe altrettanto o persino più proficuo spostare l’attenzione sull’aspetto relazione nelle cure, sulla rapporto di fiducia (2,3). Sempre più, infatti, sono le prove di efficacia sulla affinità e sulla gentilezza per la salute e per il benessere. Anche il rapporto del Carnegie UK Trust (4), ricordano Klaber e Bailey, dichiara che le politiche pubbliche debbano essere maggiormente incentrate sulla relazione e descrive la gentilezza come una forza dirompente che potrebbe cambiare le relazioni tra persone, istituzioni e organizzazioni. “Serve essere bilingui, ‘razionale’ e ‘relazionale’, bilanciando i due aspetti. Ma per raggiungere un tal scopo c’è bisogno di spostare l’attenzione verso un approccio più equilibrato che enfatizzi relazioni, connessioni, sfide e fiducia”.

“La gentilezza è un ingrediente essenziale dell’assistenza sanitaria perché l’emozione vissuta dalle persone quando ricevono o danno gentilezza può fornire il coraggio che serve per agire”, scrivono Klaber e Bailey. Come dice Marshall Ganz, docente di leadership, organizzazione e società civile all’Harvard University: “La speranza ci ispira e, insieme all’autoefficacia (la sensazione di poter fare la differenza) e alla solidarietà (amore, empatia), può spingerci ad agire” (5).

Se il buon proposito per l’anno nuovo è ricorrere alla gentilezza serve mettere a fuoco quali i principali ostacoli e quali le strategie per fare di essa un fine e non uno strumento per uno pratica medica più efficiente. Per una cura attenta e premurosa, citando Victor Montori, il diabetologo responsabile della Knowledge and Evaluation Research Unit della Mayo Clinic, propugnatore della minimally disruptive medicine (6). Un primo ostacolo viene dai sistemi di misurazione, che valutano i dati quantitativi molto più delle misure e dei risultati qualitativi “story-focused”. Se da un lato insegnare la gentilezza e praticarla nei confronti dei pazienti e anche dei colleghi migliora gli outcome clinici (7), dall’altro aiuta a sviluppare un personale soddisfatto, produttivo e motivato che è ciò che al momento sembra mancare di più, commentano Klaber e Bailey ricordando che proprio la crisi globale della forza lavoro è una delle principali criticità che il servizio sanitario britannico (che riguarda anche quello italiano, ndr). “Le cause del fenomeno sono complesse e multifattoriali, ma il modo in cui gli operatori sanitari si trattano reciprocamente sembra un elemento fondamentale ed è qualcosa che è possibile influenzare e migliorare”.

Chiarire quali sono i propri valori e seguirli è il primo passo per raggiungere i buoni propositi del nuovo anno e non farli svanire nel nulla, suggerisce Jelena Kecmanovic, psicologa della Georgetown University (8). Un altro consiglio è di non fermarsi alla prima battuta d’arresto, non essere troppo severi con se stessi ma, semplicemente, più gentili.

 

Bibliografia

  1. Klaber RE, Bailey S. Kindness: an underrated currency. BMJ 2019; 367: l6099.
  2. Ballatt J, Campling P. Intelligent kindness: reforming the culture of healthcare. Royal College of Psychiatrists, 2011.
  3. Ferguson Z. Kinder communities: the power of everyday relationships. Carnegie UK Trust, 2016.
  4. Unwin J. Kindness, emotions and human relationships: the blind spot in public policy. Carnegie UK Trust, 2018.
  5. Ganz M. Leading change: leadership, organization, and social movements. Harvard Business Press, 2010
  6. Berry LL, Danaher TS, Chapman RA, Awdish RLA. Role of kindness in cancer care. J Oncol Pract2017;13:744-50.
  7. Montori V. Perché ci ribelliamo – Una rivoluzione per una cura attenta e premurosa. Roma: Il Pensiero Scientifico Editore, 2018.
  8. Kecmanovic J. 7 science-based strategies to boost your willpower and succeed with your New Year’s resolutions. The Conversation, 18 dicembre 2019.