La riproducibilità della ricerca oncologica

di Maria Rosa De Marchi

Ci eravamo già occupati del tema della riproducibilità qualche tempo fa, quando un editoriale di Nature pubblicò una riflessione sul tema che poneva un accento particolare sull’importanza di formulare teorie solide ed efficaci affinché la ricerca scientifica possa essere considerata di qualità.

Si può dire la stessa cosa per quanto riguarda la ricerca oncologica? Nonostante molti autori incoraggino attivamente le pratiche di riproducibilità, sembra che pochi le implementino effettivamente nella loro attività di ricerca quotidiana.

Se ne occupa questa volta un articolo pubblicato sul British Medical Journal, che stima che il 50%–90% della ricerca non sia riproducibile, con problematiche connesse che spaziano dall’assenza di studi preregistrativi pubblicati alla mancata pubblicazione di protocolli di ricerca, dal non rendere pubblici dati e metadati alla pubblicazione su riviste a pagamento. Secondo gli autori dello studio, le caratteristiche di riproducibilità sono universalmente riconosciute come necessarie per garantire efficienza, utilità e rigorosità delle pubblicazioni. In assenza di caratteristiche chiave, gli sforzi per validare risultati di ricerca diventano estremamente difficili e in molti casi completamente vani.

Uno studio trasversale per valutare a campione le caratteristiche di riproducibilità

Per fare chiarezza sull’argomento, i ricercatori hanno messo a punto uno studio trasversale e analizzato un campione estratto casualmente costituito da 300 pubblicazioni con argomento oncologico, pubblicate dal 2014 al 2018. Da questi sono state estratte le caratteristiche chiave che ne connotano riproducibilità e trasparenza e sono state annotate su un Google Form, una pagina messa a punto dai ricercatori con un sondaggio che permettesse di registrare determinate caratteristiche per ogni studio considerato. Gli obiettivi erano di valutare la frequenza di caratteristiche chiave di riproducibilità e trasparenza nella pratica di ricerca osservate nella letteratura clinica oncologica.

La ricerca è stata effettuata attraverso il catalogo della National Library of Medicine (NLM) identificando 344 riviste scientifiche; in queste sono state selezionate casualmente 300 pubblicazioni che contenessero il tag “neoplasia” e che fossero disponibili in lingua inglese.

Delle 300 pubblicazioni inizialmente selezionate in modo casuale, ne sono state analizzate 296. Di queste, 194 pubblicazioni contenevano dati empirici che potevano essere testati per stabilirne trasparenza e riproducibilità. I dati grezzi erano disponibili per 21 studi (10,8% del totale). Nove di queste pubblicazioni (4,6% sul totale) avevano i dati disponibili come download gratuito per i lettori, invece i rimanenti hanno reso i dati disponibili dietro richiesta via mail al primo autore.

Cinque pubblicazioni (2,6% del totale) includevano anche la pubblicazione del protocollo di analisi. Nonostante il campione includesse 15 studi clinici e 7 revisioni sistematiche di letteratura/meta-analisi, solo 7 includevano una dichiarazione di preregistrazione. Meno del 25% (65 studi su 194) delle pubblicazioni presentava la dichiarazione sul conflitto di interessi.

Dalla ricerca alla divulgazione per il pubblico

Non solo ricerca scientifica di qualità, ma anche divulgazione efficace. Uno dei temi fondamentali della ricerca è il trasferimento della conoscenza dagli “addetti al settore”, che possiedono conoscenze specifiche e dettagliate sull’argomento, al pubblico generalista, che invece spesso non possiede una terminologia di settore e dispone di conoscenze medico-statistiche limitate. Secondo un articolo pubblicato sull’American Journal of Medicine, il giusto approccio per ottenere una divulgazione scientifica efficace sarebbe “garantire integrità, rigore, riproducibilità e confronto. Tutto ciò mostrando di essere moralmente responsabili e completamente privi di qualsiasi influenza e conflitto d’interesse”.