Disparità di genere in bambini e adolescenti: una revisione della letteratura

di Maria Rosa De Marchi

La differenza di genere gioca ancora un ruolo importante in moltissimi aspetti della vita, tra cui la scelta o la disponibilità dei trattamenti sanitari. A seconda del sesso, infatti, bambini, adolescenti e giovani adulti sono considerati in modo diverso dalla società e devono confrontarsi con aspettative diverse, che possono dare luogo a comportamenti potenzialmente dannosi, come la tradizione delle spose bambine e il lavoro infantile per i bambini. I valori sono spesso rinforzati dai comportamenti dei genitori, delle famiglie e di altri membri della società che interagiscono con la famiglia, oltre che dai media. In età infantile, i pregiudizi di genere possono dare origine a pratiche diseguali di allattamento e di immunizzazione dei bambini. Sulla base di abitudini come la scelta di un certo tipo di giocattoli, le scelte della società vengono poi internalizzate durante l’adolescenza e rinforzate nel momento chiave in cui avviene la transizione verso l’età adulta, con l’instaurarsi dell’individualità e del senso identitario dei ragazzi. Questi modelli di comportamento possono essere portati avanti per tutta la vita e influenzare lavoro, attività sessuale e atteggiamento nei confronti del matrimonio.

Su The Lancet è uscito recentemente un articolo che si è occupato di effettuare una revisione della letteratura scientifica sull’argomento, pubblicata tra il 2000 e il 2018. Gli studi considerati nella revisione avevano l’obiettivo di diminuire le diseguaglianze e modificare comportamenti considerati “di genere”, trasformandoli e migliorando la salute e il benessere di bambini e giovani di varie età, comprese tra 0 e 24 anni. Nella revisione sono stati inclusi programmi di trasformazione che incontrassero la definizione del gruppo di lavoro “Interagency Gender”, considerando tutte le zone geografiche possibili e tutte le aree terapeutiche diverse a cui erano dedicati.

Su 22.993 articoli identificati dalla ricerca, sono stati estratti 59 programmi che incontravano i criteri di inclusione. I programmi erano concentrati nell’Africa sub-sahariana (42%), Asia meridionale (22%) e nord America (22%) e correlati a indicatori volti a misurare la salute riproduttiva (48%), violenza (43%) o HIV (30%). I programmi erano perlopiù finalizzati a migliorare le condizioni individuali, piuttosto che intervenire sui sistemi sociali che causano le diseguaglianze.

Gli autori si augurano che la pubblicazione possa in qualche modo fare chiarezza sui programmi per la disuguaglianza di genere e accelerare i progressi, guidando uno sviluppo più strategico dei programmi che promuovono uguaglianza di genere e in senso più ampio uno stile di vita più sano ed equilibrato dal punto di vista dei modelli di comportamento. Per leggere l’articolo nella sua versione integrale è possibile cliccare su questo link.

Disparità di genere anche nella professione medica

La parità di genere è un tema ancora molto dibattuto, anche all’interno della stessa professione medica, dato che sembra che continui a esserci una disparità di genere tra i professionisti del settore sanitario in termini di opportunità di carriera. L’Italia si posiziona alle ultime posizioni di una classifica di un sondaggio condotto dall’Anaao Assomed, nei Paesi membri della Federazione europea dei medici salariati (Fems), che aveva l’obiettivo di conoscere le condizioni lavorative delle donne medico. Secondo i risultati, due dottoresse italiane su tre sono insoddisfatte e affermano di aver dovuto rinunciare o all’aspetto professionale o a quello personale nel tentativo di conciliare lavoro e vita privata.08