Il ruolo delle strutture sanitarie religiose negli USA

di Luca Mario Nejrotti

Negli Stati Uniti circa il 18% delle strutture sanitarie è affiliato a una qualche confessione religiosa, ma questo non sembra avere molta importanza per i pazienti.

Libertà di scelta.

Nel dibattito sulla legittimità da parte del personale sanitario di rifiutarsi di somministrare pratiche mediche contrarie alle proprie convinzioni religiose, possono essere utili studi che valutino, ad esempio, quanto la popolazione degli utenti consideri importante nella scelta della struttura sanitaria il fatto che sia o meno affiliata a una confessione religiosa. Si pensi, per esempio, alle resistenze dei cattolici in merito a contraccezione, aborto e suicidio assistito.

Uno studio pubblicato su Jama Network sembrerebbe mostrare che questo parametro abbia una scarsa importanza (vedi).

Fenomeno crescente.

Negli USA, già nel 2016, il 18,5% degli ospedali era affiliato religiosamente: il 9,4% erano ospedali senza scopo di lucro di confessione cattolica, il 5,1% erano ospedali in qualche modo collegati a istituzioni cattoliche e il 4,0% erano altri ospedali religiosi senza scopo di lucro. In particolare, gli ospedali cattolici hanno avuto una crescita significativa di recente: tra il 2001 e il 2016, il numero di ospedali per cure acute legati alla confessione cattolica è cresciuto del 22% (a fronte di una decrescita generale del settore del 6% e di un calo degli altri ospedali religiosi senza scopo di lucro del 38,3%).

Quasi la metà (46%) di tutti gli ospedali cattolici statunitensi si trova nel Midwest, e 46 ospedali cattolici sono designati come unici ospedali comunitari, trovandosi in regioni remote, prive di altre forme di assistenza sanitaria.

Un ruolo importante.

Nel panorama dell’assistenza sanitaria, quindi, cliniche e ospedali religiosi e in particolare cattolici, giocano un ruolo fondamentale, a volte esclusivo, ma come questo viene tenuto in conto dalla popolazione?

Lo studio mostrerebbe un sostanziale disinteresse per il problema: su 1446 persone intervistate da un lato la maggioranza ritiene che le proprie decisioni personali debbano prevalere su quelle dettate dalla confessione religiosa del personale sanitario, dall’altro non prendono in considerazione l’affiliazione religiosa della struttura sanitaria al momento della sua scelta.

I risultati dimostrerebbero che siano necessari sforzi di patrocinio per attuare una legislazione che controbilanci le garanzie per le istituzioni con la protezione dei pazienti. In particolare, per evitare le discriminazioni verso donne e pazienti LGBTQIA e bias nelle strategie di diagnosi e cura.

Punti di vista.

Un commento all’articolo, pubblicato sulla stessa rivista (vedi), pur concordando sull’utilità di studi che analizzino la percezione del pubblico al grande dibattito su medicina e religioni, pone l’accento su come questa prima indagine non abbia necessariamente il significato che le attribuiscono gli autori, e su come le interviste debbano essere condotte con il massimo rigore per evitare che i risultati possano essere distorti.

In effetti, le conclusioni degli autori non sono contraddette dai risultati ottenuti, ma nemmeno ne sarebbero confermate: i pazienti sembrano non considerare l’affiliazione delle strutture come fattore importante nella scelta del luogo dove rivolgersi per ottenere assistenza sanitaria, pochissimi la considerano una priorità. Questo disinteresse non comporta necessariamente una percezione negativa delle strutture sanitarie religiose, anzi: di fatto lo studio rileva anche che la maggior parte degli adulti statunitensi, donne e uomini, non ha problemi a essere curata in un istituto di assistenza sanitaria affiliato religiosamente.

Libero arbitrio.

Alla domanda “Pensi che le tue scelte personali sulla tua salute dovrebbero avere la priorità sulle credenze religiose della struttura sanitaria?” La maggior parte degli adulti statunitensi risponde “sì”, ma la domanda è abbastanza generica da rendere difficile rispondere negativamente.

Apparentemente, la neutralità degli Statunitensi potrebbe semplicemente significare che la maggior parte non è a conoscenza delle direttive etiche cattoliche e di altre religioni.

In attesa di ulteriori approfondimenti, questo primo studio conferma l’apprezzamento degli Statunitensi per l’esercizio della libera scelta in ambito sanitario. Per alcuni è importante essere in grado di scegliere una struttura legata a una confessione oppure no.

Per la maggior parte, non sembra invece esserlo

 Indagare le ragioni di questa neutralità potrebbe essere un interessante campo di indagine.

Fonti.

https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/fullarticle/2757993

https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/fullarticle/2757998