Salute sul lavoro: la percezione dei lavoratori precari coreani ed europei

di Maria Rosa De Marchi

La questione etica alla base della sicurezza del lavoratore è importante, dato che tocca i principi dell’equità lavorativa e sociale e richiede regolamentazioni strette sulle dinamiche del lavoro dipendente.

Un gruppo di ricercatori coreani si è occupato, in un articolo pubblicato sul British Medical Journal, di investigare l’effetto combinato del rischio lavorativo percepito e instabilità occupazionale, sia in Corea che nell’Unione Europea.

La precarietà e la scarsa salute percepita

Le motivazioni per la pubblicazione del lavoro sono da ricercarsi, secondo gli studiosi, nel fatto che in Corea ad oggi un numero non indifferente di lavori considerati “pericolosi” continua a essere portato avanti da personale precario, con contratti brevi e temporanei. Nonostante l’assenza di una ricerca dettagliata sulle differenze di esposizione a pericoli in relazione al diverso status lavorativo, diverse notizie di cronaca pubblicate sui giornali e che riguardano la frequenza di incidenti fatali nei lavoratori a rischio, potrebbero essere il campanello d’allarme della situazione.

Studi precedenti hanno riportato che avere un impiego precario può avere effetti dannosi sulla salute dei lavoratori. In più, dalla letteratura gli autori hanno identificato una serie di elementi in grado di peggiorare la salute dei lavoratori, tra cui la tipologia occupazionale (lavoratori manuali o non manuali), genere, caratteristiche personali del lavoratore, caratteristiche psicologiche e sociali del tipo di occupazione, supporto sociale, tempo passato in una posizione precaria nel mercato del lavoro e appartenenza a sindacati.

Per verificare se veramente esista una differenza tra i mercati di lavoro coreano ed europeo, gli studiosi hanno condotto un’indagine sulla salute dei lavoratori, utilizzando dati provenienti dal terzo sondaggio sulle condizioni di lavoro in Corea (Korean Working Conditions Survey – KWCS) del 2011 e dal quinto sondaggio sulle condizioni di lavoro in Europa (European Working Conditions Survey – EWCS) del 2010.

I sondaggi, rappresentativi a livello nazionale, includevano domande relativa alle informazioni socioeconomiche dei lavoratori, ambiente di lavoro e sulla salute sociale ed occupazionale. Il sondaggio europeo comprendeva dati da 35 Paesi europei, per un totale di 43.816 partecipanti (di cui 35.078 impiegati). Il sondaggio coreano, la cui struttura era basata su quello europeo, è stato condotto dall’ente coreano Occupational Safety and Health Agency e ha coinvolto 50 033 partecipanti (di cui 35 904 impiegati). Di questi, le informazioni relative ai soli impiegati sono state raccolte con i dati relativi a età, sesso, livello scolastico, stipendio, abitudini per quanto riguarda il fumo e il consumo di alcolici e sono stati correlati all’autovalutazione soggettiva dei partecipanti circa il loro livello di salute.

L’autovalutazione di scarsa salute per coloro che percepiscono rischi a lavoro è stata maggiore per i lavoratori europei rispetto ai coreani (3,20 rispetto a 2,00); per coloro con un impiego non stabile, uguale nelle due zone esaminate (1,18) e per coloro che percepiscono rischi sul luogo di lavoro e non hanno un impiego stabile è stata valutata maggiore nei lavoratori europei (3,41 rispetto a 3,22). Tra gli impiegati coreani inoltre è stata osservata una stretta relazione tra gli elementi di rischio percepito, impiego non stabile e scarsa salute percepita, concludono gli scienziati, caratteristica non osservata invece nella controparte europea. È possibile leggere l’articolo nella sua versione integrale cliccando a questo link.

La salute dei lavoratori in Italia nell’ultimo rapporto INAIL

Sulla base dei dati pubblicati dall’INAIL relativi ai primi sette mesi del 2019, sembra si tratti di un vero e proprio “bollettino di guerra”: +2,7% di denunce di malattia professionale rispetto allo stesso periodo del 2018 (38.501 denunce). Gli infortuni sono in diminuzione al Nord e al Sud, mentre aumentano Centro e nelle Isole.