Uno stile di vita sano ritarda lo sviluppo di malattie croniche

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Mantenere uno stile di vita sano contribuisce a vivere bene e più a lungo. La ricetta ormai è universale: dieta bilanciata ed esercizio fisico quotidiano. Se poi non siamo fumatori e limitiamo il consumo di alcolici abbiamo quella marcia in più che aiuta a mantenersi in salute. Infatti, uno stile di vita equilibrato e salutare permette di vivere allontanando notevolmente il rischio di sviluppare malattie croniche, quali diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e tumori. Secondo uno studio prospettico di coorte condotto alla Harvard T.H. Chan pubblicato recentemente sul BMJ eliminare i fattori di rischio modificabili e attuare i ben noti buoni propositi a partire dai 50 anni farebbe guadagnare dai 7 ai 10 anni in più di vita, godendo anche di buona salute (1). Lo studio ha preso in esame i dati raccolti di 73 mila donne e 38 mila uomini, provenienti dalle coorti di studio rispettivamente del Nurses’ Health Study e dell’Health Professionals Follow-up Study, che al momento dell’arruolamento aveva in media 50 anni circa. L’analisi è stata condotta sulla base di questionari sullo stile di vita e sulla storia clinica compilati nella fase iniziale e ogni due anni, per aggiornare le informazioni nel corso dello studio in modo regolare, registrando quindi i nuovi sviluppi clinici e i cambiamenti nelle abitudini. A ciascun partecipante è stato associato un punteggio complessivo di stile di vita (da 0 a 5) calcolato sulla base di cinque fattori di rischio modificabili: fumo, alimentazione, consumo di alcolici, attività fisica e peso corporeo. Un punteggio di “5” indicava lo stile di vita più sano e quello pari a 0 il peggiore.

“Abbiamo osservato che l’adesione a uno stile di vita sano era associata a un’aspettativa di vita più lunga, all’età di 50 anni e senza gravi malattie croniche, di circa 7,6 anni negli uomini e 10,6 nelle donne rispetto ai partecipanti il cui stile di vita era a rischio alto”, spiegano gli autori sul BMJ, aggiungendo che “uno stile di vita più sano era associato a un minor rischio di cancro, malattie cardiovascolari e diabete”.

Questi risultati sono in linea con quelli di altri studi “che hanno analizzato l’effetto singolo o collettivo dei fattori di rischio legati all’aspettativa di vita con o senza malattie croniche”, proseguono i ricercatori precisando che la loro analisi “estende i risultati precedenti, valutando in modo completo cinque fattori di rischio legati allo stile di vita e tre principali malattie croniche in combinazione, fornendo quindi stime più ampie della longevità e del numero di anni vissuti con e senza malattie in relazione ai fattori dello stile di vita, estrapolati individualmente e in combinazione”.

Per esempio una ricerca pubblicata una ventina di anni fa sull’American Journal of Epidemiology aveva evidenziato che i 65enni che non avevano mai fumato e con livelli più elevati di attività fisica avevano aspettative di vita senza disabilità o inabilità motorie di 6,7 anni per gli uomini e 7,3 anni per le donne; valori più alti di chi invece aveva l’abitudine di fumare e non svolgeva alcun tipo di esercizio fisico (2).

Un ulteriore studio più recente, pubblicato sempre sul BMJ, ha invece dimostrato che le persone con un alto rischio genetico di ictus possono ridurre la probabilità di subire un tale evento cardiovascolare applicando uno stile di vita sano (3). Mentre una ricerca pubblicata sul JAMA ha riscontrato che uno stile di vita sano può in gran parte neutralizzare anche il rischio genetico di demenza. Lo studio, effettuato dall’università di Exeter, ha indicato che il rischio di demenza è del 32 per cento inferiore in chi conduce uno stile di vita sano ed equilibrato, nonostante un elevato rischio genetico (4).

Non solo l’ictus dunque, moltissime malattie sono prevenibili seguendo un regime alimentare sano e offrendo al proprio corpo la possibilità di rimanere in salute facendo una moderata attività fisica. Nella prospettiva di un aumento sempre più grande della longevità mondiale (l’Italia è sul podio dei paesi in cui si vive di più, insieme a Giappone e Hong Kong), risulta evidente che non è sufficiente vivere a lungo, ma bisogna vivere bene, ovvero in salute. Sono aumentati infatti i decessi per tumori e malattie cardiovascolari, condizioni legate fortemente allo stile di vita adottato da moltissime persone in conseguenza del benessere economico.

Le malattie croniche o non trasmissibili saranno le sfide più importanti dei prossimi decenni, secondo quanto riferisce sul Lancet l’Institute for Health Metrics and Evaluation, della Bill & Melinda Gates Foundation, sulla base delle proiezioni dell’aspettativa di vita e le principali cause di morte da qui al 2040 (5). Secondo queste proiezioni si prevede un aumento significativo della mortalità da patologie non trasmissibili, quali diabete, pneumopatia cronica ostruttiva, insufficienza renale cronica, cancro del polmone, obesità.  Ipertensione arteriosa, elevato indice di massa corporea, iperglicemia, uso di tabacco e di alcol, inquinamento dell’aria i principali determinanti della salute individuati. Ecco quindi che le scelte dei singoli cittadini acquistano enormi potenzialità. Con interventi mirati nel pubblico e modificando piccole abitudini nel privato, si possono prevenire ed eliminare malattie croniche o dipendenze che a loro volta incidono sulla qualità di vita delle persone e sui costi sanitari.

“Le politiche pubbliche, volte al miglioramento dell’alimentazione per favorire l’adozione di una dieta e uno stile di vita sani, sono fondamentali per migliorare un’aspettativa di vita libera dalle maggiori malattie croniche, nonché le politiche e i regolamenti preventivi, ad esempio il divieto di fumare nei luoghi pubblici o le restrizioni sugli acidi grassi trans presenti in moltissimi alimenti di uso comune”, chiosano i ricercatori di Harvard. “Se oggi ai rischi modificabili viene data la priorità è possibile ridurre il tasso di mortalità in futuro”.

 

Bibliografia

  1. Li Y, Schoufour J, Wang DD, et al. Healthy lifestyle and life expectancy free of cancer, cardiovascular disease, and type 2 diabetes: prospective cohort study. BMJ 2020; 368: l6669.
  2. Ferrucci L, Izmirlian G, Leveille S, et al. Smoking, physical activity, and active life expectancy. Am J Epidemiol 1999; 149: 645-53.
  3. Rutten-Jacobs LC, Larsson SC, Malik R, et al. Genetic risk, incident stroke, and the benefits of adhering to a healthy lifestyle: cohort study of 306 473 UK Biobank participants. BMJ 2018; 363: k4168.
  4. Lourida I, Hannon E, Littlejohns TJ, et al. Association of Lifestyle and Genetic Risk With Incidence of Dementia. JAMA 2019; 322: 430-7.
  5. Foreman KJ, Marquez N, Dolgert A, et al. Forecasting life expectancy, years of life lost, and all-cause and cause-specific mortality for 250 causes of death: reference and alternative scenarios for 2016-40 for 195 countries and territories. Lancet 2018; 392: 2052-90.