Gwyneth Paltrow: quando l’empowerment femminile incontra la pseudoscienza

Ha imperversato negli scorsi giorni la polemica sulla candela messa in commercio da Gwyneth Paltrow, chiamata “This smells like my vagina”. Che fosse per criticarne il prezzo o il pessimo gusto, la mossa dell’attrice ha infiammato i dibattiti sull’opportunità di commerciare un oggetto di questo genere. Quello che però è risultato evidente è che, ancora una volta, Paltrow è stata capace di studiare un’ottima mossa di marketing.

Non è la prima volta che Gwyneth Paltrow sale alla ribalta delle cronache, insieme al sito da lei fondato, per la messa in vendita di oggetti “spregiudicati”. La candela è comparsa infatti nella sezione e-commerce del sito goop.com di cui la stampa si era già occupata qualche mese fa in merito alla pubblicità ingannevole di un prodotto di cui venivano vantate le doti terapeutiche per ansia e depressione. Non dovrà stupire che anche in questo caso si trattasse di un oggetto riguardante la sfera intima femminile, cioè delle palline per mantenere elastici i muscoli del pavimento pelvico post-gravidanza, perché quello dell’empowerment femminile in tutte le sue forme, fisico come spirituale (in chiave soprattutto new age), è un leitmotiv su cui l’attrice ha fondato un impero commerciale.

Il sito Goop si presenta come una piattaforma dedicata al lifestyle, ma come riporta l’”etichetta nutrizionale” del sito Newsguard – che si occupa di valutare la credibilità dei siti che propongono informazione online – non si fa alcuno scrupolo nel violare ogni standard di credibilità, trasparenza e attendibilità scientifica per vendere i prodotti che di questo lifestyle sono più protagonisti che accessori. Wikipedia inglese riporta nel dettaglio tutti i casi in cui uno dei prodotti venduti sul sito è stato criticato perché mancante di basi scientifiche, perché non produceva gli effetti promessi, perché non aveva effetto terapeutico o addirittura perché potenzialmente pericoloso per la salute: si va dalla lavanda vaginale al vapore ai clisteri di caffè, dall’endorsment a un medium guaritore, che sostiene di basare i suoi consigli su abilità paranormali, fino ad arrivare alla sentenza dello scorso settembre con cui la compagnia è stata costretta a pagare una multa di 145.000 dollari per aver attribuito alle summenzionate palline vaginali, in giada e quarzo, poteri terapeutici senza averne le prove di efficacia. Secondo la “Good Thinking Society”, un’associazione no profit che promuove il pensiero critico, la Goop Inc. avrebbe violato almeno 113 leggi sulla pubblicità solo in UK. “È scioccante vedere la quantità di affermazioni non provate sui prodotti in vendita all’interno del sito, soprattutto considerando i rischi per la salute connessi ad alcuni di essi” ha commentato in un’intervista a The Independent di qualche mese fa Laura Thomason, project manager della Good Thinking Society.

Le affermazioni di ambito medico diffuse senza alcuna prova a supporto, però, non riguardano solo i prodotti in vendita: sul sito, infatti, ampio spazio è dedicato a consigli di salute e benessere che, nonostante i vari disclaimer e scarichi di responsabilità, si configurano a volte come vere e proprie ricette o terapie, generalmente basate sui classici precetti della medicina tradizionale e “alternativa”.

Dopo la sentenza dello scorso settembre molti scienziati, divulgatori e altri stakeholder della corretta informazione scientifica (ma, come vedremo, anche investitori che non si preoccupano delle possibili conseguenze della diffusione di affermazioni pseudoscientifiche) hanno puntato i loro riflettori su Goop come mai prima, con esiti a volte controproducenti. David Gorski, fondatore del sito Evidence-Based Medicine ma anche del più spregiudicato blog Respectful Influence sotto lo pseudonimo di Orac, denuncia da tempo i contenuti pseudoscientifici del sito di Gwyneth Paltrow, e negli scorsi giorni ha criticato aspramente la decisione di Netflix di mandare in onda una docu-serie proprio incentrata sul sito e sulla sua genesi, dal titolo the goop lab, anche perché – a suo dire – l’immagine promozionale usata come locandina pare essere un riferimento proprio alla sentenza di colpevolezza dello scorso settembre, e Gwyneth Paltrow, sorridente di fronte a una scenografia che ancora una volta richiama una vagina, soddisfatta del successo con cui è riuscita a trasformare una potenziale visibilità negativa in un’ondata di pubblicità gratuita. Una pubblicità offerta in primis da chi vorrebbe denunciare i comportamenti di vendita del sito: che si tratti di un’operazione di marketing previdente o semplicemente dello sfruttamento di un’opportunità di guadagno, la sanzione per pubblicità ingannevole è costata “solo” 145.000 dollari, a fronte dei ricavi, probabilmente milionari, che si possono ottenere grazie a un’incrementata visibilità, come dimostrano le varie nuove collaborazioni stipulate negli scorsi mesi dalla Goop Inc.

Guadagni che entrano nelle casse dell’azienda, la quale apparentemente sembra non sentire una responsabilità – perlomeno morale – nei confronti della salute dei propri clienti, che la mettono a rischio fidandosi dei consigli di un volto noto. Tutta la pericolosità delle tesi pseudoscientifiche viene infatti concentrata su una sola piattaforma, dalla quale viene diffusa e amplificata senza alcuno scrupolo, ma anzi sotto le sembianze di un progressismo femminista davvero subdolo, perché finalizzato alla vendita, e non certo all’empowerment.