L’Australia brucia: siamo tutti coinvolti

di Mario Nejrotti

Un bollettino di guerra

L’Australia brucia ancora. Anche se ha incominciato a piovere e le fiamme rallentano, la stagione dei roghi è appena incominciata.

Le vittime umane sono 28 al momento, decine di migliaia gli sfollati, anche le comunità indigene sono costrette a fuggire, un miliardo di animali uccisi dal fuoco, interi ecosistemi unici al mondo scomparsi.

Questo il bollettino del disastro ambientale che si sta consumando nel continente australiano causato dalle variazioni climatiche, che sembrano ormai aver superato ogni livello di equilibrio e stanno mostrando il loro volto più tragico.

Influenza immediata e a distanza sulla salute

Le immagini drammatiche, che riempiono i media in questi giorni e che destano orrore e preoccupazione, spesso distolgono dalle conseguenze inevitabili di questi immensi incendi sulla salute in senso globale degli abitanti della Terra.

Un  Editoriale di Lancet,

 fa il punto sulla situazione sanitaria presente e futura generata da questo immane disastro.

Ci sono bisogni immediati a partire dalla sicurezza dei vigili del fuoco, dei soccorritori e di tutte le persone scampate e sfollate. Occorre organizzare rifugi, procurare per mesi probabilmente cibo e acqua, cure di emergenza per i feriti e gli intossicati, consulenza psicologica per i traumatizzati dagli eventi, dal dolore per la perdita di congiunti e delle loro cose. L’organizzazione sanitaria, specie psicologica in aree remote è sempre stata difficile ed ora questi problemi sono esacerbati dal disastro.

L’accesso alle cure essenziali e ai servizi della assistenza primaria nelle comunità rurali e isolate è molto deficitario. Gli sforzi necessari, imposti dall’emergenza, sono enormi e non corrispondono ad una consolidata programmazione a tutti i livelli amministrativi (locale, statale e federale).

Le città non sono risparmiate

Intere città come Sydney, Melbourne e Canberra sono avvolte da nuvole di fumo, a volte per giorni e giorni, mentre la loro popolazione è costretta a respirare un’aria che improvvisamente è diventata la peggiore del mondo. La devastazione dei prodotti di sussistenza e dei mezzi per produrli e di molte imprese economiche avrà un forte impatto sui determinanti sociali della salute per parecchi anni a venire.

La salute pubblica è stata messa in ginocchio in diverse aree come Victoria, nel Nuovo Galles del Sud e nel Queensland. Sandro Demaio, Amministratore delegato della Victorian Health Promotion Foundation (VicHealth),   ha dichiarato a The Lancet: “Oltre l’immediato pericolo fisico, derivante dagli incendi stessi e l’isolamento di intere comunità, trascurate dal potere e letteralmente tagliate fuori dalle comunicazioni e persino dall’accesso stradale, c’è il rischio di esposizione prolungata al fumo, che è particolarmente preoccupante per i bambini, gli anziani e quelli con difficoltà respiratorie inclusa l’asma. Questi incendi stanno influenzando la qualità dell’aria di milioni di persone, anche in Nuova Zelanda e in Sud America.”

 Tutti siamo coinvolti

Gli effetti di incendi di tali proporzioni ricadranno sicuramente sulla salute di tutto il pianeta con danni che al momento non sono quantificabili.

Habitat unici e rari sono andati distrutti e questo non potrà non coinvolgere le comunità indigene che ad essi erano profondamente legate. La distruzione della biodiversità influenzerà culture e gruppi linguistici già fragili. La diaspora delle comunità disperderà interi patrimoni culturali che dipendono dalla tradizione orale e che hanno una storia di simbiosi con la natura che sopravvive da 65.000 anni.

Gli incendi erano prevedibili e gli scienziati che studiano il clima lo avevano affermato più volte, avvertendo che l’aumento della temperatura e il conseguente cambiamento del clima avrebbe modificato il normale andamento stagionale, spostando le date di inizio e fine delle stagioni a rischio di incendi.

Appelli inascoltati

 L’Australian Medical Association  aveva avvisato già dal settembre 2019 che i cambiamenti climatici avrebbero causato un’emergenza sanitaria. Anche gli appelli dei vigili del fuoco sono stati ignorati per più di 4 mesi. Gli esperti del Paese affermano che il radicalizzarsi della lotta politica locale per il potere, a scapito di un efficace governo del bene pubblico, e la negazione dei risultati scientifici degli esperti del clima, hanno ostacolato la risposta al disastro.

Il popolo australiano sta reagendo in modo coraggioso e positivo. Attivisti, artisti scrittori e i cittadini si sono mobilitati nei soccorsi e nella raccolta fondi a livello nazionale e internazionale, per far fronte all’emergenza, ma quello che si teme è lo scadere dell’interesse internazionale con il passare del tempo.

Le cause profonde di un disastro annunciato

Rimane un’incognita fondamentale, sostiene l’editoriale, la presa di coscienza del problema ambientale da parte dei politici australiani.

Essi hanno invitato la popolazione a contrastare il problema, generato da questo disastro ecologico, con resilienza e adattamento, dimostrando di voler ignorare gli ovvi limiti di questa strategia. Pare che si voglia evitare il nodo centrale della questione, generato dal potere incontrastato dell’industria dei combustibili fossili. Infatti, l’Australia è uno dei pochi Paesi dell’ Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico   (OCSE)  che sta ancora aprendo nuove miniere di carbone, evitando di riflettere sul continuo danno che ciò arreca alla salute umana del continente e del pianeta.

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