Spiegato il meccanismo che rende la cannabis efficace contro l’ansia

di Luca Mario Nejrotti

Uno studio recente mostra che una molecola prodotta dal cervello, naturalmente implicata nella riduzione dello stress, attiva gli stessi recettori stimolati dalla marijuana.

La gestione dello stress.

I ricercatori del Vanderbilt University Medical Center, finanziati dal National Institute of Mental Health (vedi) hanno analizzato il modo in cui opera il cervello sotto stress evidenziando come i meccanismi naturalmente implicati nell’arginare l’ansia possono essere anche stimolati allo stesso modo dai cannabinoidi.

Problema globale.

Lo studio è stato pubblicato su Neuron e commentato su Scienze Daily (vedi). Esso potrebbe spiegare scientificamente il motivo per il quale alcune persone trovano beneficio nella marijuana quando sono angosciate o sotto stress. Potrebbe anche significare che i trattamenti farmacologici che aumentano i livelli di questa molecola, nota come arachidonoilglicerolo (2-arachidonoilglicerolo,2-AG), nel cervello potrebbero regolare l’ansia e i sintomi depressivi nelle persone con disturbi legati allo stress, evitando potenzialmente di fare affidamento sulla marijuana medica o trattamenti simili.

Uomini e topi.

Come sempre, gli eroi silenziosi e reticenti di queste ricerche sono i topi, il cui processo di reazione all’ansia è stato valutato dagli scienziati. Quando i topi sono esposti a stress acuto, lo sbarramento della connessione legata all’ansia tra l’amigdala e la corteccia frontale scompare temporaneamente, causando il manifestarsi fisico dei comportamenti dovuti all’angoscia e all’agitazione. In questo sbarramento è coinvolta la molecola 2-AG.

“Il circuito tra l’amigdala e la corteccia frontale ha dimostrato di essere più forte negli individui con determinati tipi di disturbi d’ansia. Man mano che le persone o gli animali sono esposti allo stress e diventano più ansiosi, queste due aree del cervello si incollano insieme e la loro attività diventa più forte insieme “, ha dichiarato Sachin Patel, MD, PhD, autore corrispondente e direttore della Divisione di Psichiatria Generale presso il Vanderbilt University Medical Center.

Nei soggetti affetti da patologia e disturbi legati all’ansia, queste due regioni sono strettamente connesse e vi è un collasso nel sistema di regolazione endocannabinoide, che include il 2-AG.

Progetti futuri.

Ora si tratta di comprendere come mai non tutti sviluppano un disturbo psichiatrico dopo l’esposizione al trauma, e quindi come il sistema di regolazione possa mantenersi.

Lo studio ha anche scoperto che la segnalazione tra l’amigdala e la corteccia frontale può essere rafforzata attraverso manipolazioni genetiche che compromettono la segnalazione endogena di cannabinoidi in questo percorso, facendo sì che i topi diventino ansiosi anche senza esposizione allo stress in alcuni casi. Questa scoperta dimostra che il sistema di segnalazione dei cannabinoidi che sopprime il flusso di informazioni tra queste due regioni del cervello è fondamentale per stabilire il livello di ansia negli animali.

Pur avendo osservato il fenomeno, restano ancora da stabilire con esattezza le cause e il motivo per il quale dopo alcuni giorni la mediazione tra amigdala e corteccia frontale sia ripristinata.

Infine, un altro campo di studio della squadra di ricerca è il valutare come il sistema reagisca a forme più croniche di stress e a determinare se ci siano altre esposizioni ambientali che compromettono o migliorano questo sistema per regolare il comportamento.

Fonti.

https://www.cell.com/neuron/fulltext/S0896-6273(19)31090-6

https://www.sciencedaily.com/releases/2020/01/200113111141.htm