Google e i probiotici

di Luca Mario Nejrotti

I primi risultati riguardanti i probiotici che compaiono ricercando l’argomento su Google sono totalmente inaffidabili.

Crescita inarrestabile.

Le bugie hanno le gambe corte, ma non si sa perché corrono velocissime dappertutto, e arrivano sempre per prime.

Un articolo su Popular Science (vedi) riporta l’attenzione sugli integratori, e in particolare sui probiotici e sui loro presunti benefici all’organismo.

Abbiamo già visto che si tratta di un settore di mercato in enorme, e sostanzialmente immotivata, crescita (vedi): si prevede che il mercato aumenterà del 7,5 percento e raggiungerà oltre $ 76 miliardi entro il 2024.

Anche se per la maggior parte i probiotici mancano di solide prove scientifiche a favore, i marchi di integratori affermano che l’uso quotidiano può alleviare i problemi digestivi e ridurre il rischio di cancro al colon, tra gli altri, oltre ad una lunga lista di dubbi benefici.

Tuttavia, quando i consumatori cercano di chiarire informazioni online, i risultati per i probiotici sono in gran parte promozionali e possono potenzialmente indurre in errore i consumatori.

Questione di precedenza.

Chi usa motori di ricerca come Google per trovare informazioni sui probiotici, accede esclusivamente a fonti commerciali e notiziari, secondo un recente studio di Frontiers in Medicine. Questi siti spesso non riescono a dipingere un quadro completo, quindi quando cercano di acquistare l’ultimo ritrovato in pillola o la più efficace bevanda alla kombucha (vedi), i consumatori possono perdere informazioni fondamentali sugli effetti collaterali e sull’’efficacia complessiva.

I siti che scalano le classifiche nei motori di ricerca, guadagnandosi i primi posti sono sempre quelli commerciali, che possono permettersi campagne apposta, totalmente inarrivabili per i siti scientifici.

Stiamo appena cominciando a comprendere il funzionamento del nostro microbiota, dovremmo quanto meno essere cauti nel turbarne gli equilibri con aggiunte non verificate.

Eppure, Google sarebbe progettato per dare priorità ai siti Web con informazioni complete e scientificamente accurate, in particolare portali sanitari online. L’algoritmo del motore di ricerca dà la priorità alle fonti primarie e alle informazioni di “altissima qualità”, secondo un annuncio di settembre 2019 (vedi). Tuttavia, ciò non si riflette nei risultati effettivi, tanto che la verifica sul database Cochrane ha mostrato la totale inaffidabilità dei primi risultati, secondo il Professor Pietro Ghezzi della Brighton and Sussex Medical School e la sua squadra.

Stomaci forti.

In realtà sembra che il tratto gastrointestinale sia in grado di resistere alla colonizzazione di microbi estranei, salvo quando sia già di suo compromesso, per esempio a causa degli antibiotici, in questo caso i probiotici potrebbero persino ritardare il recupero del sistema digestivo; dopo che l’intestino accetta i probiotici, la mucosa del tratto gastrointestinale sembra impiegare più tempo a guarire.

La resistenza probiotica dipende dal singolo individuo, a causa di una combinazione unica, di genetica, sistema immunitario e microbi dell’apparato digerente. Alcuni batteri, per esempio, secernono peptidi antimicrobici, sostanzialmente antibiotici naturali, che potrebbero accettare o fermare i ceppi probiotici popolari, a seconda della persona.

Pertanto, gli onnipresenti integratori sugli scaffali dei negozi probabilmente non funzionano per tutti.

Gli scienziati non comprendono appieno questa complessa variabilità, anche se è chiaro che i probiotici efficaci devono essere adattati all’individuo. In futuro, il campo della biologia sintetica mira a fare proprio questo: utilizzando strumenti all’avanguardia come CRISPR-Cas (vedi), i ricercatori sperano di progettare ceppi probiotici migliorati e adattati alle esigenze dei singoli individui.

Fonti.

https://www.popsci.com/story/health/probiotics-misleading-information/

https://www.blog.google/products/search/original-reporting/