Gestione del paziente con multimorbidità: risultati non conclusivi per uno studio inglese

di Maria Rosa De Marchi

Uno dei principali problemi che i clinici si ritrovano ad affrontare, con l’invecchiamento e il progressivo aumentare dell’età media della popolazione, è la gestione delle multimorbidità, cioè la presenza contemporanea di più patologie croniche, la cui prevalenza secondo alcuni studi varia dal 55% fino al 98% nella popolazione anziana1. I percorsi terapeutici sono spesso mal coordinati e disgiunti, caratteristiche che aggravano non solo il peso economico del fenomeno sul sistema sanitario, ma anche il carico psicologico del paziente e dei caregiver.

Il paziente al centro nel piano di interventi 3D

Il piano di interventi 3D è stato sviluppato nel Regno Unito dall’Università di Bristol nel tentativo di migliorare l’approccio al problema in contesti di cura primaria. Il sistema 3D mira a porre il paziente al centro aumentando il suo peso nel processo decisionale relativo alle cure e il suo coinvolgimento; anche il medico di medicina generale, secondo questa visione, è un elemento centrale nel garantire la continuità di cure del paziente. L’approccio si focalizza su tre punti: dimensione della salute (qualità di vita del paziente), identificazione e trattamento della depressione e semplificazione del trattamento farmacologico (dimension, depression e drugs).

Il sistema 3D: collaborazione tra personale infermieristico, medico e farmacisti

La validità del metodo 3D è stata testata con uno studio randomizzato e i risultati sono stati pubblicati in varie fasi dal 2018 fino all’ultima pubblicazione, di pochi giorni fa, su BMJ Open. Nello studio sono stati paragonati il metodo 3D rispetto alle normali tecniche di gestione dei pazienti con multicomorbidità di 33 centri in Inghilterra e Scozia, arruolando in totale 1546 pazienti. I pazienti arruolati con multimorbidità avevano almeno tre o più patologie croniche, tra quelle definite tali dal National Health Service (NHS).

Nel braccio dello studio clinico in cui si è utilizzato il sistema 3D, lo staff clinico si è sottoposto a due mezze giornate di formazione e i pazienti si sono sottoposti a sei appuntamenti mensili in cui personale infermieristico ha valutato a livello globale lo stato di salute, raccolta di informazioni clinicamente rilevanti; un farmacista ha effettuato una revisione del piano terapeutico e un medico di medicina generale ha discusso in modo approfondito con il paziente riguardo al suo stato di salute.

Per ogni paziente è stato formulato un piano sanitario individualizzato che delineava le priorità nella gestione delle diverse patologie. L’outcome primario per lo studio era la valutazione della qualità di vita a 15 mesi dalla randomizzazione, utilizzando l’indice EQ-5D-5L, per il paziente; il punto di vista del personale sanitario coinvolto è stato valutato con un’analisi costo-efficacia nei 15 mesi di follow-up.

Risultati non conclusivi secondo il gruppo di studio

Lo studio ha dato risultati non conclusivi: a 15 mesi non sono state trovate variazioni statisticamente significative per quanto riguarda il valore di QALY (Quality Life Adjusted Years, misura che combina insieme la durata della vita con la qualità della stessa) e per i costi (differenza di 126 sterline tra il braccio di intervento, in cui è stato usato il sistema 3D, rispetto al braccio di controllo).

Le piccole differenze in esiti e costi sono state valutate dagli studiosi consistenti con variazioni probabilistiche, quindi non sostanziali; al momento quindi non è possibile stabilire vantaggi e svantaggi in termini qualitativi e quantitativi dell’approccio 3D.

I risultati riflettono in qualche modo i risultati relativi allo studio precedentemente pubblicati su The Lancet, in cui si evidenziava che i pazienti in cura con il sistema 3D sperimentavano una migliore qualità delle cure, ma che diversi indicatori relativi alla qualità di vita, come mobilità, cure personali, dolore, ansia e depressione, non miglioravano in modo significativo.

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  1. Marengoni A, Angleman S, Melis R, et al. Aging with multimorbidity: a systematic review of the literature. Ageing Res Rev2011; 10:430–9.doi:10.1016/j.arr.2011.03.003.