Premenopausa: che cos’è, come si riconosce

Se non avete mai sentito il termine “premenopausa”, non siete i soli. Spesso, quando una donna comincia a percepire i primi sintomi di quella che chiama menopausa, in realtà sta parlando della premenopausa, uno stato transitorio durante il quale il corpo si prepara a interrompere l’ovulazione.

“Tecnicamente, la menopausa è un solo giorno nella vita di una donna”, afferma la dottoressa Jennifer Payne, a capo del Women’s Mood Disorders Center della Johns Hopkins University, “ovvero il giorno esatto in cui non ha avuto mestruazioni per dodici mesi. A essere problematico è il lasso di tempo che conduce alla menopausa.”

Lasso di tempo che può cominciare prima di quanto si pensi: molte donne riferiscono infatti di aver dovuto richiedere, tra i trentacinque e i quarant’anni, assistenza medica in relazione alla premenopausa. È infatti possibile che una donna cominci a notare dei cambiamenti intorno a quest’età: la maggior parte delle donne arriva alla menopausa tra i quarantacinque e i cinquantacinque anni, ma la premenopausa può cominciare nei dieci anni precedenti. E circa l’1% delle donne negli Stati Uniti arriva alla menopausa a quarant’anni, se non prima. Per l’Italia, i dati più aggiornati sulla menopausa sono stati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità nel 2008, e risultano quindi piuttosto datati.

Quali sintomi bisogna aspettarsi?

Il sintomo riscontrato con maggiore frequenza è quello dei cambiamenti nel ciclo mestruale, come spiega a NPR la psichiatra Hadine Joffe, direttore esecutivo del Connors Center for Women’s Health and Gender Biology del Brigham and Women’s Hospital di Boston. “È lo schema del ciclo mestruale quello che davvero definisce il periodo che precede la menopausa. Durante la premenopausa le mestruazioni possono durare meno o di più rispetto agli anni precedenti, possono anche saltare del tutto, o si possono notare differenze nel flusso.”

Non c’è esame del sangue o esame ormonale che possa “diagnosticare” la premenopausa. Un test ormonale non risulta efficace, poiché durante questo periodo il ciclo ormonale diventa irregolare e imprevedibile.

“I sintomi della sindrome premestruale possono modificarsi, attenuandosi o inasprendosi”, aggiunge la dottoressa Cynthia Stuenkel, uno dei membri fondatori della North American Menopause Society, docente ed endocrinologa alla School of Medicine della University of California di San Diego. “Le donne potrebbero notare differenze nel seno, o cambiamenti d’umore che in passato non avevano.” Durante la premenopausa possono infatti insorgere disturbi dell’umore e addirittura depressione, soprattutto nelle donne che ne abbiano già sofferto in precedenza.

E certamente molte donne, anche se non tutte, soffrono di vampate di calore, anche se talvolta non le riconoscono come tali. “Non è facile, perché nessuno ci ha mai spiegato come si presenti una vampata di calore. Alcune donne pensano di aver avuto attacchi di panico, o magari palpitazioni: è una sensazione che può fare molta paura.”

Altri sintomi comuni sono la maggior frequenza di infezioni del tratto urinario, difficoltà a dormire la notte, secchezza vaginale che può anche rendere doloroso l’atto sessuale, sudorazione notturna e un calo della libido.

Esistono terapie per i sintomi?

Alcuni sintomi, come un ciclo più intenso o irregolare, possono essere controllati con un contraccettivo orale, che può “bloccare le fluttuazioni ormonali del corpo”, spiega Stuenkel. Questi farmaci possono essere utili anche per tenere sotto controllo le vampate di calore.

In alcuni casi, i medici possono prescrivere terapie ormonali per la menopausa, o dosaggi ormonali molto bassi che aiutino a regolare i livelli di estrogeni. Secondo Stuenkel non è una terapia che possa essere utilizzata per tutte le pazienti, ma non deve neanche essere così malvista come spesso è. In passato molti medici hanno evitato questo tipo di terapia, preoccupati per i possibili effetti collaterali, ma oggi la maggior parte di loro prescrive terapie ormonali, raccomandando di solito dosaggi più bassi e per periodi di tempo inferiori rispetto a quanto veniva fatto in precedenza.

Per le donne che non possono assumere estrogeni, o che non vogliono farlo, Stuenkel indica alcuni farmaci nella classe degli antidepressivi, come SSRI e SNRI, che possono aiutare contro le vampate di calore. “Non sono perfetti, ma possono attenuare i sintomi abbastanza da permettere un sonno migliore.”

C’è poi una grande varietà di trattamenti che non implicano ormoni né medicinali, anche questi in grado di gestire i sintomi, alcuni dei quali hanno prove significative a sostegno della loro validità. Nel 2015 una commissione di esperti della North American Menopause Society ha sottolineato come la terapia cognitiva o l’ipnosi possano avere effetti significativi nel trattamento delle vampate di calore. La stessa commissione ha anche evidenziato come i rimedi popolari a base di erbe non abbiano invece nessun effetto.