Coronavirus: i dati dalla comunità scientifica

Quasi un mese fa il nuovo ceppo di coronavirus di cui si può tracciare l’origine a Wuhan, provincia della Cina, causava il primo decesso. Ad oggi le autorità sanitarie cinesi e internazionali si sono mosse su più fronti per arginare la diffusione del virus, dalla costruzione in tempo record di un ospedale da mille posti letto a Wuhan al controllo costante della comparsa e della gestione di nuovi casi al di fuori della provincia cinese.

In Italia il Ministero della Salute ha predisposto un rafforzamento del servizio di sorveglianza dei voli intercontinentali e di canali sanitari preferenziali. Nessun tono allarmistico per ora, quindi: OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ed ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control) ritengono al momento moderata la probabilità di diffusione del virus nell’Unione Europea.

Nel frattempo, lo studio del virus viene velocizzato da numerosi contributi scientifici: The Lancet collabora pubblicando una serie di articoli open source pubblicati nella seconda metà di gennaio e incentrati sulle caratteristiche ad oggi conosciute del nuovo agente patogeno.

Uno di questi riguarda le analisi genetiche effettuate sulla sequenza del coronavirus, isolato dai ricercatori cinesi e battezzato in maniera provvisoria 2019 novel coronavirus (2019-nCoV). Il patogeno era stato prelevato tramite lavaggio broncoalveolare su nove pazienti, otto dei quali avevano visitato il mercato del pesce di Wuhan dal quale sembra sia partita l’epidemia.

La genetica del “nuovo” coronavirus

Tramite il sequenziamento di nuova generazione è stato possibile ottenere la sequenza ed effettuare analisi filogenetiche che permettessero di comprendere meglio l’origine del virus. Le analisi di omologia hanno mostrato che la sequenza del virus è molto vicina a due virus identificati in Cina nel 2018 che avevano causato sindrome respiratoria acuta (SARS), trasmessi dai pipistrelli (identità all’88%) ma che invece il virus responsabile delle polmoniti di Wuhan è più distante dal coronavirus responsabile di SARS già noto (identità al 79%) e che pertanto può essere considerato “nuovo”.

Febbre e tosse le caratteristiche dei pazienti

In un altro articolo, sempre edito da The Lancet, sono stati pubblicati dati che riguardano statistiche e condizioni di salute dei pazienti contagiati. Al 2 gennaio 2020 dei 41 pazienti di cui era stato accertato il contagio, il 73% era di sesso maschile e il 32% soffriva di altre patologie come diabete, ipertensione o malattie cardiovascolari.

L’età media era 49 anni e il 66% dei pazienti aveva visitato il sito di inizio del contagio, il mercato del pesce di Huanan. I sintomi principali all’esordio della polmonite erano febbre (98% dei pazienti), tosse (76%), mialgia o affaticamento (44%); altri sintomi meno comuni erano produzione di espettorato, mal di testa, emottisi e diarrea.

Un identikit del paziente “tipo”

Le statistiche cambiano con uno studio successivo sulla diffusione del virus: in una ulteriore analisi di 99 pazienti contagiati, il 49% era entrato in contatto con il mercato del pesce; l’età media rimane alta attestandosi sui 55,5 anni e la metà dei pazienti aveva patologie croniche pregresse. L’identikit del paziente “tipo” del nuovo coronavirus è anziano, di sesso maschile, con comorbidità.