Ancora un commento sui determinanti sociali. Svolta negli States: nuovi indicatori di salute

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

“Una svolta epocale di pensiero”, basata sui concetti di benessere ed equità. Così il Lancet, in un editoriale, giudica la svolta incipiente nel modo in cui gli Stati Uniti misureranno la salute dei propri cittadini.

Il governo statunitense sta preparando ed emanerà entro l’anno Healthy People 2030 (1), la nuova versione della Healthy People Initiative, che ogni decennio stabilisce gli obiettivi nazionali di prevenzione e promozione della salute. Un documento fondamentale anche perché molti dipartimenti di salute pubblica, statali e locali, allineano le loro priorità a quelle qui delineate.

Ora un comitato delle National Academies of Sciences, Engineering, and Medicine, su incarico del governo stesso, propone quali indicatori fondamentali di salute andrebbero a suo avviso inclusi nell’Initiative e monitorati nel decennio a venire. Riprendendo qualcuno degli oltre 350 obiettivi generali già previsti nella bozza dell’Initiative, ma aggiungendone parecchi nuovi, il rapporto propone dunque 34 Leading Health Indicators che individuano, fra tutte, le questioni di massima priorità. E fra queste, oltre a misure classiche dello stato di salute e della sanità, quali l’aspettativa di vita, i livelli di disabilità, indici di salute mentale o tassi di vaccinazione, ne propone altre: per esempio la prevalenza di esperienze avverse nell’infanzia, un indice dei livelli di segregazione abitativa su basi “razziali” ed etniche (cioè quanto neri, bianchi e altri gruppi etnici tendano a vivere insieme o in quartieri distinti), due indicatori degli effetti sulla salute del cambiamento climatico, e persino la proporzione di persone che va a votare, presa come misura dell’impegno civico.

“Per tradizione si usavano indicatori riguardanti malattie o comportamenti di rilievo sanitario, come la diffusione del diabete o l’introito medio di verdure. Viceversa, gli indicatori raccomandati per il 2030 si concentrano più su circostanze sociali, ambientali ed economiche legate a doppio filo alla salute pubblica, come la povertà o il degrado dei quartieri”, spiega George Isham, del HealthPartners Institute, a capo del comitato che ha stilato il rapporto (1).

La scelta è condivisa appieno dal Lancet (2): i nuovi indicatori non si limitano più a misurare direttamente le capacità del sistema sanitario di erogare le sue prestazioni, ma si concentrano specificamente su benessere ed equità, ed esaminano “povertà, razzismo e discriminazione come cause primarie delle disuguaglianze di salute”, rimarca l’editoriale. Così quantificano “come le persone vivono le loro vite, plasmate dal contesto più generale delle policy e dei sistemi che li riguardano, delle strutture sociali e delle forze economiche”.

Un approccio simile, osserva il Lancet, richiederà appunto un cambio epocale di prospettiva: passare da un’idea di salute basata su malattia, interventi medici e ospedali a una fondata sul miglioramento dei determinanti sociali della salute. Un’idea portata avanti per oltre trent’anni da Michael Marmot, specialista di epidemiologia e salute pubblica allo University College London, che ha guidato una commissione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità dedicata al tema e 15 anni fa, sul Lancet, scriveva che “una differenza di aspettativa di vita di 48 anni fra paesi diversi e di oltre 20 anni tra popolazioni di uno stesso paese non è inevitabile. Un’immensa mole di ricerche identifica fattori sociali, e non biologici, alla base di molte di queste disparità. Lo stato di salute, quindi, dovrebbe essere al centro delle preoccupazioni dei decisori di ogni settore e non solo di chi fa le politiche sanitarie” (3).

Un cambiamento simile – conclude l’editoriale – migliorerebbe senza dubbio la salute di molti americani emarginati, che oggi non possono permettersi terapie costose, e spingerebbe gli USA a mettersi in linea con l’idea di salute ormai affermatasi nel resto del mondo. “Non c’è dubbio: il governo dovrebbe senz’altro dare ascolto al rapporto e adottare questi indicatori” (2).

Potremmo migliorare la salute e l’equità nella salute includendo tutti nella società: sviluppo infantile, istruzione, condizioni di lavoro e di occupazione, circostanze favorevoli per le persone anziane, comunità resilienti. Ma dobbiamo volerlo. Le grandi disuguaglianze di reddito e di condizioni sociali possono essere una causa della mancanza di coesione sociale, ma possono essere anche un sintomo. Sir Michael Marmot, “La salute disuguale”

Bibliografia

  1. National Academies. Leading health indicators 2030: advancing health, equity, and well-being.
  2. Editorial. New health indicators for America: aiming to shift practice. Lancet 2020; 395: 312.
  3. Marmot M. Social determinants of health inequalities. Lancet 2005; 365: 1099-104.