L’innovazione in medicina e in sanità passa anche attraverso la paura e il coraggio

Paura e coraggio. Possibile che l’innovazione in sanità passi anche per questi sentimenti? Senza dubbio. Lo hanno dimostrato chiaramente a “4Words – Le parole dell’innovazione in sanità” Francesca Fedeli –fondatrice di FightTheStroke, fondazione che grazie alla combinazione di tecnologia, design e scienza aiuta i bambini con paralisi cerebrale infantile e le loro famiglie – e John Mandrola cardiologo, elettrofisiologo del Baptist Health di Louisville (Kentucky).

“I termini paura e coraggio non sono due contrari. Sono forse più un’antinomia, due termini complementari, perché spesso l’uno scaturisce dall’altro, l’uno influenza l’altro”, ha spiegato Camilla Alderighi, cardiologa dell’IRCCS Fondazione Don Carlo Gnocchi di Firenze, che ha aperto la sessione. E per Francesca e suo marito Roberto è stato proprio così: hanno preso la paura, la più grande di un genitore – quella che il futuro del proprio bambino sia compromesso e che loro non possano fare nulla per cambiare la situazione – e l’hanno trasformata in coraggio.

Nel coraggio, per esempio, di non rassegnarsi alle opportunità offerte, ma crearne di nuove per il loro bambino e per tutti gli altri colpiti dallo stesso male. Coraggio di innovare attraverso un ecosistema di competenze diverse e in cui vi è una maggiore simmetria tra pazienti e medici, coraggio di scegliere di cambiare la situazione attuale che non avrebbe portato a nessun miglioramento.

E proprio quello della scelta, della difficoltà di scegliere e di come scegliere è stato l’altro tema centrale di questa sessione, come ha sottolineato Guido Giustetto, presidente dell’Omceo di Torino, anche lui protagonista in qualità di discussant. Come scegliere in maniera consapevole? In che direzione scegliere?

Se quella di Francesca Fedeli è stata, anche inevitabilmente, una scelta in direzione di cambiamento, al contrario la scelta di cui John Mandrola si fa portavoce è quella in favore di un non cambiamento, o meglio di un approccio slow alla medicina e alla pratica clinica in cui non ci sia cambiamento senza prove affidabili che la via nuova sia migliore. Un approccio che lui stesso definisce “conservativo”.

“La relazione di Mandrola ha cercato di farci vedere come molto spesso nella letteratura medica e anche nell’attività medica si tende a privilegiare ciò che è nuovo, ciò che sembra possa aggiungere dei benefici agli atti medici senza però poi dare dei benefici reali degli esiti significativi nei pazienti”, ha spiegato Guido Giustetto a margine dell’evento.

Mandrola infatti mostra come fin troppo spesso, in una società eccessivamente medicalizzata, qual è la nostra, in cui i sani sono visti più come “potenziali malati”, innovazioni dai benefici dubbi o marginali siano adottate senza essere messe in discussione, senza vantaggi per i pazienti. Egli si fa invece portavoce di prudenza, di consapevolezza della “differenza tra progresso e propaganda, tra benefici marginali e sostanziali”, come sottolineato da Alderighi. Di una ricerca di “prove scientifiche affidabili, riproducibili, quanto più possibile scevre da bias e conflitti di interesse”, di un approccio verso il paziente che lui definisce di shared understanding of medicine: ovvero di una consapevolezza condivisa tra medico e paziente dei rischi i e benefici degli interventi terapeutici in termini assoluti e non relativi.

Un approccio che in questi tempi di alte vette tecnologiche può sembrare anacronistico e reazionario ma che invece non lo è. È invece, appunto, anch’esso un approccio innovativo (sicuramente controtendenza) e di grande coraggio: il coraggio di non farsi prendere dalla paura di restare indietro e di scegliere sulla base di ciò che è meglio per il paziente.

Ed è qui che tornano ad incontrarsi le due relazioni, i due approcci: in entrambi il paziente è al centro, il suo maggior vantaggio e minimo danno; ed è un paziente partecipe, consapevole e protagonista.

La sessione “Paura/Coraggio” è solo una delle quattro che hanno dato forma al congresso 4Words, giunto alla sua quarta edizione, lo scorso 30 gennaio a Roma. Le altre parole chiave protagoniste della giornata sono state: “Revolution”, “Reti/Network” e “Sostenibilità”. Una sessione quest’ultima di grande sostanza che ha visto Sir Michael Marmot e Richard Wilkinson sottolineare entrambi come la strada per la sostenibilità passi per la lotta alle diseguaglianze, anche nell’ambito della salute.