Farmaci

L’iniziativa privata può contribuire alla riduzione dei prezzi dei farmaci

di Luca Mario Nejrotti

Un recente studio mostra che le iniziative per ridurre la spesa in farmaci negli Stati Uniti possono anche partire dal settore privato, e non solo dai legislatori.

Lo studio.

Di recente, negli USA alcuni datori di lavoro e compagnie assicurative hanno adottato prezzari dei farmaci per incoraggiare i propri utenti ad assumere i farmaci meno cari.

Il sistema è semplice: l’assicurazione o il datore di lavoro vanno a coprire solo il prezzo del farmaco meno costoso. I pazienti che nonostante ciò assumono le medicine più care dovranno pagare la differenza per intero.

Uno studio pubblicato su JAMA Network Open (vedi) ha analizzato la ricaduta che questi nuovi strumenti hanno sul mercato farmaceutico, scoprendo risultati interessanti per quanto non definitivi: l’adozione di prezzari è associata a una combinazione di prezzi più bassi pagati dai datori di lavoro e dalle assicurazioni e a una condivisione dei costi più bassa da parte dei dipendenti; si segnala, però, un ritardo importante, di circa due anni nella abitudini di prescrizione dei medici.

Spese più basse per amore o per forza.
Lo studio ha rilevato che, anche se i prezzi dei farmaci diminuivano, per effetto dell’adozione dei prezzari da parte di assicurazioni e datori di lavoro, per i primi due anni le spese della popolazione esaminata andavano aumentando. Questo perché, evidentemente, i medici per abitudine o perché richiesti dai propri pazienti, continuavano a prescrivere le medicine più costose, con conseguente aggravio di spesa.

Tuttavia, alla fine del periodo, dopo che molti pazienti erano passati a farmaci a basso costo, i prezzi dei farmaci e la ripartizione dei costi dei pazienti erano generalmente più bassi. Questi risultati suggeriscono che il settore privato possa intraprendere azioni significative per affrontare il problema degli alti costi dei farmaci soggetti a prescrizione medica senza l’intervento del governo.

Un sistema che non funziona.

Negli USA, finora, la combinazione di brevetti e assicurazioni ha imposto un continuo aumento dei prezzi dei farmaci. Inoltre, il secondo problema, e la probabile causa prossima di gran parte dell’attenzione politica, sono gli alti prezzi immediati che i pazienti sono tenuti a pagare. Queste spese si basano spesso sul prezzo di listino del farmaco anziché sull’importo effettivo pagato ai produttori (vedi).

Se pure lo studio mostra risultati molto incoraggianti, bisogna tenere conto del ritardo evidenziato: nel periodo immediatamente successivo all’implementazione dei prezzi di riferimento, la spesa dei dipendenti è aumentata considerevolmente. Anche se poi è diminuita nel tempo, la spesa media è aumentata di quasi il 10% nei primi 2 anni. È quindi importante studiare dei sistemi di ammortizzamento nei periodi di transizione.

Una seconda preoccupazione è che, a seconda della progettazione del programma assicurativo, i pazienti debbano ancora affrontare costi elevati anticipando le spese per il farmaco a basso prezzo.

Il settore privato può far parte di qualsiasi soluzione, tuttavia non si dovrebbe dimenticare che l’effetto sarebbe maggiore se molti datori di lavoro decidessero di agire. Solo una pressione diffusa sarà in grado di modificare i prezzi di lancio e i successivi aumenti di prezzo di nuovi farmaci.

Sebbene sia improbabile che le leggi del mercato possano risolvere da sole i problemi, le parti interessate private non sono impotenti, se sono disposte a progettare pacchetti di benefici che incentivino un uso più saggio e attento ai costi delle medicine.

Detto questo, sul lungo periodo puntare con tanta fiducia sui calmieri dei prezzi (perché in fondo di questo si tratta) non ha mai funzionato molto bene nel sistema capitalista, come già insegnava suo malgrado Diocleziano (vedi).

Fonti.

https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/fullarticle/2760028

https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/fullarticle/2760028