Linee guida USA: aumentare il consumo di latte. NEJM prova a fare chiarezza

di Mario Nejrotti

Latte e salute: un binomio assoluto?

Il latte vaccino fa bene, il latte vaccino fa male. Detrattori e sostenitori si danno spesso battaglia sulla rete a colpi di notizie spesso poco controllate e poco controllabili, talvolta promosse e sostenute dagli interessi dell’industria lattiero casearia. Queste affermazioni sensazionalistiche lontane dall’aiutare i cittadini, contribuiscono a confonderli e a far assumere abitudini alimentari poco consapevoli.

Un lungo articolo, del 13 febbraio 2020, sul New Englad Journal of Medicine  (NEJM.org ) fa chiarezza sulle influenze che una alimentazione, che preveda dosi aggiuntive di latte vaccino, può avere sulla salute umana in svariati campi: mineralizzazione delle ossa, obesità, malattie cardiovascolari, diabete, cancro, mortalità per tutte le cause.

Linee guida nutrizionali in USA

I prodotti lattiero-caseari  provenienti da mucche e altri mammiferi non umani sono uno dei componenti principali delle diete tradizionali occidentali, soprattutto nei climi freddi.

Negli USA attualmente  l’assunzione raccomandata di latte o porzioni equivalenti di formaggio, yogurt è di tre dosi da 237 ml al giorno per adulti e bambini di 9 anni o più. Una quantità sostanzialmente superiore all’attuale assunzione media tra gli adulti di 1,6 dosi al giorno.

Tale linea guida ha fatto discutere.

La raccomandazione è giustificata dal fatto che tale dose risulterebbe utile per il quantitativo necessario di calcio per ridurre il rischio di fratture ossee. Associato un tale beneficio supposto vi è,  però,  una concreta preoccupazione per la salute per un’elevata assunzione di prodotti lattiero-caseari , per i potenziali rischi ad essi associati.

L’articolo del NEJM raccoglie i dati e le riflessioni di un gruppo di istituzioni scientifiche e cliniche di Boston*

Alcune riflessioni

Gli Autori sottolineano che, poiché la funzione naturale del latte è nutrire e promuovere la crescita dei giovani mammiferi, esso contiene tutti i nutrienti essenziali, nonché molteplici ormoni anabolizzanti.

Inoltre, per aumentare la produzione di latte, le vacche sono incinte per la maggior parte del tempo in cui vengono munte, il che aumenta notevolmente i livelli di progestinici, estrogeni e altri ormoni nel latte.

Anche il processo di lavorazione ha molte potenziali implicazioni per la salute. Se la pastorizzazione riduce la trasmissione di brucellosi, tubercolosi e altri agenti patogeni, la fermentazione per produrre formaggio  e yogurt, denatura gli ormoni peptidici, altera gli antigeni delle proteine, riduce il contenuto di lattosio e influisce sulla composizione batterica. Il frazionamento del latte poi produce da un lato burro,dall’altro prodotti a ridotto contenuto di grassi e proteine del siero di latte. Inoltre,  molti prodotti  sono addizionati con vitamine A e D, senza che questo abbia effetti certi sulla salute.

Latte e prevenzione

Esaminando i vari aspetti di possibili influenze sulla salute gli Autori notano che per gli adulti l’evidenza complessiva non supporta un elevato consumo di latticini per la riduzione delle fratture, che è stata una giustificazione primaria per la formulazione delle attuali raccomandazioni statunitensi.

 Inoltre, il consumo totale di latticini non è stato chiaramente correlato al controllo del peso, ad eccezione del solo yogurt. Inoltre il loro abuso sarebbe collegato a rischi di diabete e malattie cardiovascolari, se confrontati con altre fonti di tipo vegetale. Più porzioni giornaliere di latticini aumentano probabilmente i rischi di cancro alla prostata e possibilmente di cancro all’endometrio, ma riducono il rischio di cancro colorettale.

È importante notare che gli effetti  positivi sulla salute riportati dai fautori del consumo di latticini dipendono fortemente dagli alimenti o dalle bevande specifiche con cui vengono confrontati.

Per molti risultati sul rischio cardiovascolare, infatti, i latticini si confrontano favorevolmente con la carne rossa lavorata o le bevande zuccherate, ma meno favorevolmente con le fonti di proteine vegetali come le noci o la soja.

Nell’articolo viene sfatata una supremazia positiva tradizionalmente presentata dalle pubblicità e dal marketing. Le revisioni di letteratura effettuate , non hanno stabilito un chiaro vantaggio del consumo di latticini a basso contenuto di grassi rispetto a quelli interi.

Alimentazione pediatrica e adulta

Gli effetti sui bambini sono meno chiari a causa delle loro maggiori esigenze nutrizionali  per la crescita,  i dati sono più limitati e il bilanciamento di rischi e benefici in età adulta non chiaro. Comunque, se il latte materno non è disponibile, quello vaccino può fornire un prezioso sostituto nella prima infanzia. L’elevata concentrazione di nutrienti del latte può essere particolarmente benefica nei Paesi in cui la qualità generale della dieta e l’apporto energetico sono bassi.

Gli estensori dell’articolo, Walter C. Willett, David S. Ludwig sostengono: “A nostro parere, l’attuale raccomandazione di aumentare notevolmente il consumo di latticini a 3 o più porzioni al giorno non sembra essere giustificata.”

L’assunzione ottimale di latte per una singola persona dipenderà dalla qualità generale della dieta. Se essa è bassa, soprattutto per i bambini in ambienti a scarso reddito, i latticini possono migliorare la nutrizione, mentre se è alta, per esempio, le due sostanze nutritive di primaria importanza, il calcio e la vitamina D (che è di particolare preoccupazione alle latitudini più elevate),possono essere ottenute da altri alimenti (per la vitamina A,  cavolo, broccoli, tofu, noci, fagioli e succo d’arancia fortificato e da integratori per la Vitamina D) , senza le potenziali conseguenze negative dei prodotti lattiero-caseari.

In conclusione,  il consiglio è che per gli adulti normo alimentati le dosi giornaliere di latte vanno da un minimo di zero ad un massimo di 2, a seconda dei gusti, badando all’apporto calorico giornaliero per evitare rischi di incremento ponderale.

Latte, ambiente e clima

Nell’articolo si cita un altro aspetto, di grande attualità, rispetto all’influenza indiretta che la produzione industriale di prodotti bovini può avere sulla salute umana: l’impatto sull’ambiente.

Hanno verificato la produzione di gas a effetto serra, il consumo e l’inquinamento dell’acqua e l’influenza degli allevamenti sulla resistenza agli antibiotici. Il loro impatto è potenzialmente da 5 a 10 volte maggiore, per unità di proteina, rispetto agli effetti della produzione di alimenti a base di soia, altri legumi e la maggior parte dei cereali.

Pertanto, le implicazioni ambientali, che avrebbe il raddoppio della produzione per soddisfare le attuali linee guida dietetiche degli Stati Uniti, sarebbero molto preoccupanti. Addirittura allarmanti, se applicate in tutto il mondo, compresi i Paesi a basso reddito con scarse assunzioni di prodotti caseari. Al contrario, la limitazione della produzione di prodotti caseari potrebbe dare un importante contributo al raggiungimento degli obiettivi internazionali in materia di gas a effetto serra.

 

 

* From the Departments of Nutrition (W.C.W., D.S.L.) and Epidemiology (W.C.W.), Harvard T.H. Chan School of Public Health; Channing Division of Network Medicine, Department of Medicine, Brigham and Women’s Hospital, Harvard Medical School (W.C.W.); the Department of Pediatrics, Harvard Medical School (D.S.L.); and the New Balance Foundation Obesity Prevention Center, Boston Children’s Hospital (D.S.L.) — all in Boston.

 

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