Coronavirus: le prossime 2-3 settimane saranno determinanti

di Maria Rosa De Marchi 

Il nuovo ceppo di coronavirus, ribattezzato COVID-19, non ha ancora smesso di far parlare di sé. Nel frattempo, il sito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) fa quotidianamente un punto della situazione con report reperibili sul suo sito internet. In base all’ultimo aggiornamento pubblicato il 16 febbraio non sono stati riportati casi di coronavirus in nuovi Paesi. Inoltre, è stato riportato un terzo decesso al di fuori della Cina: si tratta di un turista cinese in viaggio in Francia. Al momento le analisi di laboratorio hanno confermato 51.857 contagi globali (di cui 1.278 nuovi), di cui 51.174 contagi in Cina e 1.666 decessi (142 nuovi) e 683 contagi in 25 Paesi al di fuori della Cina e 3 decessi.

Il futuro del COVID-19 si scrive da qui a fine febbraio

Lo scorso 7 febbraio si è tenuto a Ginevra il meeting del gruppo di studio dell’OMS dedicato alle patologie infettive. Il collegio si è occupato di effettuare una revisione delle informazioni al momento disponibili sulla diffusione del nuovo virus: le prossime 2-3 settimane, si è concluso, saranno cruciali per comprendere se le strategie per limitare la possibilità di contagio sono efficaci e sufficienti per portare a una progressiva eliminazione del virus. L’OMS incoraggia a intraprendere azioni che possano contribuire all’eliminazione del nuovo coronavirus nella popolazione umana, estinguendo la possibilità di contagio, così come era accaduto per l’epidemia di SARS-CoV scoppiata nel 2003. In quella occasione, in seguito all’epidemia principale, vi erano stati altri focolai successivi, tra cui incidenti avvenuti in laboratori virologici che si occupavano di studiare il virus, ma il risultato finale delle politiche sanitarie impiegate aveva portato alla completa eradicazione del virus nella popolazione umana: da allora, infatti, non sono stati più riportati in letteratura casi di SARS-CoV nell’uomo.

Il nuovo coronavirus nella popolazione: origine e conseguenze

Anche The Lancet fa il punto con un articolo che raccoglie in una lista gli elementi cruciali che definiranno l’evolversi della situazione. Si pensa che il nuovo coronavirus sia stato introdotto nell’uomo a partire dai pipistrelli, così come evidenziato dalle prime analisi filogenetiche della sequenza del virus prelevata dai primi pazienti contagiati. Dal momento del “salto” all’uomo, il contagio è avvenuto quasi esclusivamente da uomo a uomo, secondo The Lancet, e quindi il contagio inter-specie e la possibilità di assistere a nuovi focolai di infezioni trasmessa dagli animali sarebbero limitati.

Sembra che le modalità di diffusione del COVID-19 siano quelle tipiche dei virus influenzali e al momento i trattamenti non farmacologici restano cruciali nella gestione del contagio. Le caratteristiche epidemiologiche del COVID-19 sono diverse dal SARS-CoV del 2003. Il nuovo coronavirus è in grado di replicarsi in modo efficiente nel tratto respiratorio superiore; l’insorgere dei sintomi è meno improvviso rispetto al SARS-CoV e molto più simile a quello dei coronavirus umani che normalmente causano i sintomi influenzali nella stagione invernale. L’individuazione precoce dei sintomi del contagio è quindi molto più difficile rispetto all’epidemia di SARS-CoV, dal momento che il virus ha molto tempo per proliferare e replicarsi del tratto respiratorio prima di provocare un aggravamento significativo dei sintomi.

Al momento, uno scenario plausibile vede il COVID-19 come un virus in grado di causare una patologia simil-influenzale, di gravità limitata e auto-limitante nella maggior parte delle persone che lo contraggono, mentre causa sintomi gravi nella fascia di popolazione più anziana con comorbidità come diabete, malattie polmonari o altre malattie croniche.

The Lancet raccoglie in otto punti gli elementi che sarà cruciale tenere in considerazione nella gestione sanitaria nelle prossime settimane e che saranno in grado di definire il futuro della diffusione del virus: tra questi, migliorare la consapevolezza della popolazione nei confronti del coronavirus e delle sue caratteristiche, soprattutto delle fasce più vulnerabili, in modo da rendere tempestiva l’assistenza sanitaria dall’insorgere dei primi sintomi.