Cancro infantile: 8 bambini su 10 guariscono, ma solo nei Paesi “ricchi”

di Maria Rosa De Marchi

Il 15 febbraio si è svolta la Giornata Mondiale del cancro infantile, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e da Childhood Cancer International-CCI, la rete globale di 188 associazioni di genitori, con sede in 90 paesi e 5 continenti.

Lungo lo Stivale numerose iniziative hanno puntato a sensibilizzare l’opinione pubblica e stimolare il dibattito scientifico, a partire dall’adozione del melograno come simbolo della giornata, a rappresentare l’energia vitale e la speranza per i bambini affetti da malattie onco-ematologiche. L’hashtag della giornata è stato #DiamoRadiciAllaSperanza.

Ogni anno in Italia si ammalano 1.500 bambini e 900 adolescenti

Per l’occasione il Ministero della Salute ha diffuso alcuni dati che riguardano la situazione in Italia e nel mondo: il cancro infantile rappresenta la prima causa di morte per malattia non trasmissibile dopo il primo anno di età.

Nel mondo, ogni anno, oltre 300.000 bambini e adolescenti ricevono una diagnosi di tumore. Nei paesi economicamente avanzati la percentuale di guarigione si attesta intorno all’80%, ma nei paesi svantaggiati si stima che soltanto il 20% dei bambini abbia la possibilità di una diagnosi tempestiva, accesso a terapie d’eccellenza e continuità delle cure.

In Italia ogni anno si ammalano circa 1.500 bambini nella fascia di età 0-14 anni e 900 adolescenti. Negli ultimi anni si sono raggiunti buoni livelli di cura e di guarigione per le leucemie e i linfomi, mentre per i tumori solidi, tra cui principalmente quelli cerebrali, i neuroblastomi e i sarcomi, le percentuali di guarigione rimangono ancora basse.

Dalla chemioterapia, alle terapie combinate, a quelle a bersaglio molecolare

Le strategie di trattamento sono diverse e in continua evoluzione grazie alle più recenti scoperte scientifiche applicate alla clinica, come le terapie CAR-T ma che trovano la loro origine negli anni ’40 del secolo scorso con le prime chemioterapie. Più precisamente l’origine si ricerca nel 1947, come specifica un articolo della Fondazione Umberto Veronesi che ripercorre i passi più significativi della lotta ai tumori infantili.

I primi passi si fecero con la leucemia linfoblastica acuta e partendo dall’osservazione che le cellule tumorali, per crescere, necessitano di acido folico. Per contrastare la progressione della malattia fu necessario quindi trovare un modo per inibire l’utilizzo della molecola, arrivando quindi alla sperimentazione dell’aminopterina e alla nascita di una nuova era nel trattamento dei tumori.

Il passo successivo è stato, tra gli anni ’60 e ’70, iniziare a impiegare terapie combinate che fossero in grado di intervenire sulle cellule tumorali in più modi, andando a minare in modo significativo la progressione tumorale.

Nel 2001 invece è il turno delle terapie a bersaglio molecolare, che portano all’approvazione nel 2009 del primo farmaco per la leucemia linfoblastica acuta, in grado di portare le percentuali di guarigione fino al 90%.

Le iniziative dell’OMS

Nel settembre 2018 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato la WHO Global Initiative for Childhood Cancer, con l’obiettivo di raggiungere entro il 2030 almeno un tasso di sopravvivenza globale del 60%, raddoppiando il tasso attuale e salvando un milione di vite. Gli strumenti da impiegare per raggiungere l’obiettivo, secondo l’OMS, sono duplici: da una parte aumentare la consapevolezza delle patologie oncologiche nei bambini nella popolazione e sensibilizzare l’opinione pubblica, dall’altra parte supportare i governi dei vari Paesi nel migliorare le pratiche cliniche di diagnosi e trattamento, inclusa la disponibilità di farmaci e tecnologie, rendendo la gestione dei tumori infantili parte integrante delle politiche sanitarie.