Sempre più in fretta. I preprint cambieranno il futuro dell’oncologia?

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Sono nati negli anni ’90 nell’ambito delle scienze fisiche e matematiche. Nell’ultimo decennio si sono affermati nella ricerca biomedica. E in questi ultimi anni stanno crescendo di prepotenza anche in ambito clinico, inclusa l’oncologia. Sono i preprint, gli articoli scientifici resi pubblici dagli autori su server appositi prima di aver passato il vaglio della peer review ed essere quindi stati pubblicati ufficialmente, su una rivista.

È una pratica che accelera la circolazione delle informazioni in un sistema di ricerca che corre sempre più in fretta, insofferente ai tempi della peer review. Ma che, in campo clinico, mette i medici in una situazione delicata: un oncologo che trovi queste informazioni, non suffragate da un’analisi indipendente, come deve usarle? O – ancora più difficile – come deve comportarsi davanti ai preprint portati alla sua attenzione dai pazienti, come inevitabilmente accadrà sempre più spesso, nonostante i siti scrivano a chiare lettere che quei lavori non andrebbero usati per guidare la pratica clinica o i comportamenti legati alla salute?

Anche per i ricercatori, poi, usare e citare le informazioni nei preprint pone vari dubbi, dai rischi di plagio a quello di compromettere la successiva pubblicazione

Di tutto questo discutono su JAMA Oncology, Lanjing Zhang, del Princeton Medical Center di Plainsboro nel New Jersey, e Jie Xu, della Jiao Tong University School of Medicine di Shanghai.

“Interpretati con cautela, i preprint possono accrescere la trasparenza e ridurre gli sprechi della ricerca, e accelerare la diffusione dei dati. Ma il loro uso diretto in clinica è ritenuto pericoloso e inaccettabile. Eppure, noi pensiamo che i preprint cambieranno la pratica dell’oncologia, e anche la ricerca. La chiave sta nel capire come rispondere in modo appropriato al cambiamento”.

Tutti gli interessati – medici, mondo dell’editoria, ricercatori e pazienti – devono innanzitutto riconoscerne i limiti e i rischi, e lavorare per mitigarli, massimizzando i vantaggi. “Noi proponiamo un approccio in due passaggi”, scrivono Zhang e Xu. Innanzitutto bisogna valutare le opzioni terapeutiche standard disponibili e, se ce ne sono, tendenzialmente lasciar perdere il preprint (che è di scarso valore a confronto di opzioni consolidate, ha esiti incerti per il paziente e pone rischi sul piano medicolegale e finanziario). Se invece si sono esaurite tutte le terapie standard possibili, l’oncologo può considerare le nuove possibilità offerte dai preprint (pur non essendone obbligato), e valutare il loro status di pubblicazione, il rigore scientifico e il livello dell’evidenza presentata. Può inoltre usare i preprint per individuare nuovi trial clinici per i pazienti che soddisfano i criteri di arruolamento.

“Raccomandiamo un dialogo aperto, informativo e dinamico col paziente, che metta bene in chiaro i potenziali rischi e il fatto che queste informazioni non sono state esaminate da esperti indipendenti. È inoltre necessario documentare a dovere la discussione col paziente e le sue conclusioni”, spiegano i due autori.

Anche le altre parti interessate dovrebbero partecipare al dibattito, dagli attori pubblici alle organizzazioni professionali e alle associazioni di pazienti, dagli oncologi al mondo dell’editoria oncologica, ciascuno concentrandosi sui propri ruoli riguardo alla protezione del paziente e all’etica della ricerca. Le istituzioni sanitarie dovrebbero stabilire policy sul loro uso appropriato, con la collaborazione di esperti di etica e di legge, e le organizzazioni indipendenti dovrebbero indagare come vengono usati i preprint e fare campagne per un loro impiego regolamentato e corretto.

“In sostanza, noi siamo convinti che i preprint cambieranno la pratica oncologica. Ma bisogna in primo luogo sincerarsi che non facciano danni: un principio che resta sempre valido per qualsiasi innovazione, che sia una pratica medica, un dispositivo o un nuovo intervento”.

 

Bibliografia

Xu J, Zhang L. Will medical preprints change oncology practice? JAMA Oncol 2020 Feb 20. doi: 10.1001/jamaoncol.2019.5972