Accesso ai sistemi di contraccezione: differenze tra ragazze e giovani donne nei paesi a basso-medio reddito

di Luca Mario Nejrotti

Uno studio recente valuta se le ragazze adolescenti (di età compresa tra 15 e 19 anni) hanno livelli simili di uso di contraccettivi rispetto alle donne adulte (di età compresa tra 20 e 34 anni) nei paesi a basso e medio reddito.

Disuguaglianze.

Uno studio su JamaNetwork (vedi) s’interroga sui diversi livelli di accesso e uso dei contraccettivi nei paesi a basso e medio reddito tra le adolescenti fino a 19 anni e le donne fino a 34.

I dati sono stati ricavati da 261 rapporti per 103 Paesi a basso e medio reddito tra il 2000 e il 2017 e mostrano che l’uso contraccettivo è aumentato nel tempo sia nelle ragazze adolescenti sia nelle donne adulte, ma la disuguaglianza nell’uso in base all’età persiste e, in alcuni Paesi, aumenta.

Il contesto.

I decessi materni e infantili rimangono priorità di salute globali, a maggior ragione oggi che sono ratificati dall’inclusione tra gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile il cui obiettivo ambizioso è ridurre il rapporto globale di mortalità materna a meno di 70 decessi per 100000 nati vivi e i tassi di mortalità dei bambini di età inferiore ai 5 anni a non più di 25 decessi per 1000 nati vivi entro il 2030.

Gli adolescenti di età inferiore ai 20 anni sono un gruppo che suscita grande attenzione per il raggiungimento di questi obiettivi, poiché affrontano i rischi più elevati sia le madri sia i bambini.

È ben documentato che, rispetto alla gravidanza nelle donne adulte, quella in età adolescenziale è associata alla maggiore incidenza di una serie di esiti avversi, tra cui un aumento della mortalità neonatale; maggiore incidenza di basso peso alla nascita; prematurità e disabilità nello sviluppo; maggiori rischi di complicanze e decessi correlati alla gravidanza.

Poiché si stima che circa la metà delle gravidanze nelle ragazze dai 15 ai 19 anni non siano intenzionali, una conseguenza è l’aborto non sicuro in 3,9 milioni di ragazze ogni anno.

Questo, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, è dovuto alla necessità insoddisfatta di contraccezione moderna negli adolescenti. Riducendo le gravidanze indesiderate in questa fascia di età di 6,0 milioni all’anno, si avrebbero 2,1 milioni in meno di nascite non pianificate, 3,2 milioni in meno di aborti e 5600 in meno di morti materne.

I risultati.

In generale, l’uso dei contraccettivi moderni è ancora poco diffuso: i risultati aggregati dimostrano che solo il 41% delle donne tra 15 e 34 anni adopera la contraccezione come sistema di pianificazione familiare. Per altro solo il 38% del campione si dichiara soddisfatto della propria pianificazione familiare.

In ogni caso, la disuguaglianza tra i 2 gruppi di età è stata notevole sia per l’uso contraccettivo che per le esigenze insoddisfatte, con un divario che in molti Paesi si è ampliato nel tempo.

La pianificazione familiare tra le giovani donne è essenziale per evitare una gravidanza non intenzionale e un aborto non sicuro, migliorando in definitiva la salute materna e infantile. Sebbene gli adolescenti abbiano avuto la priorità nell’espansione dell’accesso alla pianificazione familiare secondo le politiche di sviluppo sostenibile, le ragazze adolescenti hanno registrato meno progressi rispetto alle donne adulte.

Le adolescenti, il gruppo più vulnerabile.

Molti degli ostacoli per gli adolescenti alla pianificazione familiare sono gli stessi rispetto alle donne più anziane, ma il loro impatto è sproporzionatamente grande nel gruppo più giovane. Questo perché gli adolescenti hanno a disposizione limitate risorse finanziarie e il loro potere nelle decisioni finanziarie familiari è scarso.

Un altro problema da risolvere è che gli adolescenti hanno comunemente una scarsa conoscenza contraccettiva, perpetuando miti e disinformazione, compresi malintesi sugli effetti negativi a breve e lungo termine dei contraccettivi sulla salute e sulla loro futura capacità di concepire un bambino sano.

Tra gli adolescenti non sposati, l’assunzione della contraccezione potrebbe essere ulteriormente limitata dallo stigma attorno all’attività sessuale non coniugale, in particolare in contesti a basso e medio reddito in cui la fornitura di servizi di pianificazione familiare manca di privacy e riservatezza. Molte ragazze nel mondo sono ancora soggette ad atteggiamenti colpevolizzanti, mancanza di rispetto e servizio non ottimale da parte degli operatori sanitari: tutti fattori che limitano l’accesso alla contraccezione.

D’altro canto, tra gli adolescenti sposati, c’è spesso un’ulteriore pressione sociale verso il concepire un primo figlio subito dopo il matrimonio per dimostrare fertilità.

Inoltre, le giovani donne in molte culture sono limitate nella loro mobilità ed escluse dai social network dopo il matrimonio, il che potrebbe ridurre la loro autonomia nel processo decisionale relativo alla pianificazione familiare.

Fonti.

https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/fullarticle/2761258