27 scienziati in supporto della Cina sul COVID-19

Si è parlato molto negli scorsi giorni di una lettera aperta pubblicata sul Lancet da 27 scienziati, una dichiarazione a supporto dei professionisti cinesi che hanno messo a disposizione la loro professionalità (e a volte la loro vita) per trattare e studiare il COVID-19, il nuovo coronavirus che si sta diffondendo nel mondo dallo scorso dicembre. Oggetto della lettera aperta è dunque esprimere solidarietà ai medici cinesi che hanno “lavorato in maniera diligente ed efficiente per identificare rapidamente il patogeno che causa il contagio, mettere in pratica misure significative per ridurne l’impatto, e condividere le loro scoperte con la comunità scientifica e sanitaria di tutto il mondo”.

Ma non solo: la lettera vuole anche essere un atto di accusa e condanna nei confronti delle voci e le teorie del complotto nate intorno all’origine dell’epidemia di nuovo coronavirus attualmente in atto. Fin da pochi giorni dopo le prime notizie sul virus, infatti, ha cominciato a diffondersi “misinformation” sulla nascita del virus in un laboratorio, presumibilmente nel corso dello sviluppo di armi a scopo bioterroristico, favorita dalla vicinanza del Wuhan Institute of Virology. Come riporta anche Science, il laboratorio possiede un certificato di massima sicurezza e i suoi ricercatori studiano tra le altre cose la trasmissione dei coronavirus dai pipistrelli all’uomo. Questo ha dato il via a svariate speculazioni, tra le quali spicca ovviamente quella che il nuovo coronavirus sia sfuggito proprio dall’Istituto di Virologia. La notizia sarebbe forse rimasta confinata sui tabloid e negli ambienti degli appassionati di teorie del complotto, soprattutto sui social network, se non fosse stata rilanciata a inizio febbraio dal senatore Tom Cotton di fronte alle telecamere di Fox News. All’emittente televisiva statunitense, nota per il ricorrente uso di sensazionalismo e la scarsa verifica delle fonti, il senatore repubblicano ha infatti fatto notare la vicinanza del laboratorio al mercato di Wuhan che è stato punto di partenza del contagio nella città cinese, rendendo il sospetto mainstream.

Da allora la voce non ha mai smesso di circolare, fino a rendere necessario l’intervento dei 27 firmatari della lettera sul Lancet. I 27 sono scienziati specializzati in salute pubblica e provengono da nove Paesi, tutti estranei alla Cina. Specificano di aver seguito da vicino l’evolversi del lavoro di medici, scienziati e professionisti della salute pubblica cinesi sul COVID-19 e di essere profondamente preoccupati per l’impatto che l’epidemia potrà avere sulla salute globale. Esprimono quindi la loro solidarietà ai colleghi e si mettono a disposizione con le loro ricerche per trovare al più presto misure efficaci per contenere il contagio e i relativi danni; ricordano gli studi già pubblicati sul nuovo coronavirus e in particolare su quelli che, in maggioranza schiacciante (ma esiste uno studio che sostiene la tesi della creazione in laboratorio), hanno concluso che si sia originato tra la fauna selvatica.

Purtroppo, i primi giorni dopo la notizia dell’identificazione di un nuovo virus, la Cina ha manifestato scarsa apertura a una collaborazione con gli Stati Uniti, che offrivano in aiuto scienziati provenienti dai propri laboratori. Il governo cinese ha fatto dietrofront dopo poche ore, che sono bastate però a inasprire una situazione politica non esattamente distesa – se non direttamente tra i governi, almeno a livello di opinione pubblica. È stato quindi facile trovare sostenitori delle teorie del complotto che vogliono un errore umano o addirittura una strategia da guerra batteriologica all’origine del nuovo coronavirus.

“Le teorie del complotto non fanno altro che provocare paura, voci infondate e pregiudizi che mettono a rischio la collaborazione e la lotta contro il virus a livello globale” concludono la lettera gli scienziati. “Vogliamo supportare l’invito del direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Tedros Adhanom a promuovere l’evidenza scientifica e l’unità contro misinformazione e insinuazioni.”