Epidemia di SARS COV2: la responsabilità di contenerla  è di ciascuno di noi

di Mario Nejrotti

L’epidemia di  SARS COV2 in Italia incrementa la sua diffusione  di giorno in giorno e genera da molte parti richieste di ulteriori provvedimenti  di contenimento ancora più restrittivi, da ultima quella dell’8 marzo da parte di Guido Giustetto, presidente dell’OMCeO di Torino,  riportata su queste pagine.

 Per sapere se le iniziative messe in atto dal governo saranno in grado di contenere l’infezione  e di rallentare la spaventosa pressione sul nostro, pur validissimo e universalistico, sistema sanitario nazionale da parte della popolazione infetta, sintomatica o in gravi condizioni, dovremo aspettare ancora settimane.

Nel nostro Paese ad ogni modo si è generata una catena virtuosa di responsabilità che vanno da quelle assunte dal primo ministro, dal governo, dalla protezione civile, fino agli amministratori pubblici. L’impegno  dei medici e dei sanitari in questa occasione, come sempre del resto, è fuori discussione ed è sotto gli occhi di tutti con l’altissimo prezzo  in termini di contatto, infezione e malattia pagato dalla nostra categoria.

La gestione di questa crisi richiede grandi sacrifici alla popolazione e anche la presa di coscienza, non semplice e usuale,  che la prima responsabilità della riuscita o del fallimento di ogni strategia di contenimento della epidemia è individuale e personale.

Nessuna organizzazione sanitaria , nessun intervento politico di sostegno ai singoli, ai lavoratori, alle famiglie, alle imprese,  nessuna limitazione,  se pure rafforzata da sanzioni , avranno successo se il senso civico e altruistico non prenderà il sopravvento sull’individualismo, l’egoismo e la furberia, storicamente tipici del popolo italiano.

È inutile cercare errori nelle decisioni politiche e operative finalizzate a contrastare l’epidemia, inutile cullarsi in ipotesi complottistiche o in giustificazioni economiche  per non seguire alla lettera le indicazioni o trovare nelle pieghe dei decreti una scappatoia per evitare i sacrifici richiesti. È inutile ostentare sciocca spavalderia e atteggiamenti negativistici, anche se suggeriti dalla giovane età: l’epidemia c’è e il primo responsabile della sua diffusione o del suo contenimento è ogni singolo cittadino italiano.

L’adesione incondizionata di ciascuno di noi, politici, amministratori, medici e cittadini, ai piani del governo e delle autorità sanitarie è l’unica strada percorribile, pur nella possibile fallibilità e perfettibilità delle scelte.

Ogni leggerezza, ogni dimenticanza, ogni sciocco moto di ribellione, aumenta il rischio per tutti e soprattutto per le persone più anziane e fragili.

Il virus sembra essere benevolo per fortuna con bambini, giovani e adulti, che però non hanno il diritto con le loro scelte sconsiderate di esporre ad un elevato rischio di ammalare seriamente e di morire le persone anziane e i malati di altre patologie.

È  sicuramente doloroso dover chiudere per necessità scuole, università, uffici pubblici e servizi, ma nella nostra società poche azioni e atteggiamenti sono indifferibili e irrinunciabili e tra questi certamente non ci sono la frequentazione di  bar e ristoranti, le notti passate al pub o in discoteca, le settimane e le notti bianche, il cinema e il teatro,  la messa domenicale, le manifestazioni e funzioni religiose, la movida del sabato sera, il calcio e le riunioni sportive,  gli assembramenti  tra persone in ambienti pubblici o privati, soprattutto quelli di anziani.  Viaggi, turismo e crociere sono rimandabili.

La nostra società oggi è messa di fronte ad una scelta chiara: contribuire con i propri comportamenti ad aumentare morti e malati o accettare di trascorrere  per un periodo di tempo, non ancora quantificabile,  una vita ritirata e prudente,  al fine di non vanificare le politiche di contenimento e mitigazione di questo grave problema, dal quale, bisogna esserne consapevoli,  non si potrà uscire senza un inevitabile sacrificio personale.

Alla fine ci ritroveremo tutti un po’ più poveri e un po’ più consapevoli della nostra fragilità, ma forse potremo scoprire anche di essere tutti cresciuti dal punto di vista umano e sociale.