La qualità di vita dei pazienti oncologici in uno studio trasversale

di Maria Rosa De Marchi

Quanto spesso gli studi clinici oncologici valutano la qualità di vita del paziente (QoL) durante il decorso della patologia?

Da questa domanda è partito un gruppo di ricercatori americano che ha pubblicato su JAMA Network i risultati di uno studio trasversale che si è occupato di analizzare gli studi clinici oncologici pubblicati nelle riviste dall’impact factor più alto tra luglio 2015 e giugno 2018.

Gli obiettivi dell’oncologia: non solo miglioramento della sopravvivenza

Quando si parla di oncologia, la qualità della vita è un fattore importante da tenere in considerazione, dal momento che il prezzo dei farmaci oncologici impatta in modo significativo sui sistemi sanitari e che i farmaci possono determinare, in alcuni casi, un modesto aumento della sopravvivenza del paziente.

La qualità di vita è un indicatore di vitale importanza: contribuisce a valutare la condizione psicologica del paziente e la sua esperienza nella gestione della malattia. Il parametro riflette non solo la prospettiva del paziente, ma soprattutto i benefici percepiti, che altrimenti non sarebbero valutati da nessun altro end point o parametro. La qualità di vita è usata comunemente negli studi clinici; le agenzie regolatorie che si occupano di valutare prezzi e rimborsabilità dei nuovi farmaci stanno iniziando a richiedere con frequenza sempre maggiore questo tipo di dati come parte del processo di valutazione.

I risultati dei questionari sulla qualità di vita possono essere molto importanti soprattutto quando si ha a che fare con studi clinici di tipo oncologico, in cui l’intervento farmacologico non ha l’obiettivo di guarire, ma di prolungare (talvolta in modo modesto) la durata della vita del paziente. Un’analisi di 71 farmaci oncologici per tumori solidi, approvati consecutivamente, ha mostrato che la sopravvivenza mediana aumenta di 2,1 mesi. In questi casi, il miglioramento dei parametri relativi alla qualità della vita è un elemento da tenere in considerazione.

La QoL negli studi clinici oncologici

Lo studio trasversale pubblicato su JAMA Network ha trovato che la maggior parte dei 149 studi clinici analizzati comprendeva un’analisi della qualità della vita del paziente, durante il trattamento o la fase di intervento dello studio e spesso anche durante una fase di follow-up, ma il parametro non era altrettanto spesso valutato durante la progressione della malattia e raramente veniva valutato fino al decesso dei pazienti.

Degli studi analizzati, il 69,8% (104 studi) valutava la qualità della vita durante il trattamento, il 54,4% (81 studi) durante il follow-up e il 45,6% (68 studi) ciò che accadeva dopo la fine della fase di intervento.

Solo in 5 studi su 149 è stata valutata la qualità di vita del paziente fino alla fine della vita, di cui solo uno dei 74 studi che riguardavano tumori metastatici e incurabili. Dei 5 studi, solo uno ha riguardato una fase di intervento farmacologica.

Il numero di studi che riportavano un miglioramento della qualità di vita è stato 59 (56,7%) per gli studi che hanno misurato la QoL durante il trattamento, 35 (51,5%) per gli studi che hanno misurato la QoL alla fine del trattamento, 42 (51,9%) per gli studi che hanno misurato il valore dopo un certo periodo di follow-up, 16 (57,1%) per gli studi che misuravano la QoL durante la progressione tumorale e 1 (20%) per gli studi che hanno misurato la QoL fino al decesso.

Se i farmaci sono valutati globalmente per gli effetti sulla sopravvivenza del paziente, per la qualità di vita invece non si può dire lo stesso: questa spesso viene misurata solo durante una determinata finestra temporale, che può sovrapporsi alla somministrazione del farmaco, mentre viene ignorato ciò che succede dopo. Questo invece può cambiare le carte in tavola: in alcuni casi un farmaco potrebbe essere in grado di migliorare la qualità di vita sul breve periodo, ma peggiorarla al termine della terapia, a causa ad esempio della rapida progressione della patologia.

Dalla ricerca piemontese uno studio con focus sul cancro colorettale

Di questo argomento si era recentemente occupato Pasquale Lombardi che lavora presso l’Istituto oncologico di Candiolo, con uno studio da poco pubblicato su Critical Reviews in Oncology/Hematology e riguardante il cancro colorettale. In questa analisi, tra tutti gli studi clinici di fase III di farmaci per il cancro colorettale pubblicati dal 2012 al 2018 da 11 delle maggiori riviste, per un totale di 67 pubblicazioni, ben 41 (il 61%) non prevedevano nemmeno la qualità di vita tra gli esiti valutati. Fra gli altri 26 studi, che la includevano nel protocollo o nei metodi del lavoro, 10 (il 38%) non riferiva però i risultati.