Congo

Buone notizie sul fronte dell’epidemia di Ebola

di Luca Mario Nejrotti

Finalmente buone notizie sul fronte congolese dell’Ebola: è stata dimessa l’ultima paziente ricoverata per questa patologia.

Diciannove mesi d’incubo.

L’ultimo paziente in trattamento per l’Ebola nella Repubblica Democratica del Congo è stato dimesso martedì, ha dichiarato l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), portando il focolaio di 19 mesi più vicino che mai alla fine (vedi).

Si tratta di una notizia straordinaria che ovviamente  ha scatenato l’entusiasmo in particolare del personale medico dell’ospedale nella città orientale di Benin , che ha celebrato la dimissione cantando e ballando: si tratta della prima volta che non ci sono casi attivi da quando l’epidemia è stata dichiarata nell’agosto 2018.

Da allora, il virus ha ucciso 2.264 persone e ne ha infettate circa 1.200 in più, configurandosi come il secondo peggior focolaio di Ebola nella storia. Solo l’epidemia del 2013-16 in Africa occidentale è stata più mortale, uccidendo oltre 11.000.

Il caso congolese è stato complicato dalla concomitanza dei gravi disordini e tensioni politiche nell’area orientale del paese, che hanno messo a repentaglio anche la sicurezza del personale medico e degli operatori internazionali (ne abbiamo parlato qui).

Una fragile speranza.

In Congo sono trascorsi 14 giorni senza nuovi casi confermati. L’epidemia può essere dichiarata conclusa una volta trascorsi 42 giorni senza un nuovo caso, vale a dire due cicli di 21 giorni, il periodo massimo di incubazione per il virus.

Martedì il direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus durante un briefing ha salutato gli sviluppi come “un’ottima notizia, non solo per me, ma per tutto il mondo”. Anche il coordinatore straordinario nominato per l’emergenza dalle Nazioni Unite ha dichiarato che si stava dimettendo per tornare al suo primo incarico con la missione di mantenimento della pace delle Nazioni Unite in Congo.

Tuttavia, un portavoce dell’OMS ha avvertito che l’epidemia non può ancora essere considerata finita, soprattutto tenendo conto delle difficoltà nel rintracciare i casi nel Congo orientale, dove la violenza della milizia è ancora diffusa.

“A causa del complesso ambiente di sicurezza, la trasmissione di Ebola al di fuori dei gruppi attualmente sotto monitoraggio non può essere esclusa”, ha dichiarato il portavoce Tarik Jasarevic. “Un singolo caso potrebbe riaccendere l’epidemia.”

Di conseguenza, anche se i casi hanno comunque segnato una progressiva diminuzione durante il mese scorso, e l’Ebola è stata offuscata dalla rapida diffusione del coronavirus nel mondo, l’OMS ha affermato che per il momento l’epidemia costituisce ancora un’emergenza sanitaria internazionale.

La storia della malattia in Congo, del resto, induce alla cautela: l’attuale epidemia – la decima del Congo dal 1976 – avvenne immediatamente dopo un’altra, più piccola, epidemia che si concluse in un’altra parte del paese nel 2018. Le fitte foreste tropicali del Congo sono considerate un serbatoio naturale per la malattia.

Per l’ultima paziente curata e dimessa martedì scorso, Semida Masika, comunque l’incubo è finito.

Fonti.

https://uk.reuters.com/article/us-health-ebola-congo-idUKKBN20Q2B0