Gli effetti del coronavirus sui malati oncologici

di Maria Rosa De Marchi 

Sono passati due mesi dal primo decesso causato dal coronavirus in Cina. Secondo i dati aggiornati al 12 febbraio 2020, la rapida diffusione del nuovo coronavirus, ribattezzato SARS-CoV-2 (severe acute respiratory syndrome corona virus 2), che causa una sindrome respiratoria acuta grave, ha causato 42.747 casi e 1017 decessi in Cina. Nel resto del mondo la situazione è in rapida evoluzione ed è possibile monitorarla grazie a questa dashboard. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato lo stato di emergenza sanitaria a livello internazionale.

La sottopopolazione dei pazienti oncologici

Qual è il comportamento del coronavirus nei confronti della sottopopolazione di pazienti oncologici? Alcuni dati preliminari provenienti dalla Cina iniziano a dissolvere la nebbia e a fornire almeno una risposta preliminare a questa domanda.

Nel frattempo, numerosi società scientifiche e siti dedicati all’informazione scientifica sul cancro hanno pubblicato approfondimenti sul tema, tra cui Cancer Research UK e la American Cancer Society.

La prima analisi, pubblicata su Lancet Oncology, è stata fatta con i dati di 1.590 pazienti che avevano contratto il coronavirus e la cui positività era stata confermata con test di laboratorio. Di questi, 18 (1%) avevano avuto il cancro. Il tipo di cancro più frequente era il cancro ai polmoni (28%). Quattro pazienti avevano ricevuto chemioterapia o chirurgia oncologica nel mese precedente al contagio mentre gli altri, a parte due di cui non si conosce storia clinica precedente, erano guariti.

I pazienti con cancro sono risultati essere una sottopopolazione più a rischio per vari eventi, tra cui il ricovero in terapia intensiva e la necessità di ricorrere a ventilazione polmonare forzata e la morte, rispetto ai pazienti senza cancro (p=0,0003). Inoltre, i pazienti che si erano sottoposti a chirurgia o chemioterapia nel mese precedente sono risultati essere più a rischio rispetto ai pazienti in remissione o guariti (p=0,0026).

Tra i pazienti con cancro, l’età avanzata è stata l’unico fattore di rischio per gli eventi avversi (p=0,072) mentre i pazienti con cancro ai polmoni non avevano una probabilità maggiore rispetto ad altri pazienti con tipi diversi di cancro.

In conclusione, i pazienti oncologici sono risultati essere più suscettibili all’infezione per via dello stato immunosoppresso dato dai trattamenti per contrastare il cancro. La sottopopolazione di pazienti, quindi, potrebbe avere una prognosi peggiore ed essere più a rischio.

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