COVID-19: la crisi può colpire l’industria farmaceutica USA?

Di Luca Mario Nejrotti

L’emergenza COVID-19 ha strascichi economici le cui reali ricadute sono ancora difficili da ponderare.

La crisi farmaceutica dalla Cina al Mondo.

L’epidemia di coronavirus ha per esempio un risvolto fondamentale nell’industria farmaceutica, tanto da indurre nelle aziende, nei funzionari sanitari e nei pazienti  forti preoccupazioni sulle potenziali carenze di farmaci da prescrizione.

Questo perché la stragrande maggioranza dei principi attivi contenuti nelle medicine dispensate negli Stati Uniti è prodotta in fabbriche all’estero, molte delle quali in Cina.

Una recente inchiesta di NPR (vedi) ha coinvolto nove società farmaceutiche con rapporti con la Cina, registrate presso la Food and Drug Administration degli Stati Uniti per chiedere quali prodotti fabbricassero, in che modo l’epidemia avesse influenzato il loro lavoro e come stessero affrontando la crisi.

Le strutture interpellate producono una vasta gamma di prodotti farmaceutici e alcune anche altri prodotti per la salute, tra cui persino sussidi chimici per l’agricoltura.

Le precauzioni.

Finora, le gravi interruzioni dell’offerta che molti hanno temuto non si sono verificate. Molte strutture sono tornate online dopo interruzioni della produzione legate all’emergenza del COVID-19. Altri affermano di essere abbastanza lontani dall’epicentro dell’epidemia di Wuhan per continuare a lavorare immediatamente dopo la prolungata pausa del Capodanno cinese.

Tuttavia, anche le strutture che sono quasi tornate alla normalità stanno preannunciando una seconda ondata di battute d’arresto, dovuta alle difficoltà di ritornare a pieno regime.

La prima interruzione, infatti, è stata in parte scongiurata dall’abitudine di fare una scorta congruente in corrispondenza delle festività di Capodanno, ma ora i ritardi nella produzione dovuti al graduale  lento ritorno alla normalità in Cina, potrebbero causare ulteriori carenze produttive.

Timori ingiustificati.

In pratica, al di là dei prevedibili ritardi nelle consegne, dovuti alla ridotta forza lavoro e alle restrizioni alla mobilità che la Cina ha dovuto introdurre, non sembra configurarsi una vera e propria crisi. Gli strascichi, se ci saranno verranno contenuti dallo sforzo cinese di mettersi in pari.
“In questa fase, la maggior parte delle aziende sembra essere in gran parte operativa”, afferma Benjamin England, consulente e avvocato con diverse decine di clienti che importano prodotti negli Stati Uniti. Molti di questi fabbricano farmaci in Cina. “Per lo meno non ci risulta che ci siano continui ritardi o restrizioni rispetto alla produzione. E questo è vero anche dal punto di vista dei dispositivi medici.”

La FDA ovviamente monitora la situazione, anche se non ha gli strumenti giuridici per obbligare le industrie farmaceutiche a comunicare le proprie eventuali carenze produttive, oppure a produrre forzatamente un farmaco.

In generale, però, gli esperti contano sull’abitudine delle industrie a fare grosse scorte delle proprie materie prime. Infatti, al momento pare che soltanto un farmaco, di cui comunque esistono sostituti, sia soggetto a carenza produttiva negli USA.

Fonti.

https://www.npr.org/sections/health-shots/2020/03/12/814623335/how-coronavirus-is-affecting-the-u-s-pharmaceutical-supply?t=1584262254327