L’impatto psicologico della quarantena. La review del Lancet  

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

La pandemia in corso ha costretto il Governo italiano a imporre serie e rigide misure cautelative che invitano tutti noi a rispettare il suggerimento di restare a casa, per il bene comunei. È un sacrificio che moltissimi di noi stanno portando avanti con tenacia, seguendo anche l’esempio di chi ha adottato misure ancora più severe in Cina, in particolar modo a Wuhan (che vede diminuire sempre più i casi di contagio). Sono state intere città della Cina infatti a essere poste sotto quarantena di massa, al fine di ridurre il rischio di contagio, o in isolamento in casa o in strutture dedicate.

Ma quale potrebbe essere l’impatto psicologico di questa severa restrizione, e quali le conseguenze? A proporre una risposta è stato il King’s College di Londra, i cui ricercatori del Dipartimento di Medicina psicologica hanno intrapreso una revisione delle prove sull’impatto psicologico della quarantena per esplorare i probabili effetti sulla salute mentale e sul benessere psicologico delle persone, oltre che sui fattori che accentuano o mitigano tali effetti. Gli studi che hanno soddisfatto i criteri di questa revisione (oltre venti) hanno valutato le condizioni psicologiche dei cittadini in quarantena (sia operatori sanitari sia pazienti) a causa di diverse epidemie – tra cui Sars, Ebola e Mers – in alcune aree del pianeta (1). L’analisi, pubblicata sul Lancet, riferisce che la maggior parte degli studi esaminati ha riportato dei risultati poco incoraggianti. In particolare, si sono riscontrati effetti psicologici negativi tra cui sintomi da stress post-traumatico, confusione e rabbia. Inoltre, i fattori di stress evidenziati, oltre a frustrazione, noia e timore di essere contagiati, erano strettamente connessi anche all’inadeguatezza di servizi e informazioni, alle perdite finanziarie e infine alla stigmatizzazione. In funzione di questo i ricercatori che hanno condotto la review suggeriscono che in situazioni i cui la quarantena è ritenuta necessaria, essa dovrebbe non eccedere in termini di tempo ed essere gestita con una logica chiara, un’informazione trasparente per quanto riguarda i protocolli e che i servizi siano sufficientemente ed equamente garantiti.

“La quarantena è spesso un’esperienza spiacevole per coloro che la subiscono. La separazione dai propri cari, la perdita di libertà, l’incertezza sullo stato della malattia e la noia possono, a volte, creare effetti drammatici”, riportano i ricercatori inglesi sul Lancet. In seguito all’imposizione della quarantena in epidemie del passato recente come Sars ed Ebola, tra gli studi esaminati dai ricercatori inglesi sono stati riscontrati perfino casi di suicidio, tra le conseguenze scatenate dalla quarantena imposta (2). “I potenziali benefici della quarantena di massa obbligatoria devono essere attentamente valutati in funzione dei possibili costi psicologici. L’uso efficace della quarantena come misura di sanità pubblica ci impone di ridurre, per quanto possibile, gli effetti negativi ad essa associati”. Tali effetti negativi – ansia, irritabilità, insonnia, forte stress emotivo –sono stati riscontrati nel periodo di isolamento e a distanza di mesi o anni; in particolare negli operatori sanitari che lavoravano a stretto contatto con pazienti contagiati (per l’epidemia di Sars) si sono evidenziate conseguenze negative in termini di riduzione al minimo del contatto con i pazienti nei mesi successivi e inoltre, a distanza di tre anni dall’epidemia, abuso o dipendenza da alcol erano sintomi correlati alla quarantena.

In funzione di questi dati, i ricercatori del King’s College di Londra suggeriscono di trovare presto delle soluzioni per ridurre al minimo le conseguenze negative da isolamento forzato, soprattutto in paesi a basso e medio reddito. “Durante i maggiori focolai delle malattie infettive, la quarantena può essere una misura preventiva necessaria” affermano gli autori. Tuttavia, questa revisione suggerisce che gli effetti psicologici negativi possono permanere nel tempo, ben oltre il periodo di isolamento, e ciò “è più preoccupante e suggerisce la necessità di garantire l’adozione di misure di mitigazione efficaci nell’ambito del processo di pianificazione della quarantena”. Tra i provvedimenti da mettere in atto, gli autori suggeriscono di ridurre al minimo il tempo necessario all’isolamento senza ulteriori estensioni. “Per le persone già in quarantena, un’estensione, non importa quanto piccola, rischia di esacerbare qualsiasi senso di frustrazione o demoralizzazione. Imporre un cordone a tempo indeterminato su intere città senza un chiaro limite di tempo (come è stato visto a Wuhan, in Cina) potrebbe essere più dannoso delle procedure di quarantena rigorosamente applicate limitate al periodo di incubazione”. Inoltre, tra le misure da adottare, in primis è una chiara e trasparente informazione a tutti i cittadini – anche su cosa fare in caso di presenza di sintomi –, in modo da non alimentare paura e “garantire che le persone in quarantena abbiano una buona comprensione della malattia in questione”. Ancora, fornire servizi adeguati – “i funzionari devono garantire che le famiglie in quarantena dispongano di risorse sufficienti per i bisogni essenziali” –, cercare di ridurre al minimo la noia, che in combinazione con l’isolamento può causare angoscia. A tal proposito gli autori consigliano di incrementare la comunicazione tramite social network, disporre linee di assistenza telefonica gestite da operatori esperti e qualificati, di dare la possibilità a chiunque di accedere alla rete Internet per comunicare con i propri cari.

“Nel complesso, questa review suggerisce che l’impatto psicologico della quarantena è ampio, sostanziale e può durare a lungo”, concludono gli autori. Ciò non significa che tale misura non debba essere utilizzata, gli effetti in tal caso potrebbero essere ben peggiori. “Tuttavia, privare le persone della loro libertà per il bene pubblico è spesso controverso e deve essere gestito con cura. Se la quarantena è essenziale, i nostri risultati suggeriscono che i funzionari pubblici dovrebbero adottare ogni misura per garantire che questa esperienza sia il più tollerabile possibile per le persone. Ciò può essere ottenuto raccontando alle persone cosa sta succedendo e perché, spiegando per quanto tempo continuerà, fornendo attività significative da svolgere durante la quarantena, fornendo una comunicazione chiara, garantendo servizi di base (come cibo, acqua e forniture mediche). I funzionari sanitari incaricati dell’attuazione della quarantena dovrebbero anche ricordare che non tutti si trovano nella stessa situazione”.

 

Bibliografia

  1. Brooks SK, Webster RK, Smith LE, et al. The Psychological Impact of Quarantine and How to Reduce It: Rapid Review of the Evidence. The Lancet 2020; 395; 912-20.
  2. Barbisch D, Koenig KL, Shih FY. Is there a case for quarantine? Perspectives from SARS to Ebola. Disaster Med Public Health Prep 2015; 9: 547-53.