Come quantificare i danni da fumo passivo nei non fumatori

di Maria Rosa De Marchi 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che il miliardo di persone che fuma, in tutto il mondo, contribuisca in modo significativo ai decessi delle persone che non fumano e che sono causati da fumo passivo. Questi sono circa 880.000 all’anno. Comprendere meglio la scala del problema e l’influenza negativa del fumo passivo è necessario per aumentare la consapevolezza dei danni relativi al fumo e per aiutare a sviluppare misure per proteggere le persone che non fumano, in special modo i bambini.

Un articolo recentemente pubblicato da Jama Network Open ha esaminato il fenomeno sia su scala globale che regionale. L’obiettivo era quello di cercare di calcolare quanti fumatori possono essere correlati al decesso di un non fumatore esposto al fumo passivo.

Uno studio epidemiologico per capire gli effetti dei fumatori sui non fumatori

Nello studio pubblicato, una valutazione epidemiologia trasversale, sono stati utilizzati dati provenienti dal sito aggregatore di dati statistici Our World in Data per ottenere il numero di fumatori in ciascun Paese e il numero di morti premature a causa del fumo passivo nello stesso Paese, dal 1990 al 2016. Anche il numero medio di sigarette fumate in ciascun Paese è stato incluso nell’analisi. I dati sono stati raccolti per le regioni di Nord America, America Latina e Caraibi, Europa e Asia Centrale, Medio Oriente e Nord Africa, Africa sub-Sahariana, Sud-Est asiatico e Pacifico, dal 1990 al 2016. L’analisi statistica è stata effettuata a luglio 2019.

Gli outcome principali dello studio

L’obiettivo è stato calcolare l’indice pacchetti-anno, calcolato come il numero di pacchetti fumati in un anno associato con la morte di una persona che non fuma ma che è stata esposta a fumo passivo. Oltre a questo, è stato calcolato l’indice “fumo passivo”, calcolato come il numero di persone che fuma complessivamente per 24 anni (la durata media dell’abitudine del fumo) associato con la morte di un non fumatore.

Dai risultati è emerso che a livello globale l’indice “fumo passivo” si è positivamente modificato nel corso del tempo, passando da 31,3 nel 1990 a 52,3 nel 2016. In pratica, nel 2016, 52,3 fumatori erano associati con la morte di un non fumatore. A livello regionale, considerando i dati del 2016, la situazione è molto diversa a seconda della zona considerata: si passa dal 42,6 per la regione del Medio Oriente e Nord Africa a 85,7 per il Nord America.

Globalmente è cambiato, in senso positivo, anche l’indice pacchetti-anno. È passato da 751,9 pacchetti-anno associati con una morte nel 1990 a 1.255,9 pacchetti-anno nel 2016.

Lo studio conclude che c’è ancora molta strada da fare. Gli autori si augurano che i risultati dello studio potranno essere di supporto per gli organismi decisori di alcune regioni del mondo per supportarli nell’implementare misure per proteggere meglio la salute dei cittadini.

Lotta al fumo: ancora molto da fare

C’è ancora molto da fare per la lotta al fumo, a livello globale. In Italia, nonostante il numero di fumatori sia in costante calo (-26% negli ultimi 26 anni), l’abitudine al fumo riguarda ancora un cittadino su 4. L’abitudine al fumo rappresenta ancora oggi una delle maggiori cause di morte e di malattia a livello globale, con più di otto milioni di decessi ogni anno secondo le stime dell’OMS. Ne avevamo già parlato in questo articolo.