Le app sono un valido aiuto per seguire le terapie antitumorali orali?

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

“Negli ultimi anni, è aumentato il numero di terapie antitumorali orali, per i quali l’aderenza ottimale rappresenta un problema non trascurabile. In teoria, non in alternativa ma in aggiunta all’educazione specifica fatta dagli operatori sanitari ai pazienti e ai loro caregiver, gli strumenti tecnologici come le app sui telefoni cellulari possono contribuire a migliorare l’aderenza dei pazienti al trattamento”, scrive Massimo Di Maio, segretario nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica e direttore del Dipartimento di Oncologia dell’Ospedale Mauriziano di Torino, in editoriale pubblicato su Recenti Progressi in Medicina (1).

Nell’editoriale, Di Maio concentra l’attenzione sulla recente pubblicazione Journal of National Comprehensive Cancer Network (2) di uno studio randomizzato che ha arruolato 181 pazienti con diversi tipi di tumore in terapia antitumorale orale. Lo studio, scrive, è stato “disegnato e condotto proprio per valutare l’efficacia dell’impiego di una app disegnata per i telefoni cellulari, nei pazienti che assumono terapie antitumorali orali, in termini di aderenza al trattamento, nonché in termini di miglioramento e della qualità di vita”. I pazienti assegnati al braccio sperimentale ricevevano istruzioni per utilizzare un’app sullo smartphone, la quale includeva un piano terapeutico con reminder collegati, un modulo per la segnalazione di eventuali sintomi e istruzioni specifiche da seguire. I pazienti assegnati al braccio di controllo venivano invece trattati secondo la normale pratica clinica. Tra gli outcome primari dell’analisi vi erano l’aderenza (misurata tramite appositi flaconi dotati di un dispositivo di registrazione in apertura), la descrizione dei sintomi (misurati mediante l’MD Anderson Symptom Inventory) e la valutazione della qualità della vita (misurata mediante il questionario Functional Assessment of Cancer Therapy-General). “In aggiunta ai suddetti obiettivi primari, i pazienti completavano un’autovalutazione dell’aderenza al trattamento, nonché una valutazione di ansia e depressione, supporto sociale, qualità dell’assistenza e utilizzo dei servizi sanitari”, spiega l’oncologo torinese. Nell’arco di due anni non si sono evidenziate differenze significative di aderenza media nei due gruppi di pazienti (81,50% nel braccio sperimentale versus 79,16% nel braccio di controllo). Un notevole miglioramento è stato riscontrato nei sottogruppi di pazienti con problemi di aderenza alla terapia momento dell’arruolamento o con problemi di ansia. In entrambi i casi, infatti, è stato evidenziato come l’uso di app abbia migliorato sostanzialmente l’aderenza alla terapia, con una differenza in una percentuale rispettivamente del 22,30% e del 16,08%, rispetto al gruppo di controllo. Nei pazienti che non presentavano alcun tipo di problema legato all’aderenza o in quelli con bassi livelli di ansia, al contrario non sono state trovate delle differenze.

In conclusioni lo studio del Journal of National Comprehensive Cancer Network è formalmente negativo: le app degli smartphone non hanno dimostrato un miglioramento né in termini di aderenza alla terapia né di qualità di vita e andamento dei sintomi. “Perché abbiamo scelto di segnalare e commentare questo studio, anche se negativo? Non tanto per le analisi di sottogruppo positive sopra descritte, perché come tutte le analisi di questo tipo potrebbero essere un risultato falso positivo, e vanno interpretate con cautela”, scrive Di Maio commentando che “lo studio è comunque importante, anche se negativo, perché ci ricorda la necessaria attenzione a un problema a volte sottovalutato, come l’adeguata aderenza al trattamento orale. Quando condotti correttamente, gli studi di descrizione dell’aderenza terapeutica dimostrano che questa, per vari motivi tra cui la tollerabilità subottimale dei trattamenti, è spesso tutt’altro che ideale. Negli ultimi anni, è emerso chiaramente come le peculiarità dei trattamenti orali impongano, rispetto ai classici trattamenti infusionali citotossici, una rielaborazione della modalità di gestione del trattamento, non solo in termini di organizzazione dell’ambulatorio (eventualmente affiancando alla figura del medico la figura dell’infermiere nonché la figura del farmacista), ma anche in termini di strumenti di descrizione (e possibilmente miglioramento) dell’aderenza. In quest’ottica, diari, questionari, non solo cartacei ma elettronici, possono essere un valido aiuto per il paziente e per i caregiver. Lo studio non dimostra un impatto significativo sul miglioramento dell’aderenza, ma sicuramente strumenti di questo tipo aiutano il medico ad avere una descrizione più accurata dell’effettiva assunzione del farmaco”.

 

Bibliografia

  1. Di Maio M. Un’app sul telefono può aiutare a migliorare l’assunzione dei farmaci antitumorali orali? Recenti Prog Med 2020; 111: 125-126
  2. Greer JA, Jacobs JM, Pensak N, et al. Randomized trial of a smartphone mobile app to improve symptoms and adherence to oral therapy for cancer. J Natl Compr Canc Netw 2020; 18: 133-41.