DUE IMPORTANTI NOVITÀ DAL MINISTERO DELLA SALUTE

La politica è anche il regno e, in qualche modo, una ribalta teatrale della contraddizione, dei vizi e delle virtù di una comunità. Nella commedia della vita quasi tutti gli Stati, ad esempio, vendono alcol e tabacco per fare cassa ma una parte dei soldi rastrellati la devono poi spendere per curare i cittadini che si ammalano per aver fumato e bevuto alcolici… I modi della politica per far cassa si sono da sempre adeguati ai modi e ai tempi con cui le debolezze umane si manifestano in determinato periodo storico: nella Roma papale, oltre che sull’alcol e al tabacco, lo Stato speculava sul sesso. Con un atteggiamento pragmatico-cinico che spesso contraddistingue il potere, la prostituzione femminile era infatti condannata ma tollerata, regolamentata e sfruttata: della prostituzione maschile (che pur esisteva e che sempre è esistita) non si poteva invece nemmeno parlare, nello Stato della Chiesa come in qualsiasi altro Stato dell’epoca.

Tra le varie vecchie dipendenze soggette a “tassazione indiretta” (in cui tutti pagano la stessa percentuale indipendentemente dal reddito individuale) una si è candidata ad occupare il proscenio mediatico: il gioco d’azzardo. Come tutte le altre dipendenze, anche il gioco è una malattia in quanto è capace di “corrompere” la corteccia cerebrale sino a piegarla a svolgere una sola preminente funzione: soddisfare l’esigenza di giocare il poco o molto denaro a disposizione nella speranza di vincerne una quantità maggiore che permetta di cambiare finalmente vita… non di diventare ricchi come si potrebbe credere. Da un punto di vista pragmatico-politico è certamente meno riprovevole e mostruoso sfruttare la dipendenza del gioco che promuovere il “diritto alla vita” per utilizzarlo nelle guerre di trincea…

Il gioco d’azzardo può però diventare facilmente un bisogno psicologico insopprimibile al quale non si riesce a sfuggire senza aiuto: medico, psicologico, culturale e sociale. Insomma è un’altra delle molte abitudini che un moralismo popolare identifica come “vizio” e che invece è una patologia psichiatrica spesso di gravità distruttiva. Merito di questo Ministro e di questo Ministero aver guardato in faccia una realtà tragica e sfuggente e averla chiamata con un nome scientifico che la identifica come malattia: ludopatia. Di questo passaggio politico, necessario per trovare in modo organico validi rimedi medici, psicologici, sociali, culturali (e si spera anche politici che vadano nel senso della prevenzione e non soltanto del trattamento) parla un interessante articolo messo in Rete da “Quotidianosanità.it” (vedi).

Tale decisione è una delle molte altre significative e coraggiose che questo Ministero del Governo Monti ha preso in tre mesi di vita: ricordiamo l’appoggio ai familiari dei casalesi morti per l’amianto (scarica il nostro articolo > vedi)  o la consegna ideale della penna alle Regioni per la scrittura del nuovo “Patto della Salute”… (vedi)  Ora una nuova iniziativa destinata, nelle intenzioni, ad aumentare la possibilità di controllo democratico sull’operato del ministro Renato Balduzzi: la pubblicazione in Internet del rapporto trimestrale sull’attività del Ministero (vedi).

Ma intanto le esigenze di cassa continuano a dettare legge nel Consiglio dei Ministri e, seguendo alla lettera il principio evangelico che vuole “non sappia la mano destra quella che fa la sinistra”, la ludopatia viene da un lato promossa ufficialmente a patologia e dall’altro alimentata attraverso la pubblicità, con il benestare dello Stato… Un’analisi puntuale di questa schizofrenia istituzionale è stata fatta dalla Repubblica ieri (10 marzo 2011) in edicola con un articolo di Francesco Merlo che partiva dalla prima pagina (vedi).

Nicola Ferraro