Non palpiamoci i testicoli

Definitivamente tramontata, perché inutile e anche dannosa, l’idea che gli uomini debbano autopalparsi i testicoli per la diagnosi precoce dei tumori. Oggi si sa che la possibilità di scoprire qualcosa di significativo nel corso di questi esami di routine è estremamente bassa, tanto che almeno 50.000 uomini dovrebbero esaminarsi per 10 anni, per poter arrivare a prevenire una morte per questa patologia. Non può avere un senso. Nello stesso tempo, però, dal momento che nel testicolo sono invece frequenti formazioni assolutamente benigne, come varicoceli e cisti epididimali, è molto elevato il rischio che si finisca per allarmarsi e per effettuare approfondimenti diagnostici di cui non c’è nessun bisogno. Ancora una volta, dunque, in Medicina meno è di più. Lo chiarisce il dottor Keith Hopcroft, un medico di medicina generale inglese, scrivendo sul BMJ

La Medicina, nonostante quasi ormai venti anni di Evidence Based Medicine, è infarcita di pratiche che non hanno alcuna prova di efficacia, che sembrano avere un qualche razionale alle spalle, o che sono sostenute da idee mai verificate. Non so se potrà mai esistere una Medicina totalmente razionale, probabilmente no. Intanto gli esseri umani sono molto meno razionali di quanto generalmente si pensi, e poi in Medicina è troppo forte il peso della tradizione, troppo elevata la richiesta da parte dei pazienti di ricevere risposte sempre e comunque, anche quando le frecce all’arco del medico sono palesemente spuntate. La Medicina risponde al bisogno delle persone che qualcuno si prenda cura di loro. E comunque la razionalità è difficilissima da mantenere quando si ha a che fare con le paure legate alla fragilità della condizione di salute. O si è troppo spavaldi o si è troppo timorosi.

Una caratteristica degli esseri umani è quella di essere costantemente bombardati da pensieri autogenerati spesso sgradevoli, che provocano varie forme di ansia, tra cui anche quella ipocondriaca. Questi pensieri sono prodotti da un’area cerebrale indicata dalla sigla DMN, che sta per Default Mode Network, che sembra poter essere modulata attraverso alcune pratiche di meditazione. Il DNM è un motore interno automatico di pensieri che genera quel continuo emergere nella mente di idee, ricordi, immagini, timori, che caratterizza il nostro Io.

Il DNM ci tiene all’erta, sul chi va là. Ci porta a esaminare continuamente passato e futuro, così facciamo fatica a concentrarci sul presente. Pare che sia stato un nostro grande vantaggio evoluzionistico, perché ci ha consentito di anticipare i possibili pericoli che avrebbero potuto essere dietro l’angolo, di immaginare i rischi futuri e di prendere gli adeguati provvedimenti. Certamente possedere il DMN ci ha dato un vantaggio, ma credo che ad esso sia da imputare molta dell’infelicità umana. In Medicina è verosimilmente alla base dello sviluppo dei programmi di prevenzione e di screening, ma anche della nostra necessità di essere costantemente rassicurati, del voler credere che esistano rimedi anche quando palesemente non esistono.

Tratto da http://www.scire-ausl.bo.it/

Il Blog Scire, dell’«Informazione scientifica applicata» dell’Azienda Usl di Bologna – Area Governo Clinico – è dedicato ad argomenti di letteratura medico-scientifica collegati all’Evidence Based Medicine (EBM) e alla umanizzazione in Medicina.E’ curato da Danilo di Diodoro