SCRIVERE A MANO NON DEVE PASSARE DI MODA

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Il 15 maggio scorso presso l’auditorium Biblioteca Nazionale di Torino si è tenuto un  convegno dal titolo “La disgrafia: prevenzione e rieducazione”, organizzato dall’Associazione culturale “Il dono di Theuth” e dall’osservatorio della scrittura. Clicca qui

La disgrafia da anni è classificata ufficialmente come uno dei 4 DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) insieme alla dislessia, alla disortografia e alla discalculia; questo disturbo però è rimasto un po’ ai margini, a volte confuso o sovrapposto ad altri, e soprattutto liquidato velocemente nelle certificazioni, dove troppo facilmente si dispensa il bambino dall’uso della scrittura manuale concedendogli di sostituirla con la scrittura al computer.
La ricaduta complessiva, invece, di una corretta comunicazione scritta manuale sul rendimento scolastico è sempre positiva, e spesso si riscontrano dei notevoli miglioramenti anche sul piano dell’autostima e della fiducia nelle proprie possibilità.

«Scrivere a mano non è solo un capriccio di docenti affezionati alla vecchie abitudini – spiega Barbara Manera, grafologa e promotrice dell´iniziativa – Si tratta di una ‘motricità fine´, una capacità tipica del genere umano che una volta persa è persa per sempre, e che innesca processi cognitivi difficili da stimolare altrimenti». Tastiere e touch screen, dunque, non sono la soluzione. Come ogni altro tipo di apprendimento, per esempio il linguaggio o la lettura, anche quello della scrittura avviene sulla base di automatismi che possono essere corretti e portati ad un giusto funzionamento.

Una della relazioni del Convegno, affidata alla grafologa e psicologa della scrittura Antonella Roggero ha posto infatti l’accento su come la scrittura a mano, insieme con una corretta impugnatura, siano determinanti per lo sviluppo psico-fisico del bambino. 
In questa occasione è stato anche presentato
un tablet con un programma informatico che registra pressione, velocità e accelerazione della propria scrittura. Si tratta di un’invenzione nata da anni di studi e ricerca del Prof. Christian Marquard, neuroscienziato dell’Università di Monaco di Baviera specialista in questo campo.

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