ECCO COME I RAGGI UV DANNEGGIANO LA CUTE

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Che l’esposizione prolungata al Sole provochi eritemi e scottature è un dato banale che accompagna l’evoluzione dell’uomo da millenni. Mettere questa esposizione in relazione alla comparsa di tumori cutanei è un dato epidemiologico relativamente recente che però non aveva ancora una base scientifica di attendibilità: un’evidenza, come si dice mutuando il termine dall’inglese (evidence based).  La “pistola fumante” è un’interferenza di tipo biochimico  nell’equilibrio degli Rna dall’interno delle cellule della pelle.
In parole molto semplici, la quota di energia portata dai raggi UV induce un danneggiamento chimico-fisico della catena nucleotidica di alcune molecole di Rna non impegnate nella produzione di proteine. Tali molecole, chiamate “snRna” sono coinvolte però nella regolazione della risposta immunitaria. E’ probabile quindi che il danno nucleare che induce la trasformazione in senso oncologico di una cellula della cute sia mediato: la carica energetica dei raggi UV non sarebbe in grado  infatti di indurre da sola mutazioni del Dna ma il danno agli “snRna” impedirebbe al sistema immunitario di individuare le cellule in cui il nucleo ha subito per un’infinità di motivi una mutazione “pericolosa” e di eliminarle.
Questo meccanismo spiegherebbe anche il possibile effetto catalizzatore verso la malignità che i raggi solari svolgono sulle lesioni cutanee precancerose.

La scoperta dovrebbe indurre gli organi di governo della sanità al varo di provvedimenti ben più pesanti e articolati di quanto avviene attualmente per la prevenzione (possibilissima) del melanoma e degli altri più temibili tumori cutanei. Tutto dovrebbe iniziare con un’attività di divulgazione sui rischi sempre più reali e documentati dell’esposizione ai raggi UV, cercando di modificare pericolose abitudini, mode e manie. Analogamente a quanto si tenta di fare nell’ambito della lotta al tabagismo. Vedi l’articolo di “Galileo” che proponiamo in lettura integrale.

Nicola Ferraro

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