L’OBESITÀ COME DISABILITÀ: UNA QUESTIONE ANCORA APERTA?

dedalo evidenza

L’OMS riconosce nell’obesità un problema di salute pubblica e una patologia in forte crescita. L’obesità oltre ad essere una malattia ad alto impatto di mortalità sta diventando anche una tipizzazione delle fasce d’età tra l’infanzia e l’adolescenza; per tale ragione infatti oggi questa patologia sociale viene definita come una vera e propria “epidemia globale”. Secondo il Ministero della Salute inoltre l’obesità è causa di disuguaglianze sociali e condiziona negativamente l’opportunità di migliorare lo status socio-economico di un sistema sociale e del singolo individuo. Nel caso degli adolescenti questo crea un disagio di tipo relazionale, sociale e fisico, che afferisce pienamente alla condizione della disabilità.

La letteratura è ricca di soggetti obesi che vengono ridicolizzati dagli insegnanti e dalla gente comune; sono spesso trascurati dai medici e sono a grave disagio negli ambienti pubblici quali supermarket, ristoranti o negozi. Nei giornali o in genere nei media, sono del tutto comuni gli scherzi sui soggetti obesi e le descrizioni denigratorie nei loro riguardi. I soggetti in eccesso di peso denunciano di ricevere peggiori voti a scuola, di essere denigrati nel lavoro, di essere penalizzati nelle promozioni, di avere minori opportunità di adottare bambini ed altre cose ancora. Sembra quindi di poter affermare che esiste un forte e consistente quadro di discriminazione nei riguardi dell’obesità.

Il capitolo dei pregiudizi, delle negligenze e delle discriminazioni nei riguardi dei soggetti obesi è molto più grande di quanto si pensi, ma è ancora del tutto sottovalutato. Il problema è noto da tempo, ma solo di recente inizia ad avere visibilità e ad essere portato all’attenzione della comunità scientifica. (Società Italiana dell’Obesità (SIO – Regione Veneto: Clicca qui)

Il Comitato Italiano per i diritti delle persone obese (CIDO) ha inoltre chiarito in modo inequivocabile che l’obesità è diventata oggi la più grave forma di discriminazione sociale in ambito lavorativo, sociale, affettivo e purtroppo sempre più spesso anche in ambito sanitario per la difficoltà di accesso a molti strumenti di accertamento clinico. Si è creato quindi uno stigma sociale che coinvolge in misura diversa uomini e donne, adulti e ragazzi, persone sane e persone malate.

Uno studio condotto da ricercatori inglesi e australiani pubblicato sull’International Journal of Obesity (O’Brien, K., et al. “Obesity discrimination: the role of physical appearance, personal ideology, and anti-fat prejudice,” International Journal of Obesity, 2012. doi:10.1038/ijo.2012.52 Clicca qui) mostra che le donne obese non hanno molte probabilità di ottenere un lavoro quando si trovano di fronte candidate non sovrappeso e che in ogni caso sono anche pagate meno rispetto alle loro colleghe magre. Un altro studio italiano, condotto dall’Università degli studi di Milano (medicina del lavoro) ha valutato la disabilità percepita da lavoratori obesi ed ha concluso che c’è un’associazione stretta tra obesità e un maggior assenteismo, una ridotta produttività con rischio di demansionamento e un incrementato rischio di incidenti sul lavoro. (Clicca qui).

Un altro ambiente nel quale il pregiudizio e la discriminazione sono molto forti è quello scolastico. Esistono numerosi aneddoti sul trattamento che i bambini o gli adolescenti obesi ricevono da parte dei loro compagni, fino al punto di un suicidio legato alla derisione cui era soggetto il ragazzo. Queste anedottiche rappresentano situazioni estreme, ma i rilievi anche di carattere sperimentale dimostrano che i bambini obesi sono evitati o derisi dai loro compagni di scuola. Molti ragazzi sostengono che se fossero magri sarebbero maggiormente considerati, non avrebbero derisioni ed umiliazioni e che avrebbero maggiori amici. E questo atteggiamento di bassa autostima comporta anche una considerazione di essere discriminati socialmente e di avere elevati gradi di svantaggi nell’ambito dello svolgimento dell’attività sportiva (Clicca qui). L’obesità come disabilità discriminata socialmente si estremizza nel contesto scolastico dove le differenze di genere, età, condizione sociale sono ovviamente più marcate per il processo di costruzione dell’identità e dei sistemi di valori di riferimento.

Nel 2010 viene proposto un disegno di legge disegno di legge che riconosca l’obesità grave come oggettiva condizione di handicap, che affligge l’11% degli italiani. Una legge che riconosca l’obesità come disabilità non esiste ancora a livello europeo e permetterebbe di affrontare tutti i problemi nei quali incorrono i gravi obesi. In ospedale i lettini reggono in media fino a 150 kg, e spesso i trasporti pubblici sono assolutamente inadeguati a far viaggiare le persone che soffrono di obesità. Si tratta quindi di una condizione disabilitante, che non permette di svolgere le quotidiane attività in maniera “normale”, e che quindi va tutelata come tutte le altre disabilità. (Clicca qui)

Sul sito dell’associazione Amici Obesi (Clicca qui) è inoltre possibile leggere e scaricare un intero testo sul “peso irragionevole” che raccoglie storie, racconti e testimonianze di pazienti obesi.

 

 

Condividi, Stampa ed Invia ad un Amico
  • Facebook
  • Twitter
  • Google Bookmarks
  • Add to favorites
  • PDF