MA GLI HANDICAPPATI NON HANNO SESSO?

opinioni

Potrebbe essere l’ingenua domanda di un mio nipotino, se mai ne avessi uno, alle sue prime esperienze con la realtà, guardando la lunga sequenza delle toilette di un autogrill su una nostra qualunque autostrada.

Ma dopo aver dato il solito strattone educativo all’ipotetico curioso e un po’ pruriginoso bambinello, rimbrottandolo: “Che cosa dici ? Non sta bene parlare di queste cose…” , l’ Io Medico del nonno, si potrebbe anche mettere a riflettere su un argomento che tanto argomento di riflessione non è o non è più.

La toilette è un archetipo mentale, monolitico e indiscutibile ormai diviso in “Signori”, “Signore” e da un tempo più recente “Disabili”.

Proviamo a  esaminare la situazione al presente.

I “Signori” possono assolvere alle loro funzioni o in piedi, in una squallida fila di orinatoi a muro, in pubblico con scarsissima privacy, ma che fa tanto buoni compagni di caserma o in comodi appartati box ( per la verità meno maschi, ma senz’altro più igienici e indispensabili per parte delle funzioni). Le Signore invece solo, come è ovvio, in appartati box del tutto simili a quelli dell’altro genere, ma spesso piastrellati con toni più femminili. Il disabile può assolvere invece a tutto quello che vuole in comoda stanza adatta ad ogni funzione e naturalmente valida per ogni genere.

Allora l’osservazione dell’impertinente frugoletto diviene più profonda e più vicina alla realtà di quanto sembri.

Perché, si domanda ora anche il nonno, i Disabili possono usufruire della toilette a prescindere dal genere e i “Normali”, no?

Il motivo  può essere legato alla conformazione dello spazio igienico in cui può entrare un fruitore per  volta, ma questo potrebbe essere facilmente adottato anche  per i “Normali”.

E allora?

Il motivo si insinua con la sua possibile motivazione ipocrita e vigliacca nella mente del nonno: lo stesso motivo che aveva colpito la fantasia del suo piccolino.

Il  sesso! Inteso come attività sessuale incontrollata.

“E se essere così vicini stimolasse maschi e femmine a idee impure?”

Deve aver pensato il primo divisore di ambienti igienici, probabilmente nella notte dei tempi, quando anche in Occidente le donne si velavano per pudicizia  e mai e poi mai avrebbero mostrato in pubblico l’eburnea pelle di una caviglia.

Ma dopo di allora la psiche umana non si è più evoluta?

Possibile che femmine e maschi si sentano stimolati sessualmente dalle funzioni corporali dell’altro genere?

Il nonno non può crederlo: a lui personalmente quella situazione non fa né caldo, né freddo.

Ma, si sa, lui è un medico e la frequentazione con il corpo umano spegne infantili e sciocche curiosità sessuali.

Ma gli altri?

Come succede per molte altre basi organizzative della società, consolidate da lunga tradizione, la gente le accetta passivamente e non le sottopone più a revisione critica: con massima soddisfazione, nel nostro caso, dei produttori di “sanitari da bagno”.

Forse, pensa il vecchio medico abituato a valutare asetticamente opzioni che riguardano la salute pubblica, è giunto il momento di non pensare alle toilette come surrogati di potenziali alcove, ma come luoghi igienici e funzionali,  che possono servire ai due generi, finalmente liberi da infantili preoccupazioni o curiosità, come liberi da pregiudizi appaiono e, per di più con la benedizione sociale, i “diversamente abili”.

Allora il nonno stimolato ad infrangere tabù atavici sull’argomento, dopo aver detto al piccolino di attenderlo “Buono, Buono”, prova ad esplorare  l’universo “del diverso” e si inoltra nella toilette per la disabilità.

Con sua sorpresa e sollievo si accorge che può usufruire di tutto con semplicità e comodità, perché, straordinaria esperienza, dove può un “diverso”, può un “normale” e solo la ghettizzazione strisciante fa di quel luogo appartato uno specifico strumento per chi va tenuto, comunque e sempre, in disparte dai noi sani, abili e svelti, anche se sessualmente immaturi.

Così il nonno dottore pensa che il suo nipotino ha visto dove altri non vedono e che forse smantellare le infinite toilette bisex e trasformarle in toilette dalle caratteristiche funzionali comuni a tutti i cittadini, a prescindere dal genere e dalla patologia, potrebbe essere un buon passo sociale in avanti sulla strada dell’uguaglianza fra i generi e con i nostri simili/”diversi”, ritenuti ancora dalla pubblica opinione asessuati.

“Vieni, Matteo, ti compro quel gelatone panna e cioccolato… Lo so che è quasi mezzogiorno, ma alla mamma non glielo diciamo…”

Mario Nejrotti

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