LOTTA AL TABAGISMO: DOPO IL TERRORE (INUTILE) SI SPERIMENTA IL DANNO D’IMMAGINE PER I PRODUTTORI

Se si trattasse di un match di pugilato si potrebbe dire che l’Australia ha sferrato al tabagismo un gancio e un diretto. Dopo aver fatto togliere, una decina di giorni fa, dalle scatole delle sigarette colori e loghi (vedi) ora è arrivato il divieto di fumo per generazioni di popolazione. Si inizia coi nati dal 2000 in avanti e poi si vedrà (vedi).
Finisce (forse) nell’Occidente agli antipodi della Terra l’era del terrorismo scatenato con messaggi hard che nessun fumatore ha mai guardato (quando si trattava di immagini esplicite) o letto, quando si trattava dell’elenco delle malattie causate dal fumo di sigaretta. Ora si taglia la testa al toro. Non si sa quanto pesi la consapevolezza che il tabagismo sia una dipendenza difficile da curare ma s’imbocca saldamente la strada della prevenzione, mai provata prima in questi termini di proibizionismo. Funzionerà? Il “laboratorio Australia”ci darà la risposta.
Anche nel nostro Paese si sta per imboccare la strada della prevenzione nella lotta al tabagismo: una legge, probabilmente varata a settembre proibirà la vendita di tabacco ai minori (vedi). Sui pacchetti si scriverà anche l’elenco delle sostante tossiche, cancerogene e in ogni caso patogene, sprigionate dalla combustione delle bionde.
Servirà? Il più piccolo “laboratorio Italia” ci dirà quante multe saranno state fatte, se la percentuale di adolescenti con la sigaretta in mano sarà scesa e di quanto: oggi uno su quattro giovani fuma, bruciandosi senza sensi di colpa il futuro.

Nicola Ferraro