NEMO PROFETA IN PATRIA

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Team salute, riprendendo una notizia di DoctorNews del 30 novembre, tratta dal BMJ, 2012; 345:e7156, riferisce di una ricerca svolta in Australia che dimostra come l’attività organizzata di diagnosi e cura dell’ipertensione in medicina generale porti a risultati notevoli in termini di compenso dell’ipertensione e di numero di soggetti controllati.

In Australia si investe su questo tipo di osservazioni che permettono di organizzare la prevenzione e la cura delle malattie croniche.

In Italia dalla fine degli anni novanta esistono numerose esperienze osservazionali sul campo che hanno ampiamente dimostrato la stessa cosa.

Chi deve decidere e organizzare, però, si perde ancora in oziose discussioni su se e come organizzare meglio le cure primarie per migliorare e riorganizzare il sistema sanitario nazionale o se sia meglio puntare su centri ospedalieri di eccellenza, come isole nel deserto. Non si vuole comprendere che queste due realtà sono assolutamente complementari e la soluzione sta nel bilanciare gli investimenti in vista di obiettivi ben chiari.

Per quanto riguarda l’ educazione sanitaria per la promozione della salute, la prevenzione, la diagnosi precoce delle malattie e la cura delle malattie croniche, il campo di intervento non può essere che quello delle Cure Primarie. Per le più gravi patologie che sono sfuggite al filtro delle Cure Primarie o per quelle che necessitano di un elevato grado di tecnologia, che sono numericamente molto inferiori, sono certamente necessari centri ad elevata specializzazione.

Solo potenziando e riorganizzando la medicina di base in forme associate mono e pluriprofessionali si potrà far fronte alle crescenti esigenze di sicurezza e presa in carico dei problemi che la popolazione chiede ad un sistema pubblico che deve esistere come tale.

In questo modo si potranno ridurre in un programma a lungo termine la percentuale di complicazioni e le patologie gravi, in un’ottica di maggiore equità nell’accesso alle cure per tutti i cittadini italiani. Ed infine si raggiungerà un miglioramento della salute globale di popolazione a costi sopportabili per il sistema.

Di seguito la notizia.

In un setting di medicina primaria, un’assistenza strutturata in modo intensivo determina maggiori percentuali di successo nel controllo pressorio, con diminuzione del rischio assoluto di eventi cardiovascolari globali e un maggior numero di assistiti a target. È l’esito di un trial randomizzato multicentrico controllato condotto tra il 2009 e il 2011 in 119 ambulatori di medicina generale distribuiti sul territorio australiano, dove sono stati selezionati 2.185 pazienti per un trattamento antipertensivo secondo le linee guida nazionali. Di questi, durante un periodo di 28 giorni di run-in in monoterapia, il 19% ha raggiunto il valore pressorio target. Dei partecipanti non a target (150-80 mmHg) 1.562 sono stati randomizzati (in rapporto 1:2) all’assistenza standard (n=524) o all’intervento intensivo (n=1.038). Quest’ultimo prevedeva l’effettuazione di un profilo clinico e il calcolo del valore bersaglio assistiti da algoritmi informatici e una titolazione a gradini dei farmaci (monoterapia iniziale con sartano oppure due tipi di terapia combinata con sartani). A un’analisi intention-to-treat è emersa una differenza assoluta dell’8,8% tra i valori pressori individuali a target raggiunti alla 26ma settimana (outcome primario) in favore del gruppo intervento rispetto allo standard (36,2% vs 27,4%), con un rischio relativo (Rr) corretto di 1,28. In particolare, si è registrata una differenza assoluta del 9,5% nel raggiungimento del classico livello pressorio target ≤140/90 (63,5% vs 54%). Il gruppo con cure intensive ha ottenuto una riduzione media corretta di pressione arteriosa sistolica e diastolica rispettivamente di 13,2 e 7,7 mmHg a confronto dei valori di 10,1 e 5,5 mmHg dell’assistenza standard. Il rischio cardiovascolare assoluto a 5 anni, valutato al basale e alla 26ma settimana in 1.141 arruolati, ha visto una riduzione di punteggio maggiore nel gruppo intervento (da 14,7% a 10,9%: -3,7%) rispetto ai controlli (da 14,7% a 10,9%: -2,6%).

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